Francesco Guccini, il fumettista

Tra un disco e l’altro collaborò con grandi autori del fumetto italiano come Magnus, Guido Buzzelli e l’amico Bonvi

La copertina di Storie dello spazio profondo (Mondadori)
La copertina di Storie dello spazio profondo (Mondadori)

Prima ancora dei classici della letteratura, che avrebbe poi citato e rielaborato in moltissime canzoni, nella formazione di Francesco Guccini ci fu il fumetto: un mezzo espressivo a cui il cantautore, morto giovedì a 86 anni, riconosceva una grande dignità letteraria e che non smise mai di consigliare, anche ai suoi ascoltatori più adulti che tendevano a liquidarli come un genere minore. «Mi è capitato di chiacchierare spesso con lui di questa sua passione e quando anche mi trovai a visitare la sua casa di Pavana sull’Appennino mi trovai a notare che c’erano più fumetti che dischi, in giro» ha scritto Luca Crovi, redattore di Sergio Bonelli Editore, in un ricordo.

Da bambino Guccini si appassionò alle strisce che trovava sul Corriere dei Piccoli, la prima rivista settimanale di fumetti italiana, e alle storie di paperi scritte e disegnate dallo statunitense Carl Barks, che a suo dire avrebbe meritato un Nobel. Crescendo Guccini non si accontentò più di leggerli: a un certo punto cominciò a sceneggiarne per conto suo.

Lavorò con alcuni tra i più influenti fumettisti italiani dello scorso secolo, tra cui Magnus, Guido Buzzelli, Filippo Scozzari e Massimo Cavezzali. La sua collaborazione più nota però fu quella con l’amico Franco Fortunato Gilberto Augusto Bonvicini, meglio conosciuto come Bonvi. Guccini scrisse alcune sceneggiature di Sturmtruppen, la sua serie più famosa, sulle scorribande di un gruppo di scalognati, servili e goffi soldati nazisti; e aiutò Bonvi a sistemare i dialoghi di Cronache del dopobomba, storia ambientata in un futuro post-apocalittico e ispirata all’omonimo romanzo di Philip K. Dick.

Il prodotto più noto della loro complicità artistica fu Storie dello spazio profondo, considerato uno dei più originali e rilevanti fumetti di fantascienza italiani. Raccontava la storia di un avventuriero biondo senza nome, alter ego dello stesso Bonvi, e del robottino pedante e saccente che lo accompagna nelle sue scorribande in giro per lo spazio, che invece rappresentava Guccini.

Insieme Guccini e Bonvi realizzarono storie divertenti, dissacranti e piene di trovate riuscite. Uscirono nel 1970, otto anni prima che la saga di Star Wars popolarizzasse un certo di tipo immaginario spaziale e d’avventura, e sorprendono ancora oggi per alcune intuizioni: su tutte il design del robottino, che ricorda molto quello di Wall-E, un personaggio che sarebbe stato creato quasi quarant’anni più tardi.

Storie dello spazio profondo uscì in sette episodi su Psyco, rivista che ebbe un’esistenza editoriale molto breve. Fu pubblicata soltanto per 6 numeri, usciti dall’aprile al settembre del 1970, ma in quei pochi mesi consentì a una nuova generazione di fumettisti emergenti di sperimentare con i generi.

Oltre a Bonvi e Guccini, collaborarono con Psyco anche Alfredo Castelli, Carlo Peroni e soprattutto Guido Buzzelli, che vi pubblicò La rivolta dei racchi, uno dei suoi lavori più noti e apprezzati.

Guccini e Bonvi erano appassionati di fantascienza, un genere che in quegli anni circolava in Italia soprattutto grazie a Urania, la storica collana Mondadori che aveva portato per prima in libreria autori come Robert Sheckley e Philip K. Dick, a cui la critica ha in effetti accostato lo stile di Storie dello spazio profondo.

Decisero di unire gli immaginari e le invenzioni che avevano trovato in quelle storie all’umorismo satirico di Sturmtruppen. Il loro metodo di lavoro era disordinatissimo e molto poco specializzato, ma funzionava. Guccini lo descrisse così: «Io inventavo una storia e poi facevo la sceneggiatura, che Bonvi non rispettava assolutamente e faceva sempre come voleva lui».

La storia comincia con uno spunto comico: durante una partita a carte sul pianeta New Sodoma, l’avventuriero perde la propria astronave contro il robot, che da quel momento lo obbliga ad accettarlo come compagno di viaggio. Fin dall’inizio Storie dello spazio profondo rivela un evidente intento satirico, rivolto soprattutto contro gli atteggiamenti più superficiali e consumistici dell’Italia del tempo.

