La Spagna si è preparata a una nuova crisi a Ceuta
In vista di una possibile mobilitazione di persone migranti ha aumentato la presenza di agenti e militari e installato una nuova barriera nella sua exclave
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In queste ore la Spagna ha potenziato il dispiegamento di poliziotti e militari nella sua exclave nordafricana di Ceuta, in vista di una possibile nuova crisi migratoria: non è detto che accada, ma in vari gruppi marocchini sui social erano circolati messaggi in cui si parlava di una nuova mobilitazione proprio per oggi, 15 agosto. Alla fine di luglio più di 80mila persone erano riuscite ad attraversare la frontiera tra Ceuta e il Marocco; poi se n’erano andate nel giro di poche ore, anche perché non avevano ricevuto l’assistenza promessa loro online.
Da allora la Spagna ha inviato a Ceuta 500 agenti di polizia in più, che adesso in totale sono 1.600, e li ha affiancati con 2mila militari dotati di droni, elicotteri e motovedette. Ha anche inviato la nave “Duque de Ahumada”, la più avanzata della marina nazionale.
Il governo spagnolo ha inoltre fatto posizionare una nuova barriera al termine del molo recintato del varco di El Tarajal: è quello meridionale da cui a fine luglio erano entrate le persone, soprattutto a nuoto (ce n’è un altro a nord, chiuso da anni). La nuova barriera è galleggiante: è lunga 500 metri, emerge dall’acqua tra i 30 e i 70 centimetri e ha una parte immersa di un metro. Alcuni giorni fa era stata messa una barriera simile anche a Melilla, l’altra exclave spagnola in Marocco.

Un posto di blocco sul lato marocchino della frontiera, a Fnideq, il 14 agosto (EPA/JALAL MORCHIDI)
Secondo fonti del ministero dell’Interno citate dal País, le nuove barriere non hanno solo funzioni di deterrenza, ma vengono considerate un appiglio legale per poter praticare le cosiddette devoluciones en caliente, ovvero i respingimenti immediati da terra dei migranti intercettati mentre cercano di raggiungere via mare Ceuta o Melilla.
«L’allerta è alta, però non è una minaccia reale; il Marocco si sta preparando», hanno detto al País fonti nella Guardia Civil, un corpo militare con funzioni di polizia. Si riferiscono al fatto che stavolta anche il Marocco – che aveva avuto sicuramente un ruolo nella crisi di due settimane fa, così come in quelle precedenti – ha rafforzato la sicurezza sul suo lato della frontiera, posizionando nuove recinzioni.
– Leggi anche: Perché si parla di una nuova crisi migratoria a Ceuta il 15 agosto
Da giovedì in poi il Marocco ha fatto controlli e messo posti di blocco nelle località vicine a Ceuta, e le autorità marocchine hanno impedito le partenze di alcuni treni e autobus dalle città più grandi. Dopo la prima crisi, il Marocco aveva negato di averla favorita e cercato di sminuire il proprio ruolo: per esempio aveva aperto decine di procedimenti penali contro i presunti organizzatori, ed è plausibile che questi nuovi provvedimenti, così visibili, rispondano alla stessa logica.
Negli scorsi giorni il governo spagnolo ha mantenuto una comunicazione cauta con il Marocco, visto che gli serve la sua collaborazione; tuttavia ha dato avvertimenti alle persone che potrebbero riprovare a superare il confine. Rivolgendosi a loro, il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha detto di non rischiare «la vita, i soldi e il futuro» per «un’avventura destinata al fallimento».
Due settimane fa nel tentativo di arrivare a Ceuta erano morte almeno 96 persone. Circa 5mila persone migranti sono rimaste, tra cui migliaia di minorenni: il governo sta iniziando a esaminare le richieste d’asilo degli adulti, nella maggior parte dei casi respingendole.



