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  • mercoledì 20 luglio 2011

Salvador Allende si suicidò

I risultati delle ultime indagini confermano la ricostruzione ufficiale: l'ex presidente cileno si uccise durante il golpe Pinochet

La commissione incaricata di chiarire le circostanze della morte dell’ex presidente cileno Salvador Allende ha confermato che la sua morte durante il golpe militare del generale Augusto Pinochet avvenne per suicidio, come sostenuto dalla versione ufficiale. I risultati dell’inchiesta sono stati resi noti dopo due mesi dalla riesumazione del corpo di Allende, chiesta dalla sua famiglia.

Salvador Allende morì l’11 settembre del 1973 durante l’assalto dei militari di Pinochet al palazzo presidenziale di Santiago del Cile, La Moneda. La versione ufficiale della sua morte, confermata dal suo medico personale, è che il presidente si tolse la vita con un fucile AK-47 che gli era stato regalato da Fidel Castro. Alcuni dei suoi sostenitori invece hanno sempre sostenuto che sia stato ucciso dai golpisti mentre difendeva La Moneda. Durante il suo ultimo discorso da presidente trasmesso via radio poche ore prime della morte, Allende disse: «Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento».

L’inchiesta ha concluso che Allende morì in seguito a due colpi d’arma da fuoco sparati con un fucile che teneva in mezzo alla gambe. «Abbiamo verificato una ferita alla testa causata da due colpi di arma da fuoco», ha detto uno degli esperti che hanno stilato il rapporto finale. La famiglia di Salvador Allende ha detto di avere appreso con gioia la notizia: «Le conclusioni del rapporto sono in linea con quanto abbiamo sempre creduto. Di fronte a circostanze estreme, preferì togliersi la vita piuttosto che essere umiliato», ha detto Isabel Allende, figlia dell’ex presidente e attuale senatrice cilena.

Salvador Allende era diventato presidente del Cile il 3 novembre del 1970. La sua candidatura era stata da subito fortemente osteggiata dagli Stati Uniti, che in quegli anni erano terrorizzati dalla possibilità che il comunismo contagiasse il Sudamerica. Una volta eletto, Allende iniziò subito a muoversi per realizzare la sua riforma socialista della società cilena. Fu avviato un programma di nazionalizzazione delle principali industrie private e fu creata una sorta di tassa sulle plusvalenze. Il governo inoltre annunciò una sospensione del pagamento del debito estero.

La politica di Allende, sempre più sbilanciata a sinistra verso il socialismo, e i suoi stretti rapporti con Cuba, Fidel Castro trascorse un mese a Santiago nel 1971, allarmarono sempre di più Washington. L’amministrazione Nixon cominciò a esercitare una pressione economica sempre più crescente attraverso diversi canali: l’embargo, il finanziamento degli oppositori politici nel Congresso Cileno e, nel 1972, l’inconsueto appoggio economico erogato al sindacato dei camionisti, che paralizzò il paese con continui scioperi e manifestazioni. L’11 settembre 1973 le forze armate guidate dal generale Augusto Pinochet occuparono La Moneda e instaurarono una dittatura che rimase al potere per diciassette anni.

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