I sardi si sono stancati del turismo per ricchi

Più di un mese di proteste contro la costruzione di un resort in Gallura hanno fatto emergere un dissenso più generale, eppure la regione va in direzione opposta

Il presidio a Cala Finanza, in Sardegna, contro la costruzione di un resort turistico (Ansa/ Antonella Brianda/Npk)
Il presidio a Cala Finanza, in Sardegna, contro la costruzione di un resort turistico (Ansa/ Antonella Brianda/Npk)
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Per tutto il mese di luglio e fino ai primi giorni di agosto diversi comitati di ambientalisti sardi hanno organizzato manifestazioni e presidi per protestare contro la costruzione di un gigantesco resort di lusso a Cala Finanza, in Gallura, nel nord-est della Sardegna di fronte all’area marina protetta dell’isola di Tavolara. Hanno montato tende e gazebo, organizzato turni di giorno e di notte, lanciato una petizione che ha raggiunto 100mila firme, fatto sopralluoghi a piedi e con droni, e pubblicato una serie di video e contenuti sui social per denunciare quello che stava succedendo.

Le proteste contro il resort si sono sommate a rivendicazioni molto più radicate ed estreme: quelle per la tutela di tutto il territorio sardo dall’eccesso di turisti, yacht e alberghi di lusso, ma anche per il rispetto dello “statuto speciale” che la Costituzione italiana riconosce alla Sardegna. Il 19 luglio per esempio, all’interno delle proteste contro la costruzione del resort a Cala Finanza, l’associazione Surra ha organizzato una manifestazione con le maschere tradizionali sarde chiamate “mamuthones”, tipiche della cittadina di Mamoiada, che ha coinvolto decine di persone «contro la speculazione, contro i soprusi, in difesa dell’isola».

Tra i motti più utilizzati dai partecipanti e dagli attivisti a questa e a manifestazioni simili ci sono frasi come “Fintzas a s’indipendentzia”, ovvero “fino all’indipendenza [della Sardegna dall’Italia]”, e “A foras” ovvero “fuori di qui”. Dopo mesi di proteste, esposti e dibattiti, all’inizio di agosto il resort è stato messo sotto sequestro dalla procura e il progetto per il momento si è fermato.

Cala Finanza, o Lu Fenosu, come viene chiamata in sardo, si trova nel comune di Loiri Porto San Paolo, in provincia di Gallura Nord-Est. A differenza di altre spiagge e tratti di costa della Gallura è ancora praticamente intatta, quasi del tutto risparmiata da interventi umani vistosi. La struttura più grossa presente nella zona è Villa Joy, una villa con piscina e un campo da tennis costruita a poche decine di metri dal mare negli anni Settanta, quando ancora non era vietato farlo.

Villa Joy è stata comprata di recente per 10 milioni di euro dal gruppo di investitori immobiliari brasiliani JHSF Participações, che gestisce la catena di hotel e resort di lusso Fasano Hotel. Oltre alla villa, il gruppo brasiliano ha acquistato una serie di terreni nella zona di Cala Finanza attraverso la sua controllata italiana Tavolara Bay, per costruire un resort esclusivo. Tra gli investitori ci sono anche italiani e lussemburghesi, e i fondi arrivano da posti come le Isole Vergini, Malta e le Bahamas: tutti cosiddetti “paradisi fiscali”, cioè posti con regole molto blande sulle attività economiche e tasse molto basse.

Il resort che dovrebbe essere costruito attorno a Villa Joy si chiama Fasano al Mare Beach Club, ed è già pubblicizzato sul sito della catena. Come si legge nella descrizione sul sito, quello che si trova ora a Cala Finanza – ovvero la villa, una piscina, alcuni bungalow, un campo da tennis e una spiaggia attrezzata – è solo la “prima fase” del progetto. Nella sua versione definitiva dovrebbe ingrandirsi notevolmente, fino a comprendere un hotel, diversi yacht, un beach club, aree ricreative, un porto turistico e un eliporto, estendendosi su circa un milione di metri quadrati e comprendendo anche «sei baie con spiagge» lungo «un chilometro di costa mediterranea».

Il 4 agosto la procura di Tempio Pausania ha disposto il sequestro preventivo di Villa Joy e delle aree limitrofe a Cala Finanza. I pubblici ministeri sostengono che la villa venisse usata in modo non conforme alle regole urbanistiche, ovvero che al suo interno ci fosse un ristorante. Dato che la villa era un abuso edilizio condonato, non poteva essere usata con quella funzione. Oltre alla villa sono state sequestrate strade ritenute non a norma e verranno fatti ulteriori controlli su ritrovamenti di carattere archeologico nei terreni circostanti. Gli avvocati di Tavolara Bay, la società che possiede la struttura, hanno detto che faranno ricorso.

A dare l’autorizzazione al progetto era stato il governo, che poi l’aveva ritirata all’inizio di luglio, quando erano emersi i primi problemi ed era venuto meno anche l’appoggio del comune di Loiri Porto San Paolo (che l’aveva inizialmente approvato). La costruzione del resort però era stata facilitata dall’estensione delle ZES, le Zone economiche speciali, a tutto il Sud Italia. Le Zes sono aree geografiche che godono di agevolazioni fiscali e burocratiche che servono per attirare investimenti e favorire lo sviluppo economico. Da quando nel 2023 il governo di Giorgia Meloni le ha estese a tutto il Sud, in Sardegna sono state molto criticate.

