Il granchio blu sta risalendo parecchio il Po
Dal 2022 sta divorando cozze e vongole alla foce del fiume, e ora non si sa se potrà fare danni anche altrove
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Nei giorni scorsi a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia, è stato fotografato un granchio blu trovato nel fiume Po. Guastalla dista in linea d’aria poco più di 166 chilometri dal delta del Po, dove negli ultimi anni il granchio blu è proliferato a ritmi altissimi divorando vongole e cozze negli allevamenti. È qualche chilometro più in là rispetto a dove era stato trovato nel 2023, più o meno all’altezza di Mantova, la più lunga distanza dalla foce del fiume documentata dagli studiosi. Ed è la conferma di una tendenza sempre più consolidata.
Da qualche anno il granchio blu ha infatti iniziato a risalire il corso del fiume. Lo ha attestato un gruppo di ricerca dell’università di Ferrara, che all’inizio del 2026 ha pubblicato uno studio scientifico ricostruendo gli spostamenti dei granchi lungo l’asta del fiume (cioè il suo percorso principale) nei tre anni precedenti.
Normalmente i granchi blu vivono vicino alla costa, dove si sono espansi in modo eccezionale, cominciando anche a spostarsi nei corsi d’acqua dell’entroterra. Di solito comunque rimangono entro poche decine di chilometri dal mare, ma dalla ricerca è emerso che si sono allontanati molto di più rispetto a quanto successo nel resto d’Italia e d’Europa. Al momento non si hanno ancora certezze sugli effetti che questi spostamenti potrebbero avere sul resto delle specie che abitano nel Po.
Le ragioni sono diverse: hanno a che fare con l’elevata densità della popolazione di granchi nel delta del Po, con il comportamento dei maschi della specie e forse anche con la siccità.
I ricercatori hanno osservato che i periodi di massima risalita nel Po sono coincisi con i periodi più siccitosi di questi ultimi anni, quando la portata del fiume era minore. Anna Gavioli, ricercatrice di Scienze dell’ambiente e prevenzione dell’università di Ferrara e tra gli autori dello studio, specifica che questi ultimi avvistamenti del granchio a Guastalla non hanno fatto parte del loro studio e che pertanto offrono dati preliminari che andrebbero confermati con dei test. «Rispecchiano però una tendenza che avevamo osservato già negli anni scorsi», dice. «Il fatto che il granchio blu si spinga così in là nel fiume è peraltro abbastanza eccezionale di per sé. Sono le distanze in acqua dolce più lunghe finora riscontrate nel bacino del Mediterraneo».
Il granchio blu è una specie alloctona, cioè che in Europa e in Italia non esisteva fino a circa la metà del Novecento, quando ci furono i primi avvistamenti. Probabilmente i primi individui sono arrivati nei mari europei trasportati nelle acque di zavorra delle navi. Nel 2022 il numero dei granchi iniziò a crescere in modo esponenziale nel delta del Po, nelle valli di Comacchio, nella sacca di Goro e nelle altre lagune del Nordest.
Secondo gli esperti è possibile che quella crescita fosse dovuta alla grave siccità di quell’estate: il Po aveva poca acqua e il mare iniziò a risalire il corso del fiume portando molti granchi in aree perfette per la loro riproduzione. Le piene causate dalle alluvioni del 2023 avrebbero poi riversato milioni di piccoli nelle lagune, là dove vengono allevate vongole e cozze di cui i granchi blu si cibano, e che hanno fortemente ridotto.
Le autrici e gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista scientifica Scientific Reports, hanno monitorato la presenza del granchio blu in un tratto del Po lungo circa 250 chilometri, dal delta del Po fino alla diga di Isola Serafini, al confine tra la Lombardia e l’Emilia-Romagna, la prima barriera fisica invalicabile per la risalita delle specie acquatiche. Tra il 2022 e il 2025 hanno intervistato una cinquantina di pescatori del posto per raccogliere informazioni sui granchi blu trovati nel Po, e le hanno poi verificate con delle ispezioni e degli altri studi.
In questo modo nel 2023 avevano documentato una risalita del granchio blu fino a 160 chilometri dalla foce del Po, all’incirca all’altezza di Mantova. È una distanza senza precedenti tra quelle attestate in Europa e nel resto del bacino del Mediterraneo: in Spagna, per esempio, il granchio blu era stato trovato nel fiume Guadalquivir a circa 108 chilometri dalla costa.
Mattia Lanzoni, anche lui ricercatore di Scienze dell’ambiente e prevenzione dell’università di Ferrara che ha lavorato allo studio, spiega che i granchi blu possono migrare nelle acque dolci quando la popolazione diventa molto numerosa. Sono quasi esclusivamente gli individui maschi adulti a risalire nel Po, per una questione biologica: compiere la muta, perché l’acqua dolce consente loro di diventare più grossi. Le dimensioni maggiori (anche 20 centimetri) garantiscono più competitività nei confronti degli altri maschi e una capacità superiore di attirare le femmine per gli accoppiamenti, che avvengono invece nelle foci delle varie diramazioni del fiume e nelle lagune.
Non è quindi un comportamento anomalo per i granchi blu risalire i corsi d’acqua dolce. Ma i ricercatori lo stanno osservando in Italia solo in questi ultimi tempi proprio perché qui la diffusione del crostaceo originario dell’oceano Atlantico è relativamente recente. Gavioli aggiunge che i periodi di sovraffollamento della popolazione di granchi lungo le coste e nelle lagune possono innescare il cannibalismo tra granchi, ed è anche per questo che alcuni individui si spingono temporaneamente nell’entroterra, per cercare nuove fonti di cibo.
Gavioli e Lanzoni dicono che le risalite maggiori nel Po negli ultimi anni – fino a 160 chilometri dalla foce – sono state registrate in seguito a periodi di siccità prolungata tra il 2022 e il 2023. Al contrario nel 2024 la risalita del granchio si è fermata sotto ai 130 chilometri dal delta: quell’anno la portata dell’acqua era più alta. Semplificando, succede che quando la massa d’acqua si riduce, la corrente rallenta e così diminuisce anche il contrasto dell’acqua, dunque lo sforzo fisico è minore per il granchio blu, che «pur essendo un ottimo nuotatore non è un salmone», dice Gavioli, e quindi fatica a muoversi controcorrente.
Sebbene non attribuiscano una causalità diretta agli effetti della siccità sul fiume, secondo i due ricercatori la presenza dei granchi blu a Guastalla potrebbe esserne stata comunque favorita. La situazione attuale del fiume, con le temperature molto elevate di quest’estate, il calo conseguente del livello dell’acqua e l’aumento del cuneo salino, cioè la risalita di acqua salata dal mare nel letto del fiume, è in linea con quanto osservato dal 2022.
Per quanto riguarda infine il possibile impatto ecologico della presenza dei granchi nel Po, non si hanno ancora dati certi. A differenza degli ambienti marini e costieri in cui i danni provocati dal granchio blu sono stati documentati nel tempo, la sua presenza nei corsi d’acqua dolce è ancora poco studiata. Gavioli spiega che il Po ospita già diverse specie ittiche alloctone che nell’America del Nord sono note per essere predatori naturali del granchio blu, per esempio il pesce gatto americano e il persico trota.
«È abbastanza logico pensare che queste due specie possano predare il granchio blu anche nel Po», dice Gavioli. «A sua volta il granchio potrebbe predare le anguille cieche, quando risalgono dal mare nelle aree più vicine alla foce. Ma non abbiamo informazioni certe perché mancano ancora degli studi specifici su come si comporti il granchio in queste aree».
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