Il governo spagnolo ha annunciato l’apertura di quattro nuove strutture a Ceuta per ospitare 1.500 persone migranti

Ceuta, 15 agosto 2026 (AP Photo)
Ceuta, 15 agosto 2026 (AP Photo)

Il governo spagnolo ha annunciato l’apertura di quattro nuove strutture nell’exclave di Ceuta, nel nord del Marocco, per ospitare 1.500 persone migranti. La ministra per la Migrazione e l’Inclusione Elma Saiz ha spiegato che i posti saranno messi temporaneamente a disposizione di coloro che sono arrivati ​​durante l’ondata migratoria di fine luglio e che da più di due settimane vivono all’aperto per insufficienza di spazio nei centri già attivi. Non ha detto quante persone migranti sono ancora presenti a Ceuta: si stima che a fine luglio siano entrate circa 80mila persone, che 70mila siano state rimpatriate subito dalle forze di sicurezza, e che altre 600 siano rientrate autonomamente nei giorni successivi.

Ceuta è un territorio spagnolo, e quindi europeo, sulla sponda africana dello stretto di Gibilterra. È circondata dal Marocco, da cui la divide una frontiera recintata per evitare gli ingressi delle persone migranti provenienti dal territorio marocchino. Formalmente è una Città Autonoma, una denominazione che la colloca a metà fra un comune e una nostra regione, e da oltre vent’anni è governata dal Partito Popolare, di centrodestra.

I nuovi centri verranno allestiti su proprietà statali e comunali. Il governo della Città Autonoma metterà a disposizione un parcheggio, mentre il governo centrale spagnolo contribuirà con le altre tre: un centro ippico vicino al già esistente Centro di permanenza temporanea per migranti (CETI), l’ex campo da calcio di una caserma e una struttura nel quartiere periferico di El Guano. Il sindaco-presidente della Città Autonoma, Juan Jesús Vivas, si è rifiutato di autorizzare il trasferimento dei migranti in strutture troppo vicine al centro.

(Fonte El País)

La decisione sui nuovi centri è arrivata dopo che lunedì Vivas aveva lanciato un ultimatum di 30 giorni al governo centrale prima di presentare dei ricorsi al Tribunale Supremo e alla Corte Costituzionale e accusarlo di «passività quasi assoluta» nel modo in cui ha affrontato la crisi migratoria.