Persino LinkedIn ne ha abbastanza dei post fatti con l’AI

Una delle piattaforme che ne ospitano di più ha introdotto un nuovo tasto per segnalare i contenuti che sembrano “sbobba AI”

La sede di LinkedIn a San Francisco. (Smith Collection/Gado/Getty Images)
La sede di LinkedIn a San Francisco. (Smith Collection/Gado/Getty Images)

Da un paio di settimane LinkedIn, il social network dedicato principalmente al mondo del lavoro, ha introdotto sulla piattaforma un nuovo tasto che permette agli utenti di segnalare i post e i commenti che sembrano scritti con l’intelligenza artificiale (AI). Non è una novità che i social network attivino strumenti di questo tipo, ma nel caso di LinkedIn è particolarmente significativo: notoriamente, una grande quantità dei post che ospita sono ormai fatti con l’AI, che ha influenzato il linguaggio e l’identità della piattaforma.

A differenza degli altri social, dove vengono pubblicati soprattutto contenuti di svago e intrattenimento, LinkedIn è pensato per mettere in contatto professionisti che vogliono trovare lavoro, assumere dipendenti o promuovere la propria attività, mettendo in mostra le proprie esperienze, competenze e capacità.

Per questo, è comune che gli utenti pubblichino post per condividere consigli e insegnamenti di business oppure discorsi motivazionali. In buona parte, li fanno scrivere ai chatbot, cosa che ha uniformato molto i post sia dal punto di vista della forma sia del contenuto: incipit forti e che catturano l’attenzione, toni assertivi e altisonanti, sviluppo a elenchi puntati, un finale con una domanda che crei engagement.

Il tasto introdotto da LinkedIn dice nella versione italiana “sembra contenuto IA scadente”; in quella in inglese, “Seems like AI slop”, cioè “sembra sbobba fatta con l’AI”. “Sbobba” è il termine con cui ci si riferisce in gergo ai contenuti dozzinali, derivativi e di scarsa qualità tipici dei software di AI generativa.

Il Wall Street Journal scrive che la startup Pangram Labs, specializzata nel rilevamento di contenuti fatti con l’intelligenza artificiale, ha verificato che a giugno il 41 per cento dei post lunghi fatti sulla piattaforma e il 30 per cento dei commenti erano stati scritti con l’AI. Su social come X e Reddit, per esempio, i post fatti con l’intelligenza artificiale (sempre secondo le rilevazioni di Pangram Labs) erano meno: il 29 per cento sulla prima piattaforma e il 13 per cento sulla seconda.

– Leggi anche: LinkedIn serve a qualcosa?

Dal momento che anche le interazioni e i collegamenti su LinkedIn sono utili per trovare nuovi lavori, clienti o opportunità di vario genere, anche i commenti più lunghi sotto ai post con tanti like e interazioni sono spesso scritti con l’AI. Anche questi hanno i loro elementi distintivi: una emoji con il simbolo del riciclo usata per chiedere di condividere il post, per esempio, oppure strutture tipiche dei chatbot come “non è questo, è quello”.

Dan Roth, caporedattore e vicepresidente dei contenuti di LinkedIn, ha detto al Wall Street Journal che «Molti di questi contenuti finiscono nella zona grigia del ‘sembra scritto da esseri umani, ma non lo è del tutto’, e questo dà una brutta sensazione».

La decisione di LinkedIn di introdurre questo tasto non è stata accolta benissimo dagli utenti: molti hanno commentato sul social dicendo che l’intelligenza artificiale su LinkedIn viene usata solo per scrivere meglio o per mettere in ordine le idee e non con l’intento di ingannare gli altri utenti. Inoltre anche la scelta delle parole “sbobba AI” non è stata apprezzata perché molto connotata negativamente.

Un’altra contraddizione segnalata da giornali e utenti è che, fino a qualche mese fa, LinkedIn aveva attivato la funzione “migliora il tuo post” che permetteva alle persone di modificare il proprio post, appunto, con l’intelligenza artificiale, riscrivendolo o sistemandone la forma. Esattamente il contrario di quello che promuove ora con l’introduzione del nuovo tasto per segnalare l’uso dell’AI.