È un’estate difficile anche per il Monte Bianco
Le ondate di calore stanno sciogliendo il permafrost e aumentando il rischio di frane, cosa che fra l'altro rende le scalate molto pericolose
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Le recenti ondate di calore in Europa occidentale stanno mettendo in grande difficoltà anche la montagna più alta del continente, cioè il Monte Bianco. Le temperature elevatissime hanno infatti provocato lo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost, cioè lo strato di terreno che nelle zone più fredde rimane perennemente congelato, fungendo da collante tra le rocce. Il disgelo ha anche reso le pareti rocciose più instabili e le pericolose cadute di massi sono diventate molto più frequenti.
Nelle Alpi occidentali francesi, di cui fa parte anche il massiccio del Monte Bianco, alla fine dell’estate si arriverà verosimilmente a circa 450 episodi di frane e destabilizzazioni di rocce. «Un dato enorme: ancora dieci o venti anni fa erano poche decine», dice il geomorfologo e guida alpina Ludovic Ravanel.
Per via di questi rischi ormai da giorni le principali vie di accesso alla vetta del Monte Bianco sono state chiuse o fortemente sconsigliate per questioni di sicurezza.

Un lago alpino vicino a Courmayeur prosciugato a causa del caldo, nel luglio del 2026. Sullo sfondo il massiccio del Monte Bianco (Sean Gallup/Getty Images)
Il Monte Bianco è alto circa 4.800 metri e si trova al confine tra la Francia e l’Italia. Sul monte ci sono diversi percorsi per alpinisti ed escursionisti, ma le vie di ascesa principali sono tre: due sul versante francese (la via del Goûter e la via dei Trois Monts) e una su quello italiano (la via del Papa).
A inizio luglio le guide alpine italiane della Società delle Guide di Courmayeur erano state le prime a decidere di sospendere le ascese lungo il percorso standard sul versante italiano. Qualche giorno dopo anche le guide francesi di Chamonix, di Saint-Gervais e di Les Contamines hanno sconsigliato l’ascesa attraverso le principali vie sul lato francese.
Nonostante gli avvertimenti, all’inizio di agosto 32 alpinisti avevano comunque tentato la salita ma si erano ritrovati bloccati al rifugio Goûter, a 3.800 metri di quota, a causa di una frana. Jean-Marc Peillex, il sindaco di Saint-Gervais, il comune da cui inizia il percorso, aveva negato l’intervento di un elicottero dell’elisoccorso, sostenendo che il gruppo era stato allertato dei pericoli e che si trovava in condizioni di sicurezza quando aveva richiesto l’intervento. A quel punto la maggior parte degli alpinisti era scesa pagando di tasca propria una compagnia privata di eliservizi, mentre altri avevano deciso di tornare a valle a piedi.
Dopo questo incidente, Peillex aveva deciso di scoraggiare la salita di altri alpinisti chiudendo il rifugio Tête-Rousse e il rifugio Goûter, soste obbligate per chi vuole salire in vetta dalla principale via francese.

Escursionisti fotografano il Monte Bianco (Sean Gallup/Getty Images)
Le ondate di calore delle ultime settimane hanno alzato la quota dello zero termico sul Monte Bianco, cioè l’altitudine alla quale cominciano le temperature di congelamento, portandolo tra i 4.200 e i 4.500 metri. MétéoSuisse, il servizio meteorologico nazionale della Svizzera, ha calcolato che tra il 1991 e il 2020 lo zero termico era in media attorno ai 3.800 metri. Ormai da anni il caldo sta facendo scomparire il Mer de Glace, il più famoso ghiacciaio del Monte Bianco, situato sul versante francese.
Un altro effetto dell’aumento delle temperature sono i crolli. Il sindaco di Chamonix, François-Xavier Laffin, ha detto a Le Monde che all’inizio di agosto c’erano ogni giorno almeno dieci cadute di roccia di oltre 100 metri cubi di materiale (più o meno equivalenti a tre camion). Con lo scongelamento del permafrost, le cadute di massi non solo stanno diventando più frequenti, ma stanno anche aumentando di volume.
Il paradosso è che mentre le ondate di calore – accelerate dal cambiamento climatico – stanno degradando la montagna, salire sul Monte Bianco sta diventando un’attività sempre più popolare e praticata: cosa che a sua volta mette a rischio un ambiente che rimane molto delicato. In Francia si sta già discutendo se imporre un tetto massimo al numero di persone che accedono al Giro del Monte Bianco, un popolare anello escursionistico che gira intorno al massiccio.
Il Monte Bianco è ormai diventato «un prodotto turistico», dice a Le Monde Philippe Godard, guida e soccorritore.



