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  • Martedì 11 agosto 2026

Bashar al Assad è stato condannato a morte in contumacia in Siria

L’ex dittatore, il cui regime fu rovesciato alla fine del 2024, è stato giudicato colpevole di crimini di guerra e contro l’umanità

Bashar al Assad viene accolto al palazzo dell'Eliseo a Parigi durante una visita nel 2010 (AP Photo/Remy de la Mauviniere)
Bashar al Assad viene accolto al palazzo dell'Eliseo a Parigi durante una visita nel 2010 (AP Photo/Remy de la Mauviniere)
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L’ex dittatore Bashar al Assad, che governò in modo autoritario la Siria per 24 anni e che poi fu deposto da un’offensiva di ribelli nel dicembre del 2024, è stato condannato a morte in contumacia. Un tribunale siriano lo ha giudicato colpevole di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Assad non era presente: dopo la caduta del suo regime è fuggito in Russia, dove lui e la sua famiglia vivono tuttora. È difficile dire se il nuovo governo siriano riuscirà a ottenere la sua estradizione.

Assad era scappato senza avvertire nessuno, nemmeno collaboratori e parenti, quando i ribelli dell’attuale presidente Ahmed al Sharaa, l’ex comandante dello Stato Islamico che con il suo gruppo Hayat Tahrir al Sham aveva guidato l’insurrezione, erano ormai alle porte della capitale Damasco. Ai generali aveva promesso l’aiuto militare della Russia, sua alleata sempre meno rilevante nella Siria di al Sharaa, che poi non si era materializzato.

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Il regime degli Assad, che Bashar ereditò nel 2000 dal padre Hafez, è stato uno dei più corrotti e brutali della storia recente. Dopo una breve fase in cui Bashar si raccontò come un riformatore, si rividero le tattiche spietate e paranoiche del padre. Durante la guerra civile iniziata nel 2011 fece arrestare, torturare e uccidere decine di migliaia di oppositori. Il regime usò le armi chimiche contro la sua stessa popolazione. Assieme agli alleati russi e iraniani, assediò le città in mano ai ribelli e affamò la popolazione. Si stima che in 13 anni di guerra civile siriana sia stato ucciso circa mezzo milione di persone.

Il sistema repressivo costruito in decenni di dittatura – Hafez prese il potere negli anni Settanta – era noto per le sparizioni e le incarcerazioni arbitrarie, in strutture fatiscenti, spesso sotterranee e disumane dove le torture erano all’ordine del giorno. Il simbolo di questo apparato era la gigantesca prigione di Sednaya, soprannominata il «macello umano».

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Insieme a Bashar sono stati condannati a morte con le stesse accuse il fratello minore ed ex capo dell’esercito Maher, sempre in contumacia perché anche lui è fuggito in Russia, e il cugino Atef Najib, che invece era in tribunale. Quello di Najib, arrestato nel gennaio del 2025 dopo una lunga latitanza, era stato il primo processo contro un ex funzionario di Assad in Siria. Era stato capo della sicurezza a Daraa, la città meridionale dove cominciarono le rivolte al tempo della primavera araba, a cui il regime rispose mandando i carri armati. Non è chiaro se e quando la sua condanna verrà eseguita.