Come lavorano i canadair per spegnere tutti questi incendi

L'Italia ha la flotta più grande d'Europa e gli aerei possono raccogliere 6mila litri d'acqua in 12 secondi, ma a volte non basta

Un canadair in missione in Val Mastallone, in Piemonte, il 9 luglio 2026 (Andrea Carrubba/Anadolu via Getty Images)
Un canadair in missione in Val Mastallone, in Piemonte, il 9 luglio 2026 (Andrea Carrubba/Anadolu via Getty Images)
Caricamento player

Le alte temperature e la siccità delle ultime settimane hanno aumentato in tutta Italia il pericolo di incendi e reso il fuoco più devastante e aggressivo. Nelle situazioni di maggiore emergenza si usano i canadair, gli aerei che sganciano acqua sopra gli incendi, molto riconoscibili per via della loro livrea gialla e rossa. Con 18 mezzi l’Italia ha la flotta di canadair più grande d’Europa e l’estate è ovviamente la stagione di maggiore attività, ma l’intensità degli incendi di questi ultimi mesi e la frequenza con cui si è ricorsi ai canadair ha sorpreso anche alcuni piloti.

I canadair sono aerei grossi, lunghi più di 20 metri (circa un terzo di un aereo di linea) e con un’apertura alare di oltre 28 metri, ma in grado di fare virate improvvise e curve molto strette. Il loro nome deriva dall’azienda canadese che ha iniziato a produrli, la Canadair, che poi fu acquistata dalla francese Bombardier Aerospace e successivamente dalla canadese Viking Air (nel tempo i mezzi hanno preso i nomi delle varie aziende produttrici, ma nel linguaggio comune si è continuato a chiamarli canadair).

Rispetto ad altri aerei, i canadair tendono a volare a una velocità più bassa e più vicina alla loro velocità di stallo, cioè quella sotto alla quale l’aria smette di sorreggere il mezzo. Volano spesso a quote molto basse, con spazi di manovra ridotti che rendono più difficile e rischioso pilotarli in caso di turbolenze o emergenze.

Un canadair durante la simulazione di un atterraggio in mare a Catania (Fabrizio Villa/Getty Images)

Sono mezzi anfibi, progettati per volare ma anche per entrare in contatto con l’acqua e ammarare: la parte inferiore è simile allo scafo di un’imbarcazione, ha due galleggianti sulle ali e i motori si trovano in una posizione molto rialzata per evitare che tocchino l’acqua. Tra gli strumenti in dotazione ci sono giubbotti di salvataggio, una zattera gonfiabile, un’ancora e un mezzo marinaio (una sorta di uncino usato sulle barche per recuperare attracchi o cime).

Possono caricare più di 6mila litri d’acqua in 12 secondi. Per farlo volano radendo la superficie del mare o di laghi, aprendo due bocchette nella parte inferiore dell’aereo. Sono più piccole di quanto si pensi: come si vede nella foto in basso, l’ingresso è un quadrato con un lato di 15 centimetri. L’acqua, presa a una velocità tra i 130 e i 150 chilometri orari, entra però a una pressione altissima (le griglie sulle bocchette servono proprio a ridurla), sufficiente a riempire molto velocemente i due serbatoi.

I canadair hanno anche un serbatoio di schiuma o liquido ritardante che viene caricato a terra e che, nel caso di incendi particolarmente ostici, viene mischiato all’acqua per generare una miscela che rallenta la propagazione delle fiamme.

Anche se l’Italia ha a disposizione 18 mezzi, in estate ne sono operativi solo 15 per via di fermi tecnici obbligatori per collaudi e controlli. Gli aerei sono di proprietà del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e le loro operazioni vengono coordinate dalla Protezione Civile, ma la manutenzione dei mezzi è gestita dalla società privata spagnola Avincis, da cui dipendono anche i piloti.

L’Unione Europea non possiede ancora una flotta permanente e autonoma, ma interviene quando uno degli stati membri non riesce a gestire un’emergenza con i propri mezzi, coordinando attraverso un sistema chiamato RescEU aerei che altri stati mettono a disposizione, a seconda delle possibilità del momento. I mezzi italiani, per esempio, sono intervenuti per spegnere i grossi incendi in Spagna di poche settimane fa. Nel 2024 la Commissione Europea ha finanziato la produzione di 12 canadair destinati a formare una flotta sovranazionale: la consegna del primo lotto di aerei è prevista per la fine del 2027.

– Leggi anche: In Francia e Spagna mancano i Canadair

Sul territorio italiano i canadair sono distribuiti in tre basi fisse: Roma Ciampino, Genova e Lamezia Terme (in provincia di Catanzaro), ma nel periodo estivo vengono portati anche nelle basi di Napoli, Trapani e Olbia. Oltre ai canadair, la flotta antincendio italiana comprende anche elicotteri di diverse dimensioni e fire boss, cioè aerei anfibi più piccoli e leggeri dei canadair.

I canadair entrano in azione seguendo una procedura ben definita. Quando viene segnalato un incendio le regioni inviano le squadre antincendio di terra. Tra loro c’è il direttore delle operazioni di spegnimento (DOS), una figura (solitamente un vigile del fuoco della zona) che dopo una ricognizione valuta le caratteristiche dell’incendio e decide se le squadre di terra sono sufficienti a spegnerlo.

