L’estrema destra tedesca contro il Bauhaus
Alternative für Deutschland ha trascinato il movimento artistico nella campagna elettorale in Sassonia-Anhalt, ma forse se n'è pentita
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Nella campagna per le elezioni del 6 settembre nello stato tedesco della Sassonia-Anhalt è finito anche il Bauhaus, il movimento artistico e architettonico sciolto nel 1933 dai nazisti e che fu influentissimo, nonostante la sua breve vita.
La Sassonia-Anhalt è lo stato dove il movimento ebbe sede più a lungo e dove c’è l’edificio Bauhaus più famoso al mondo: l’ex istituto di istruzione artistica a Dessau, che oggi è un museo e una fondazione pubblica. Da un paio di anni il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD), che proprio in Sassonia-Anhalt potrebbe esprimere per la prima volta il governatore, se la prende col Bauhaus bollandolo come «non tedesco». Con le elezioni queste critiche sono state notate anche all’estero.
L’astio di AfD ha motivazioni ideologiche: associa il Bauhaus alla sinistra, con alcune forzature. Già ai suoi tempi, essendo un movimento avanguardista, anti-borghese e con ideali di emancipazione, il Bauhaus fu tacciato di socialismo dai detrattori, anche se si politicizzò soltanto nei suoi ultimi anni. Il gruppo nacque nel 1919 a Weimar, in Turingia, da cui fu cacciato nel 1925 quando prese il potere una coalizione nazionalista. Si trasferì a Dessau e nel 1932 riparò brevemente a Berlino dopo che i nazisti, che promettevano di demolire l’istituto e la sua «arte degenere», vinsero le elezioni locali.
Nel programma elettorale in Sassonia-Anhalt AfD propone di sostituire con una «politica culturale patriottica» le campagne promozionali del governo uscente, che avevano pubblicizzato il museo e lo stato proprio come centro del Bauhaus. L’idea è valorizzare un altro pezzo della storia locale, raccontato come più autentico, con un approccio revisionista e selettivo tipico dell’estrema destra mondiale. AfD propone per esempio di celebrare il cancelliere ottocentesco Otto von Bismarck o il filosofo Friedrich Nietzsche, originari della Sassonia-Anhalt, e in generale il periodo imperiale, finito con la Prima guerra mondiale.
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Il protagonista di questa battaglia culturale, che non ha precedenti in altri stati, è il deputato statale Hans-Thomas Tillschneider. Fa parte dell’ala più radicale del partito ed è vicino a Björn Höcke, il potente leader di AfD in Turingia, che tra le altre cose è stato multato per aver usato slogan nazisti nei suoi comizi. Già nel 2024 Tillschneider aveva presentato una mozione parlamentare in cui accusava il Bauhaus di essere un «errore della modernità», sempre perché secondo lui anti-tedesco, in quanto estraneo ai concetti di patria e tradizione. Della mozione si parlò anche fuori dallo stato, perché erano in corso i preparativi per il centenario del Bauhaus in Sassonia-Anhalt.

Hans-Thomas Tillschneider, al centro, con Björn Höcke, a destra, assistono ai risultati delle elezioni statali precedenti, nel 2021 (Sean Gallup/Getty Images)
Tillschneider, che ha origini romene, ha scritto parte del programma di AfD. È noto per le posizioni suprematiste e per la retorica violenta: in passato definì l’Islam «un fungo sulla quercia tedesca», cioè un parassita, e le sue proposte culturali includono abolire le gite scolastiche ai memoriali, incoraggiando invece quelle a siti storici – scelti da AfD – per infondere orgoglio nazionale agli studenti. Nel 2021, alle elezioni precedenti, Tillschneider invitava a prendere a modello le politiche identitarie e discriminatorie del primo ministro ungherese Viktor Orbán.
In questi mesi la direttrice del museo e della fondazione Bauhaus, Barbara Steiner, ha espresso preoccupazione per gli attacchi di AfD e il timore che un’amministrazione statale di estrema destra tagli i cinque milioni di euro di fondi pubblici che riceve all’anno. Nonostante il museo porti ogni anno all’incirca 180mila visitatori a Dessau, fino a poco fa Steiner non aveva ricevuto sostegno esplicito dalla politica della città.
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Steiner ha raccontato di avere sottoscritto un’assicurazione già nel 2023, temendo di doversi difendere in tribunale da AfD. Al tempo stesso, si è detta perplessa per le critiche a un’istituzione culturale avulsa dalle priorità tipiche degli elettori. Ci ha visto piuttosto un tentativo dell’estrema destra di sovvertire l’ordine sociale: «Vogliono l’egemonia culturale», ha detto al Guardian.
A metà agosto il governo della Sassonia-Anhalt (guidato dalla CDU, di centrodestra) ha promosso un appello in difesa del Bauhaus e dell’«apertura al mondo invece del nazionalismo», firmato da rappresentanti dell’UNESCO e di molte istituzioni culturali tedesche. La visibilità del caso ha preoccupato AfD, che probabilmente teme un danno d’immagine, anche vista la fama internazionale del movimento, e una distrazione dai suoi punti retorici abituali contro l’immigrazione. I dirigenti del partito hanno detto che se vinceranno le elezioni in Sassonia-Anhalt cambierà l’approccio sulle politiche culturali, ma non verranno ridotti i fondi alla fondazione.



