La casa di Salvador Allende è stata venduta a privati dopo quasi due anni di polemiche
In Cile il vecchio governo di sinistra avrebbe voluto farci un museo ma non ci era riuscito, anche perché la vendita era diventata un caso politico
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I discendenti dell’ex presidente cileno Salvador Allende, che morì probabilmente suicida durante un colpo di stato militare nel 1973, hanno venduto a privati la sua storica casa di famiglia nella capitale Santiago, chiudendo così una vicenda che aveva fomentato un dibattito politico, che a sua volta aveva fatto incagliare le trattative.
Durante il mandato del presidente di sinistra Gabriel Boric, finito a marzo, il governo aveva promesso di acquistare la casa per farne un museo e un memoriale. Nel progetto Boric avrebbe voluto includere, e quindi comprare, anche le due residenze di Patricio Aylwin, che nel 1990 fu il primo presidente democratico dopo la fine della dittatura del generale Augusto Pinochet. È stata una delle promesse non mantenute di Boric.
Il progetto fu un pasticcio, divenne un caso politico, e Boric fu costretto a rimangiarsi la proposta nel giro di pochi giorni dopo l’annuncio alla fine del 2024. In Cile la memoria storica è una questione complessa, ma le ragioni furono essenzialmente amministrative e politiche.
La Costituzione cilena infatti vieta ai membri del parlamento e del governo di fare accordi commerciali con lo stato. All’epoca avevano incarichi pubblici due discendenti di Allende: la figlia minore Isabel Allende Bussi (da non confondere con la famosa scrittrice) era senatrice da trent’anni, la nipote Maya Fernández Allende era ministra della Difesa. A gennaio del 2025 Boric ammise l’errore e fece dimettere Fernández Allende. Ad aprile dello stesso anno, per la vicenda, la Corte costituzionale destituì Allende Bussi da senatrice con una decisione senza precedenti.

Maya Fernández Allende ai tempi in cui era ministra, con Boric e il generale Javier Iturriaga del Campo nel settembre del 2022 (AP Photo/Esteban Felix)
L’opposizione approfittò del caso, accusando la famiglia Allende di voler lucrare sulla vendita. Un parlamentare del partito di estrema destra dell’attuale presidente José Antonio Kast, che ha preso il posto di Boric ed è un nostalgico della dittatura di Pinochet, presentò una denuncia per frode fiscale. Il caso è stato archiviato su richiesta della procura questo luglio per mancanza di prove, sbloccando la vendita, che è avvenuta il 4 agosto: la casa è andata a privati, perché nel frattempo la famiglia aveva perso le speranze che finisse allo stato.
– Leggi anche: In Cile la memoria storica è una questione complessa
È stata comprata per l’equivalente di circa 948mila euro dalla società Linkapsis Geodesia & Ingeniería, che ci farà degli uffici. Conserva intatti lo scrittoio e la biblioteca dove il presidente Allende faceva le riunioni politiche.
Anche la famiglia di Aylwin ha messo in vendita le residenze, raccontando di essersi convinta che Boric non facesse sul serio. Con Kast, che appena entrato in carica aveva annullato il piano per trasformare un noto centro di tortura in un luogo della memoria, era poco probabile che il progetto del museo ripartisse. Nell’ultimo discorso da presidente, a marzo, Boric si è assunto la responsabilità del fallimento.