Se serve un intervento aereo (per esempio perché le fiamme si trovano in una zona difficile da raggiungere da terra) può decidere se mobilitare mezzi antincendio regionali, cioè elicotteri usati per gettare acqua sugli incendi (di cui ciascuna regione dispone in quantità diverse). Se reputa anche questi insufficienti può chiedere l’intervento della flotta nazionale di canadair.

Per farlo deve inviare una richiesta alla Sala operativa unificata permanente (SOUP), cioè il centro di coordinamento che gestisce le operazioni antincendio a livello regionale. È composto da personale misto, tra cui funzionari della regione e membri della Protezione Civile, dei vigili del fuoco e dei corpi forestali. La Sala operativa a sua volta contatta il Centro operativo aereo unificato (COAU), cioè la sala di comando nazionale della Protezione Civile che coordina la flotta aerea di canadair. Il Centro operativo individua i velivoli disponibili più vicini all’incendio e ne ordina il decollo, che deve avvenire entro mezz’ora. Sembra una procedura lunga e complessa, ma in realtà è piuttosto veloce.

In un’intervista al canale YouTube “Volare” i piloti Marco Amort e Francesco Morgante hanno raccontato cosa succede a bordo del canadair. L’equipaggio, composto da due piloti (in Italia ci sono circa un centinaio di piloti abilitati) riceve una scheda con alcune informazioni sull’intervento, come le coordinate, le indicazioni sulla presenza di abitazioni, ostacoli e squadre da terra e le frequenze radio per parlare con il direttore delle operazioni di spegnimento.

A quel punto volano sull’incendio mentre il direttore dà all’equipaggio indicazioni sul fuoco e sul territorio. I piloti fanno quindi una ricognizione dell’incendio dall’alto: osservano le caratteristiche della zona, si abbassano per individuare gli ostacoli e cercano di capire se le caratteristiche del bacino da cui dovrà essere prelevata l’acqua permettono di riempire tutti i serbatoi o solo una parte.

Ricostruiscono così il percorso da seguire per sganciare l’acqua e fanno una prima prova senza carico, poi prelevano l’acqua dalla fonte idrica indicata dai coordinatori a terra, che di solito è il bacino più vicino all’incendio. In alcuni casi la fonte più vicina è il mare, che però può essere agitato e richiede per questo un addestramento maggiore, oltre che un coordinamento con la capitaneria di porto più vicina.

L’acqua viene sganciata in pochissimi secondi, aprendo quattro grossi portelloni sulla parte inferiore dell’aereo (possono anche essere aperti uno per volta). Morgante ha spiegato in un’intervista sul canale “Jakidale” che lo sgancio ideale avviene a una quota di circa 30 metri dal suolo e a una velocità di 185 chilometri orari. Le condizioni possono variare, soprattutto per questioni di sicurezza, ma se l’acqua viene sganciata da troppo in alto rischia di vaporizzarsi e di essere meno efficace.

La modalità con cui viene attaccato un incendio varia in base alle sue caratteristiche e a quelle del territorio. Se possibile si inizia a sganciare acqua sulla testa, cioè la parte dove il fuoco avanza più velocemente, e poi si lavora sui fianchi. Possono essere usati anche due o più canadair che volano in formazione, attaccando il fuoco uno dietro l’altro. In una sola missione un canadair può arrivare a fare tra i 20 e i 30 sganci.

Canadair in formazione cercano di spegnere un incendio nel comune di Posada, in provincia di Nuoro, in Sardegna (Emanuele Perrone/Getty Images)

Tendenzialmente le missioni con i canadair riescono a spegnere un incendio in una giornata: alcuni piloti raccontano che una delle soddisfazioni del mestiere è il fatto di riuscire a vedere abbastanza nell’immediato il risultato del loro lavoro. Succede sempre più spesso, però, che lo sforzo di una giornata non basti. Gli incendi avanzano per diversi giorni e i canadair si fermano durante la notte perché il buio non permette di volare in sicurezza.

Per la natura della loro missione, i piloti di canadair non sono tenuti a rispettare rotte prestabilite, ma possono muoversi nello spazio aereo piuttosto liberamente, usando le strumentazioni di bordo e basandosi su ciò che vedono fuori dai grossi finestrini della cabina di pilotaggio. Questa libertà piace a molti piloti, ma richiede anche una maggiore attenzione per individuare ostacoli come imbarcazioni e boe sull’acqua oppure cavi e sporgenze rocciose in aria, specialmente quando la visibilità è ridotta a causa del fumo.

I piloti di canadair provengono spesso da carriere nell’aeronautica militare, ma c’è anche chi parte da esperienze di volo ad alti livelli nell’aviazione civile. A differenza di molti aerei di linea i canadair si pilotano prevalentemente a mano, con poche automazioni, e in condizioni spesso difficili. Per questo si possono pilotare solo dopo aver ottenuto diversi brevetti e un addestramento specifico, a cui si può accedere solo dopo una selezione. Durante i giorni di inattività i piloti si mantengono allenati con esercitazioni sul campo e con un simulatore di volo in grado di ricreare situazioni critiche per imparare come gestirle: il primo e per ora unico al mondo specifico per i canadair si trova proprio in Italia.