La fama di Anthony Bourdain nel tempo è solo aumentata

8 anni dopo la sua morte lo chef statunitense è diventato uno degli spiriti guida di Internet, anche tra chi non lo conosceva in vita

L’attore Dominic Sessa in una scena in cui ha un occhio nero
L’attore Dominic Sessa nel ruolo di Anthony Bourdain in una scena del film del 2026 Tony (Seacia Pavao/A24/courtesy Everett Collection)
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Giovedì è uscito al cinema Tony, l’atteso film biografico sullo chef e divulgatore statunitense Anthony Bourdain, morto suicida a 61 anni nel 2018 e diventato da allora uno dei personaggi più noti e celebrati di Internet. Perché alla fama che aveva ottenuto da vivo con i suoi libri, articoli e programmi televisivi si è aggiunta nel tempo l’ammirazione di nuove generazioni che lo hanno conosciuto dopo la sua morte attraverso foto, aforismi, meme e altri contenuti diffusi sui social, dove le cose che lui aveva detto e fatto continuano a circolare tantissimo.

Come altri biopic recenti di grande successo, il film non racconta tutta la vita di Bourdain ma solo un momento specifico: l’inizio della sua carriera. Lo ha diretto Matt Johnson, già regista di BlackBerry nel 2023, e il protagonista è interpretato dal ventitreenne Dominic Sessa, che si era fatto notare in un altro film del 2023, The Holdovers, con Paul Giamatti, in cui faceva la parte di un giovane studente.

Anche Tony è una storia di formazione, come si dice di quelle in cui il protagonista è giovane e impara cose. È ambientato nel 1975 a Provincetown, in Massachusetts, dove Bourdain è un diciannovenne che trova lavoro come lavapiatti in un ristorante di pesce, il Flagship. Cresciuto in New Jersey, è finito a Provincetown perché l’università che frequenta non gli ha dato la borsa di studio a cui aspirava per scrivere un romanzo, e lui ha deciso di seguire una ragazza per cui si è preso una cotta, Nancy, ma non ha un soldo.

Al ristorante, dove per tutti è Tony, Bourdain conosce ed entra in confidenza con i cuochi e lo chef, e condivide con loro esperienze, pratiche e consigli che saranno poi molto influenti sulla sua futura carriera da chef e da scrittore. Carriera di cui il film non dice niente, perché finisce molto prima, alla fine di quell’esperienza al Flagship. E si apre con una citazione dal primo e più famoso e apprezzato libro di Bourdain, da cui il film è tratto: Kitchen Confidential, uscito nel 2000.

Se devo essere sincero, non ero che un infelice, viziato, narcisistico, tendenzialmente suicida e sconsiderato giovane tanghero, a cui sarebbe servito qualche bel calcio nel sedere.

Con quel libro Bourdain, che già scriveva su giornali e riviste autorevoli, diventò famoso fuori dal giro di esperti di cucina, in un momento in cui i ristoranti erano sì un argomento di libri e programmi di successo, ma in un racconto ancora perlopiù edulcorato e artificioso. Lui fu tra i primi a descrivere gli aspetti più spietati delle cucine, le rigide gerarchie interne, l’ansia da prestazione, e i problemi di dipendenze di molti chef, cuochi e giù di lì. «La maggior parte di noi che vive e opera nel sottobosco culinario è, in un certo senso, fondamentalmente disfunzionale», scrisse sul New Yorker, in uno degli articoli della rivista più apprezzati di sempre.

Anthony Bourdain davanti a una birra in un ristorante

Anthony Bourdain al ristorante Tintol a Times Square, a New York, il 12 aprile 2006 (James Keivom/NY Daily News Archive/Getty Images)

Oltre che chef e scrittore, Bourdain è stato uno dei più ammirati e famosi divulgatori di cucina di sempre. Nei suoi programmi televisivi visitava i paesi del mondo per raccontare la cucina locale: le pietanze più strane e meno convenzionali, ma anche le abitudini delle persone e i contesti culturali e sociali più ampi. Lo faceva con uno stile molto personale, irriverente e provocatorio, ma anche serio e scrupoloso, senza paternalismi e senza usare stereotipi. Alcuni suoi documentari contribuirono a smontarli, anzi.

Era nato nel 1956 a New York, e aveva cominciato a lavorare come cuoco negli anni Settanta, dopo avere lasciato l’università, e poi in diversi prestigiosi ristoranti newyorkesi, prima di diventare executive chef della Brasserie Les Halles di Manhattan nel 1998. In Italia era conosciuto anche per una sua relazione con l’attrice Asia Argento, a cui era legato da circa due anni quando morì nel 2018 a Strasburgo, in Francia, dove si trovava per registrare una puntata del suo programma Parts Unknown (in Italia “Cucine segrete”).

Il fatto che negli ultimi decenni la cucina sia diventata una specie di ossessione collettiva in tv e sui social è certamente stato un fattore influente sulla fama duratura di Bourdain, così come lo è stato la sua morte improvvisa. In quell’occasione la rivista britannica New Statesman lo definì «la prima vera rockstar del mondo culinario», e molti altri giornali ne parlarono più o meno negli stessi termini, mentre sui social si accumulavano i ricordi, le dimostrazioni di affetto e le citazioni, che anticiparono il successivo processo di meme-ificazione: la faccia di Bourdain, spesso con in bocca una sigaretta e un paio di occhiali da sole sul naso, accompagnano da allora battute, considerazioni, aforismi di vario tipo. «Alle ragazze non manca il loro ex, manca Anthony Bourdain», dice una delle più condivise.

