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  • Mercoledì 12 agosto 2026

Cosa ci fanno questi grossi mezzi blindati fuori dalle stazioni

Secondo qualcuno un bel niente, perché di fatto stanno lì solo per essere sorvegliati dai militari: per il governo invece aumentano la sicurezza

Un mezzo blindato Puma fuori dalla stazione Centrale di Milano (Paola Chiesa via Instagram)
Un mezzo blindato Puma fuori dalla stazione Centrale di Milano (Paola Chiesa via Instagram)
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Da qualche mese fuori dalle stazioni di Milano e di Roma si vedono grossi mezzi blindati simili a carri armati, presidiati da militari dell’esercito. Stanno fermi in punti precisi ma non si muovono e non entrano in azione: nelle intenzioni del governo, che li ha voluti, dovrebbero servire a scoraggiare piccoli crimini in luoghi percepiti poco sicuri e più soggetti a fenomeni di illegalità. Molti però, tra esponenti dell’opposizione ma anche tra esperti e addetti ai lavori, pensano che siano inutili e che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni li usi più che altro per fare propaganda.

I mezzi, spesso descritti impropriamente come carri armati o scambiati per anfibi, sono in realtà veicoli blindati chiamati Puma, progettati alla fine degli anni Ottanta per il trasporto dei soldati e per missioni di ricognizione.

Quelli che si vedono in giro erano già nelle disponibilità dell’Esercito. L’azienda produttrice ne realizzò circa 580 e li consegnò all’Esercito Italiano tra il 2001 e il 2004, che li utilizzò in alcune missioni all’estero. Andrea Cucco, direttore del quotidiano specializzato Difesa Online, ha scritto che l’utilizzo dei Puma per scopi militari si ridusse progressivamente dopo che i mezzi rivelarono diverse vulnerabilità. L’Italia si trovò così con un surplus: alcuni furono venduti o ceduti ad altri paesi, altri sono tuttora in servizio presso alcuni reparti dell’Esercito. 

Un mezzo Puma presidiato da alcuni militari davanti alla stazione Termini di Roma (ufficio stampa della polizia via ANSA)

A partire da gennaio il governo ha deciso di riutilizzarli nella cosiddetta operazione “Strade sicure”, un piano nel quale vengono impiegate diverse migliaia di militari per presidiare luoghi considerati più a rischio come ambasciate, ministeri e luoghi di culto, ma anche le stazioni.

Sono i ministeri dell’Interno e della Difesa che decidono insieme quanti mezzi e uomini destinare a questa operazione e come distribuirli sul territorio, mentre le questure ne attuano i piani. Al momento tre Puma sono utilizzati a Roma (due alla stazione Termini e uno vicino al Colosseo), mentre a Milano ce ne sono sei. Nelle comunicazioni ufficiali il governo aveva scritto che questi ultimi sarebbero stati posizionati nella stazione Centrale e in quella di Rogoredo, nella periferia sud, ma negli scorsi mesi ne era stato visto uno anche in piazza Gae Aulenti, non è chiaro se con lo stesso scopo.

L’Esercito ha detto che l’impiego dei Puma avviene utilizzando risorse già nella disponibilità della Difesa e destinate all’operazione “Strade sicure”, che tra il 2025 e il 2027 il governo ha finanziato con circa 240 milioni di euro all’anno. Non ha però dato informazioni più dettagliate, se non che i costi sono limitati e che non sono previste indennità aggiuntive per i militari impiegati insieme ai mezzi.

Il governo e le istituzioni coinvolte hanno detto che i blindati hanno una funzione di «occupazione e presidio del territorio» allo scopo di ridurre «fenomeni di illegalità, di marginalità sociale e di degrado». L’Esercito dice che garantiscono una maggiore protezione ai militari, che aiutano nello svolgimento del servizio come gli altri mezzi utilizzati anche dalle forze dell’ordine, e che assicurano un effetto di deterrenza.

