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  • Mercoledì 12 agosto 2026

Se la minaccia era così grave, perché solo Trump è stato fatto scendere dall’Air Force One?

È quello che si chiedono i giornalisti che erano a bordo dell’aereo presidenziale a inizio luglio, in mezzo a una scena da film

Trump sale sul secondo aereo per andare dalla base militare di Mildenhall (Inghilterra) a Washington, l'8 luglio 2026 (AP Photo/Alex Brandon)
Trump sale sul secondo aereo per andare dalla base militare di Mildenhall (Inghilterra) a Washington, l'8 luglio 2026 (AP Photo/Alex Brandon)
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A luglio il presidente statunitense Donald Trump è stato fatto scendere segretamente – e usando un carrello del cibo – dall’Air Force One che avrebbe dovuto portarlo dalla Turchia all’Inghilterra: i servizi d’intelligence avevano infatti ritenuto credibile la minaccia di un attacco iraniano contro di lui. La storia è stata raccontata per la prima volta martedì dal New York Times e dal Washington Post e da allora sta provocando un dibattito acceso negli Stati Uniti.

Il tema è: se era stata ritenuta credibile una minaccia contro l’aereo su cui viaggiava Trump, perché dallo stesso aereo non sono stati fatti scendere politici, funzionari e giornalisti che erano al seguito del presidente? (Sull’aereo c’era anche il segretario di Stato Marco Rubio: non si sa se sapesse della minaccia).

È comune che vengano prese misure straordinarie per proteggere il presidente, e succede che si chieda alla stampa di mantenerle segrete almeno per un certo periodo per non compromettere la loro efficacia. È invece assai inusuale che la Casa Bianca non informi di possibili rischi le persone direttamente coinvolte, in questo caso proprio i giornalisti, che hanno fatto tutto il viaggio convinti di essere sullo stesso aereo di Trump e senza sapere nulla sugli allarmi.

Una o un giornalista rimasto anonimo ha detto al Washington Post che lui (o lei) e i suoi colleghi «si prendono dei rischi come parte del lavoro, ma non al posto del presidente».

Una situazione simile, con un cambio di aereo, era già successa nel 2000, ma in quell’occasione la stampa era stata informata in anticipo dei rischi.

Il presidente Bill Clinton doveva volare dall’India al Pakistan, dove il rischio di attacchi terroristici era alto. All’aeroporto di Mumbai, Clinton finse di salire su un aereo militare C-17: percorse le scalette e salutò le persone a terra, come da prassi. Poi all’ultimo momento, senza farsi vedere dal pubblico, cambiò strada e salì su un aereo Gulfstream, più piccolo e senza alcuna scritta riconoscibile, mentre i giornalisti e lo staff salivano sul C-17.

Susan Page, giornalista di USA Today e al tempo presidente dell’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, fu informata dello scambio e dei rischi che si credeva ci fossero: durante il viaggio quindi i giornalisti sapevano che il presidente non era a bordo con loro. L’aereo su cui si trovava Clinton seguì il C-17 durante il viaggio, e quando atterrarono il presidente scese dal secondo aereo, quello bianco, rendendo subito palese che c’era stato lo scambio.

Il Gulfstream su cui viaggiò Bill Clinton per andare a Islamabad, in Pakistan, il 25 marzo del 2000 (REUTERS)

Con l’amministrazione Trump le cose sono andate diversamente. Trump era arrivato in Turchia non con il solito Air Force One ma con il nuovo Boeing 747-8 donato dal Qatar. Finiti gli incontri in Turchia, Trump aveva detto che sarebbe volato in Inghilterra con il vecchio Air Force One «in onore dei vecchi tempi»: era questo l’aereo su cui erano a bordo anche Rubio, funzionari e giornalisti e da cui lui è stato fatto scendere di nascosto.

A fine luglio però un’inchiesta del New York Times aveva rivelato che la scelta non era stata una preferenza del presidente, ma rispondeva a ragioni specifiche: l’intelligence statunitense aveva infatti scoperto una minaccia iraniana credibile e il vecchio Air Force One aveva dispositivi di sicurezza migliori rispetto all’aereo del Qatar. L’amministrazione però ha continuato a tenere segreta l’operazione che aveva portato a far scendere Trump da un aereo e farlo salire su un altro.

Pochi giorni fa Jacqui Heinrich, la presidente dell’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, ha mandato un’email ai suoi colleghi dicendo di aver parlato con alcuni rappresentanti del governo per lamentarsi della mancanza di trasparenza e per chiedere chiarimenti sui rischi a cui sono stati esposti a loro insaputa.

I rapporti di Trump con la stampa sono da tempo problematici. Il presidente accusa continuamente i media che non lo adulano di diffondere notizie false, e ha fatto causa a vari giornali e giornalisti che hanno pubblicato notizie scomode o poco lusinghiere su di lui, chiedendo risarcimenti da miliardi di dollari. Dall’inizio del suo secondo mandato cerca inoltre di influenzare e limitare le attività di giornali ed emittenti che percepisce come ostili, in modo a volte sguaiato e plateale.

– Leggi anche: Quando Trump è stato fatto scendere dall’Air Force One nascosto dentro un carrello