In un caso come quello di Cala Finanza sono state utili per velocizzare i processi e ottenere delle deroghe, nonostante ci fossero molte criticità: tra le altre, il fatto che il resort fosse adiacente a un’area marina protetta e che si trovasse a poche decine di metri dalla costa, quando dal 2006 in Sardegna è vietato costruire entro 300 metri dal mare.

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Marco Delrio, informatico e attivista di 34 anni che collabora con l’associazione Surra e che fa parte della lista civica Progetto per Nuoro, dice che il resort di Cala Finanza è un simbolo di «turismo estrattivo». Gli attivisti definiscono così quella tipologia di turismo «che lascia poco e niente al territorio, ma consuma tante risorse che sono già carenti». Sul profilo social di Surra si legge che l’obiettivo degli attivisti non è opporsi a chi vuole costruire la propria casa o fare impresa, ma far sì «che la nostra isola non diventi preda di chi vuole imporre un modello di sviluppo capace solo di creare nuovi schiavi a rinnovo, lasciando il deserto sul territorio».

In Sardegna di recente ci sono stati altri casi simili che hanno fatto discutere. Uno per esempio è la costruzione di un edificio residenziale a Cala Giunco, a Villasimius, una zona sottoposta a molti vincoli e tutele nel sud-est dell’isola. Un’altra è la proposta – per ora ancora molto vaga – del ministro dello Sport Andrea Abodi di costruire una serie di campi da golf in Sardegna, per rendere la regione, e l’Italia, una specie di polo di eccellenza. In un’intervista alla Nuova Sardegna Abodi ha detto che la Sardegna sarebbe molto adatta a un progetto del genere, che avrebbe bisogno di hotel adatti a ospitare golfisti di alto livello da tutto il mondo e case «di un certo livello».

Un altro esempio ancora è l’atteggiamento dei tanti turisti che visitano l’isola con yacht e barche a vela senza rispettare le distanze minime dalla riva o i limiti imposti nelle aree protette, trasformando molte calette in porti improvvisati.

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Per chi vive in Sardegna il turismo è un tema con cui ci si deve confrontare principalmente in estate, ma da qualche anno ci sono problemi anche negli altri mesi. Dal 2024 i visitatori nell’isola sono aumentati sensibilmente: nel 2025 sono stati registrati 5 milioni di arrivi, il 15 per cento in più rispetto all’anno precedente e il 34 per cento in più rispetto al 2023. «La Sardegna, certifica l’Istat, è la regione che cresce maggiormente in Italia» dopo un periodo di decrescita, dice Franco Cuccureddu, assessore al Turismo della regione. Sono aumentati soprattutto i turisti stranieri, che la frequentano anche in periodi diversi dall’estate.

Per Cuccureddu però in Sardegna il cosiddetto overtourism, cioè il sovraffollamento turistico, non è un problema per motivi geografici e infrastrutturali: «è un’isola», dice, con aeroporti piccoli e pochi collegamenti via nave. Gli arrivi quindi sono «naturalmente contingentati» e gli hotel e le varie strutture ricettive «rischiano di raggiungere la saturazione solo un paio di settimane all’anno, quelle centrali d’agosto». A differenza di Venezia, Barcellona o Madrid, «in Sardegna i turisti non superano mai numericamente i residenti per l’intero anno», dice Cuccureddu.

Anche se le strutture ricettive non sono piene tutto l’anno, il divario tra turisti e residenti in certi posti resta altissimo. A nord-ovest il comune di Alghero, che è il più visitato dell’isola, ogni anno ospita un milione e 800mila turisti, per 41mila abitanti. A nord-est Arzachena – comune che comprende anche la famosissima frazione di Porto Cervo – deve gestire circa un milione e 400mila visitatori all’anno su un totale di 13mila residenti. A Olbia, sempre a nord-est, i visitatori sono un milione e 200mila per 61mila residenti.

Ma c’è un aumento consistente del turismo anche in comuni molto più piccoli, come San Teodoro (vicino a Olbia) o Tortolì (al centro della costa orientale), che hanno rispettivamente circa 5mila e 10mila abitanti: negli 2025 hanno registrato rispettivamente il 46 e il 44 per cento di presenze in più rispetto a due anni prima. Il contingentamento degli ingressi nelle spiagge protette o più delicate (sono 15 in tutto), per esempio, è una responsabilità dei comuni.

La regione, dice l’assessore, punta soprattutto ad attirare un certo tipo di turista: quello con grandi capacità di spesa e «rispettoso dell’ambiente». Per attirare il primo tipo di turista però, ovvero quello con grandi capacità di spesa, si finisce per escluderne altri, come la classe media: «non tutti possono permettersi la Sardegna», dice Cuccureddu. I concorrenti della regione, per l’assessore, «ormai non sono più la Puglia o la Liguria, ma la Polinesia francese, la Thailandia, le Maldive e Mykonos». Attirare turisti rispettosi dell’ambiente è un po’ più complicato: per Cuccureddu bisogna fare un buon lavoro di marketing indirizzato al pubblico giusto.