«Mangiate in un ristorante locale stanotte. Prendete la panna. Bevete una birra ghiacciata alle 4 in un bar vuoto. Andate in un posto dove non siete mai stati. Ascoltate qualcuno con cui pensate di non avere niente in comune» comincia un’altra citazione, un elenco di consigli per vivere alla sua maniera, in modo ardito, fuori dagli schemi, improvvisato. Solo che non la disse mai, né la scrisse, nonostante gli venga ancora attribuita estesamente online, un po’ come succede con le citazioni false di Jim Morrison. A conferma dello stato raggiunto dalla fama di Bourdain.

La sua personalità era effettivamente compatibile con l’immagine che se ne ricava dai meme e con i social in generale (lui stesso era un grande utilizzatore di Twitter, ora X). Si esprimeva in modo tipicamente schietto e diretto, a volte anche rude, e condivideva opinioni perentorie e controverse nei suoi programmi televisivi e nei suoi documentari, tra i più premiati di sempre nel loro genere.

Una volta disse che il peggiore cibo che avesse mai mangiato era un Chicken McNugget di McDonald’s, persino peggiore dei peggiori pasti da lui consumati nei suoi moltissimi viaggi, inclusi gli occhi di foca e la carne di cobra. In più occasioni Bourdain mostrò inoltre atteggiamenti comprensivi e solidali verso le popolazioni povere e discriminate che visitava per fare i suoi programmi, così come per i lavoratori più sottopagati e precari delle cucine. E criticò sia il consumo eccessivo di carne negli Stati Uniti, sia il veganismo nei paesi occidentali, che considerava una moda: entrambi argomenti molto polarizzanti.

Da decenni cucina e viaggi, le due cose di cui Bourdain era massimamente esperto, sono forse le due fonti più prolifiche di contenuti in grado di ottenere grande successo commerciale, in tv come sulle piattaforme. E per tutta la vita lui scrisse esattamente di entrambe le cose, con una prosa asciutta e scabrosa che ha influenzato molti stili letterari e televisivi dei documentari e dei programmi venuti dopo di lui.

«Il suo registro vocale, con le inflessioni tipiche del New Jersey; la cadenza; la punteggiatura ironica da fumetto nel suo modo di raccontare le battute. Sono state la sua voce e la sua schiettezza a lanciare milioni di carriere da cuoco, ispirando schiere di sentimentali insoddisfatti a intraprendere questa professione», ha scritto di recente il sito The Ringer.

Per alcuni aspetti, Bourdain ha anticipato e incarnato anche approcci diventati popolari solo in tempi più recenti, avversi all’ossessione per la perfezione e alla mania del controllo, in cucina come nei viaggi. Una volta disse:

Preferisco di gran lunga le persone che si presentano a Parigi e trovano la loro strada senza un itinerario preciso, che si lasciano andare agli imprevisti. Agli errori. Agli errori, sì, perché questa è la parte più importante del viaggio. Le cose che non avevi previsto, e la capacità di adattarsi e di recepire quelle informazioni in modo utile, invece di dire cose tipo «Oh, dannazione, hanno finito i biglietti per il Vaticano!», oppure «La fila alla Torre Eiffel è di sei ore!», e poi tenere il broncio per il resto della giornata.

Bourdain, che nei suoi programmi era estremamente serio e rigoroso, era noto anche per la sua affabilità, per i suoi problemi di dipendenze, che aveva condiviso apertamente, e per la sua capacità di non prendersi troppo sul serio e di saper parlare con chiunque. Tutte cose che nel tempo lo hanno reso familiare a moltissime persone che, pur senza averlo mai conosciuto, riuscivano facilmente a immaginarlo come un amico con cui avrebbero potuto sentirsi a proprio agio. Come molte delle persone coinvolte nei suoi programmi, famose e non.

In uno dei più citati episodi di Parts Unknown, girato in Vietnam nel 2016, Bourdain intervistò l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama davanti a una birra e a un piatto tipico (il Bún chả) in un piccolo ristorante di Hanoi. Il loro tavolino, inclusi i piatti e le posate, fu poi racchiuso in una teca come una specie di reliquia.

Il tavolo su cui mangiarono nel 2016 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e lo chef Anthony Bourdain, racchiuso in una teca

Il tavolo su cui mangiarono nel 2016 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e lo chef Anthony Bourdain, racchiuso in una teca mentre altri clienti mangiano al ristorante Bun cha Huong Lien di Hanoi, Vietnam, il 14 marzo 2018 (Epa/Luong Thai Linh)

Un canale dedicato a Bourdain su Reddit, con decine di migliaia di membri, è nel 2 per cento delle community più grandi in assoluto. Perlopiù si parla di lui in modo malinconico, ma spesso gli utenti pubblicano anche meme divertenti e consigli che lui non ha mai dato. Secondo una parte della community, sarebbe lui il primo a riderne.