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  • Venerdì 28 agosto 2026

Che posti sono le valli colpite dall’esondazione tra Nepal e Tibet

Storici luoghi di passaggio verso il monte Kailash – sacro per quattro religioni – e importanti snodi commerciali, soprattutto con la Cina

Devighat, nella provincia nepalese di Nuwakot, dopo le esondazioni (AP Photo/Niranjan Shrestha)
Devighat, nella provincia nepalese di Nuwakot, dopo le esondazioni (AP Photo/Niranjan Shrestha)
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In Nepal l’enorme esondazione di mercoledì ha colpito principalmente la provincia del Bagmati e soprattutto le zone di Rasuwa, sul confine con la regione cinese del Tibet e vicino al valico di confine Gyirong; e di Nuwakot, più a sud. In Tibet è stata coinvolta la contea di Gyirong, omonima del valico. È una regione di passaggio, importante da secoli per i pellegrinaggi e i commerci: negli ultimi anni in particolare è diventata la porta di ingresso in Nepal per migliaia di prodotti cinesi, perlopiù veicoli elettrici.

Il punto di confine distrutto dall’esondazione è spesso usato per raggiungere dal Nepal il monte Kailash, nel sudovest del Tibet, una vetta himalayana alta 6.400 metri che è luogo di pellegrinaggi per quattro religioni: induismo, buddhismo, giainismo e Bön. Gli induisti lo ritengono la casa del dio Shiva, una delle principali divinità, legata alla distruzione e alla trasformazione, ma anche della dea Parvati, associata a matrimonio, fertilità e maternità. Per i seguaci dell’antica religione tibetana Bön è un luogo di potere spirituale associato anche al fondatore del culto, Tonpa Shenrab.

Ci sono quindi pellegrinaggi continui e numerosi verso il monte, soprattutto nel periodo tra giugno e settembre, organizzati da operatori privati e anche dal governo indiano (paese a larga maggioranza induista). I pellegrini non scalano il monte, ma fanno un percorso più a valle per camminargli intorno: è lungo 53 chilometri e solitamente viene completato in circa tre giorni, con l’obiettivo di purificarsi dai propri peccati. Induisti e buddisti percorrono il circuito in senso orario, i fedeli del Bön in senso antiorario, gli induisti fanno anche bagni purificatori nel vicino lago Manasarovar.

Oltre agli abitanti, fra gli oltre 500 morti e i quasi 1.000 dispersi causati dall’esondazione ci sono pellegrini, ma anche agenti della polizia di frontiera e camionisti.

Sullo sfondo il monte Kailash visto da nord (Yasunori Koide via Wikimedia Commons)

Il valico di Gyirong, anche chiamato Rasuwagadhi, è da centinaia di anni un corridoio fondamentale: attraversa l’Himalaya e permette scambi commerciali (principalmente di riso, cereali, sale e lana) fin da quando era una strada da percorrere con carovane di muli. Ha mantenuto il suo ruolo per secoli, ma è diventato molto più importante da una decina d’anni, ossia da quando il Nepal è passato dal commerciare principalmente con l’India ad avere maggiore dipendenza dai prodotti cinesi.

Gyirong e la valle sono allora diventati un punto d’ingresso per prodotti di elettronica, abbigliamento e soprattutto veicoli cinesi. Dal 2025 oltre 6.500 auto, furgoni, minibus, e moto elettriche cinesi sono entrate in Nepal da lì: nella zona sono presenti aree in cui questi mezzi vengono parcheggiati temporaneamente (in generale il Nepal ha incentivato l’acquisto di veicoli elettrici negli ultimi anni, che sono diventati molto numerosi nel paese). L’inondazione ha travolto e portato a valle anche container di prodotti, che in alcuni casi hanno contribuito alla distruzione di ponti.

Auto elettriche in un deposito a Kirtipur, in Nepal, nel 2024 (AP Photo/Niranjan Shrestha)

All’aumento dei commerci si è aggiunta la costruzione di vari impianti idroelettrici, spesso con capitali stranieri, anche questi danneggiati dall’esondazione. Negli ultimi vent’anni lo sviluppo economico della zona ha attratto molte persone arrivate da altre zone del Nepal, in un fenomeno di migrazione interna: oggi le due province nepalesi hanno circa 50mila abitanti.

Anche prima di mercoledì l’area era particolarmente soggetta a frane, esondazioni dei fiumi e problemi legati alle piogge portate dai monsoni: un anno fa un’esondazione aveva distrutto il Ponte dell’amicizia, una connessione fondamentale fra Nepal e Cina (via Tibet), mentre nel 2015 un terremoto nella regione aveva causato la morte di quasi 9mila persone.

Turisti indiani aspettano di essere riportati a Katmandu, capitale del Nepal, dopo l’esondazione (AP Photo/Niranjan Shrestha)

In Tibet i danni sono concentrati nella zona intorno al punto di passaggio di Gyirong: un video circolato parecchio mostra l’acqua che arriva in modo improvviso e travolge completamente il valico. Il Tibet è una regione montuosa nel sud-ovest della Cina, che la annesse nel 1951 e nel 1965 le diede lo status di regione autonoma. È però presente, in Tibet e soprattutto all’estero, un forte movimento indipendentista che viene represso dal governo cinese.

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