In una delle prime storie, per esempio, la coppia si imbatte in una scalcagnata stazione radio spaziale e decide di usarla per lanciare un nuovo prodotto, il fantomatico “Pirulazio”, di cui millantano capacità miracolose con una campagna pubblicitaria molto aggressiva. In un’altra fondano un’agenzia viaggi chiamata “Orgiastic Travel Co.”, dove ricevono la visita di clienti che parlano solo per citazioni bibliche e che li trascinano in un lungo viaggio alla ricerca di un misterioso pianeta.

Guccini e Bonvi abbondarono con i comprimari, gli antagonisti e le ambientazioni: dalla principessa Tchyzia, erede al trono di Kromon in fuga dalla polizia segreta del regno, a Serpens, l’usurpatore che aveva spodestato suo padre, fino al generale Van der Seeker, il dittatore da rovesciare con l’aiuto della “Legione dello Spazio”, un colpo di partigiani spaziali.

Ma c’erano anche il pirata Morgan III°, ingaggiato in un episodio per eliminare la cantante Cris Lamour; l’impresario senza scrupoli Conrad Bakely, il cui nome era un’allusione al produttore discografico bolognese Corrado Bacchelli; e il suo rivale in affari McFifty, che a un certo punto assolda un sicario per accopparlo.

Guccini scrisse sceneggiature anche per altri fumettisti. Nel farlo fu agevolato dal fatto di vivere a Bologna, probabilmente la città che negli anni Settanta contribuì più di ogni altra alla diffusione del fumetto autoriale e d’avanguardia in Italia.

Tra le altre cose partecipò all’ideazione e alla stesura della prima storia di Lo sconosciuto, uno dei personaggi più famosi di Magnus (Roberto Raviola). Ma collaborò anche con Filippo Scozzari, per cui scrisse la storia Barbùn versus realtà, incentrata sulla malinconica quotidianità di una persona senza dimora, e con Guido Buzzelli in L’uomo che reggeva il cielo e in Colpo di Stato, che nonostante il titolo altisonante raccontava l’alienante giornata lavorativa di Giuseppe Rossi, che fin dal nome incarnava lo stereotipo dell’impiegato italiano servile, dogmatico e sprovvisto di coscienza di classe; un po’ alla maniera di Fantozzi, insomma.

Ma realizzò anche fumetti per conto suo, tra cui Vita e morte del brigante Federigo Bobini detto “Gnicche”, disegnato da Francesco Rubino e dedicato al celebre bandito toscano dell’Ottocento, e la raccolta umoristica La legge del bar e altre comiche.

Prima ancora di lavorare a Storie dello spazio profondo, Guccini si era occupato anche di animazione, un medium che ai tempi veniva utilizzato principalmente per promuovere beni di consumo.

Lo fece collaborando con Carosello, il famoso contenitore pubblicitario della Rai. Guccini sceneggiò gli spot di Salomone pirata pacioccone, un cartone animato ideato per pubblicizzare i prodotti dell’azienda dolciaria Fabbri, insieme all’autore televisivo Guido De Maria e allo stesso Bonvi.

In ogni episodio il protagonista, un impacciato capitano piemontese, navigava alla ricerca di fantomatici bottini e tesori insieme ad altri due colleghi bucanieri, il siciliano Mano di fata e il veneziano nostromo Fortunato.

Il canovaccio degli episodi era semplicissimo, ma molto efficace. A un certo punto il trio catturava il nemico di turno e Mano di Fata si rivolgeva a Salomone ponendogli sempre la stessa domanda, con un accento siciliano molto ostentato: «Capetano, lo possiamo torturare?». E Salomone rispondeva: «Ma cosa vuoi torturare tu? Porta pazienza! So ben io come fargli aprire la bocca. Basta offrirgli un cucchiaino di amarena Fabbri».

Guccini ebbe un ruolo importante nel fumetto italiano anche come divulgatore. Partecipò in qualche occasione al Lucca Comics, la più importante fiera di fumetti europea, e non perdeva occasione per citare la sua passione per riviste controculturali italiane come Frigidaire, Cannibale, Undercomics e la stessa Psyco. Era poi noto il suo rapporto di amicizia con Andrea Pazienza, un estimatore della sua musica, che gli dedicò diversi ritratti e caricature.

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