I Puma, comunque, non hanno una funzione operativa: non vengono usati, cioè, per spostamenti durante il servizio o per operazioni di pattugliamento. Vengono parcheggiati la mattina e rimossi la sera, ma per tutto il giorno stanno fermi nello stesso punto, tanto che in alcune foto li si vede con i cunei per fermare le ruote, circondati da transenne, oppure con piccoli contenitori che sembrano raccogliere perdite di olio o carburante.

Proprio per questo l’impiego dei Puma viene considerato da molti un’operazione solo propagandistica, a cui Meloni ha voluto dare molta enfasi: nei primi giorni dell’iniziativa aveva pubblicato sui suoi profili social foto e video che la riprendevano mentre ringraziava personalmente i militari che piantonavano i mezzi, sia a Milano che a Roma. Alessandro Onorato, assessore di centrosinistra del comune di Roma, ha pubblicato un video su Facebook che mostra i Puma lasciare il piazzale della stazione Termini poco dopo la mezzanotte, cioè proprio quando la stazione è meno sicura. Onorato ha quindi accusato il governo Meloni di usare i blindati solo per dare un’impressione di maggiore sicurezza alle tante persone che passano dalla stazione ogni giorno.

Tra gli scettici non ci sono solo i politici dell’opposizione, ma anche alcuni professionisti nei settori della sicurezza e della difesa, come il generale Pietro Serino, ex capo di stato maggiore dell’Esercito, che ha detto di ritenere inutili i mezzi schierati fuori dalle stazioni. Li ha molto criticati anche Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, della Digos, dell’intelligence e della Protezione Civile, quando ne ha parlato dentro il podcast del Post Wilson (dopo il minuto 46): ha detto che il compito dei militari vicino ai blindati non è sorvegliare la situazione circostante, ma rimanere vicino ai mezzi per proteggerli, perché il fatto stesso che mezzi del genere siano per la strada costringe a non lasciarli senza un presidio.

Secondo Gabrielli, insomma, finirebbero paradossalmente per diventare un impedimento al mantenimento dell’ordine pubblico. L’Esercito ha negato questa ricostruzione e ha sostenuto che i militari impiegati «concorrono alla sicurezza e alla vigilanza dell’area loro assegnata».

I dirigenti militari comunque hanno dimostrato a più riprese un certo malcontento verso il progetto “Strade sicure” nel suo complesso, che negli ultimi anni il governo, anche attraverso i Puma, ha invece deciso di potenziare.

Il piano fu introdotto nel 2008 dal governo di Silvio Berlusconi. Nacque come una misura emergenziale e transitoria che sarebbe dovuta durare solo sei mesi, ma venne continuamente prorogata e diventò strutturale. Il personale impiegato fu inizialmente di 3mila unità, provenienti dall’Esercito, dall’Aeronautica e dalla Marina. Negli ultimi tempi ha raggiunto picchi di 8mila unità. L’ultima proroga, valida fino al 2027, ne ha fissate 6mila, a cui si aggiungono altre 800 da impiegare solo all’interno delle stazioni per un’operazione più specifica chiamata “Stazioni sicure”.

Gli alti comandi della difesa (in particolare quelli dell’Esercito, da cui proviene la maggior parte del personale impiegato) temono che il progetto sottragga personale alla difesa e peggiori il suo livello di addestramento. Tra i militari è diffusa la percezione di uno svilimento della propria professionalità, perché invece di venire utilizzati nelle missioni di difesa per le quali sono stati formati vengono impiegati per operazioni generiche di pubblica sicurezza, costretti a piantonare portoni, binari del treno o, come in questo caso, mezzi blindati.

A differenza di Carabinieri e Polizia, i militari delle Forze armate non hanno pieni poteri di polizia, né possono svolgere mansioni di polizia giudiziaria: non possono, per esempio, identificare una persona sospetta, né eventualmente arrestarla (in quei casi devono chiamare un agente di pubblica sicurezza per controllare i documenti e procedere col fermo).

Questa questione ha già creato problemi anche dentro alla maggioranza di governo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto si ritrova periodicamente a dover fare i conti con i malumori dei militari e per questo spinge per un ridimensionamento e un ripensamento dell’operazione “Strade sicure”, incontrando però le resistenze della Lega e di alcuni esponenti del suo stesso partito, Fratelli d’Italia.