L’Unione Europea cerca nuovi modi per rispondere agli attacchi ibridi russi
In un incontro a Bruxelles i ministri della Difesa dovrebbero discutere di un nuovo protocollo che si ispira al funzionamento della NATO, fra qualche perplessità
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Lunedì mattina è iniziato a Bruxelles un incontro in cui i ministri della Difesa degli stati membri dell’Unione Europea discuteranno, fra le altre cose, di come migliorare le loro capacità di difesa e di come rispondere al crescente numero di attacchi ibridi fatti dalla Russia nel territorio dell’Unione. In base alle anticipazioni dei giornali, durante l’incontro la Commissione europea dovrebbe proporre di creare un Protocollo di sicurezza d’emergenza che possa essere attivato quando i paesi vengono colpiti da attacchi simili.
L’obiettivo è organizzare dei meccanismi di risposta europei, con interventi che rimangano al di sotto della soglia di un attacco armato e che siano paralleli a quelli della NATO. Sul funzionamento e sull’utilità di questo Protocollo però ci sono molte perplessità.
Con “attacchi ibridi” si intendono azioni violente e militari contro un paese che però non arrivano alla soglia della guerra aperta. Negli scorsi mesi, quelli attribuiti alla Russia in territorio europeo sono stati moltissimi e in continuo aumento. Dopo ogni episodio l’Unione Europea ha criticato la Russia, ma finora ha preso pochi provvedimenti: questo anche perché la difesa non è fra le competenze dell’Unione Europea, dato che gli stati membri non hanno mai votato per trasferirle questo potere (una possibilità prevista dall’articolo 42 del Trattato di Maastricht, quello fondativo dell’Unione Europea).
Il tema della difesa comune è tornato centrale negli ultimi anni, ma finora l’impegno dell’Unione è stato principalmente economico, con l’approvazione di piani che prevedono prestiti agevolati e maggiore flessibilità fiscale per i paesi che vogliono aumentare le proprie capacità militari. La cooperazione militare invece è rimasta una prerogativa della NATO, l’alleanza militare di cui quasi tutti i paesi membri dell’Unione fanno parte (le eccezioni sono Austria, Cipro, Irlanda e Malta). Per esempio, a partire dal 2023 la NATO ha avviato delle missioni di pattugliamento militare del confine russo e del mar Baltico, proprio in risposta agli atti di sabotaggio della Russia.
– Leggi anche: Gli attacchi ibridi della Russia in Europa sono sempre meno ibridi
Il Protocollo di sicurezza d’emergenza dovrebbe essere una specie di versione europea dell’articolo 4 del trattato fondativo della NATO, che prevede l’avvio di consultazioni tra i paesi membri ogni volta che «l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata». L’articolo 4 è uno strumento preventivo e non impone un intervento concreto come il più noto articolo 5, ma è comunque un modo di convocare i membri della NATO e farli discutere di un possibile attacco o di altre preoccupazioni. Dalla fondazione della NATO, nel 1949, l’articolo 4 è stato invocato nove volte, due delle quali nel 2025 dalla Polonia e dall’Estonia: in entrambi i casi dopo l’incursione di droni e jet russi nei loro spazi aerei.
Diversi diplomatici europei, rimasti anonimi, hanno però riferito al Financial Times che non tutti i paesi sono d’accordo su come affrontare gli attacchi russi, e che c’è molta confusione su quali sarebbero le funzioni del nuovo protocollo europeo. Alcuni si chiedono come questo nuovo strumento possa conciliarsi con i processi della NATO, e se la creazione di percorsi decisionali sovrapposti renderà più difficile coordinare una risposta efficace in breve tempo. «Non credo che nessuno pensi che il modo per contrastare i russi sia quello di tenere più riunioni», ha detto un diplomatico.
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