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  • Lunedì 10 agosto 2026

Esultare troppo presto, e alla fine non vincere

Di recente è successo a un motociclista, ma capita spesso nello sport e non solo in quelli su due ruote: non si fa una gran figura

La nederlandese Lorena Wiebes festeggia la vittoria, mentre Marianne Vos (la seconda da destra) la batte al fotofinish, 14 aprile 2024 (ANP via Getty Images)
La nederlandese Lorena Wiebes festeggia la vittoria, mentre Marianne Vos (la seconda da destra) la batte al fotofinish, 14 aprile 2024 (ANP via Getty Images)
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Durante il recente Gran Premio di Gran Bretagna di Moto2 lo spagnolo Manuel González ha esultato troppo presto, alla fine del penultimo giro, perché pensava fosse l’ultimo. Per questo è stato superato da diversi piloti: uno di loro, lo spagnolo Daniel Holgado, lo ha anche toccato, rompendogli la marmitta. Alla fine González è finito 14esimo, e la gara è stata vinta dal pilota ceco Filip Salač. González, però, non è il primo a cui capita una cosa del genere. Ci sono molti esempi di sportivi che hanno esultato in anticipo per una vittoria che poi non è arrivata, finendo spesso per fare una figuraccia.

Solo nel motociclismo questa cosa era già successa parecchie volte, soprattutto nelle categorie minori, come la Moto3. Nel 2022 successe una cosa simile persino in MotoGP, la più importante categoria del Motomondiale, quando lo spagnolo Aleix Espargaró tagliò il traguardo del penultimo giro convinto che fosse l’ultimo. Pensando di essere arrivato secondo – un ottimo risultato, visto che in quei mesi si stava giocando il Mondiale – lasciò andare l’acceleratore e iniziò a festeggiare, finché si accorse che la gara era ancora in corso. Al vero termine della gara, Espargaró arrivò quinto.

In Superbike, dove si corre con le moto derivate dai modelli di serie, capitò una cosa simile al brasiliano André Veríssimo. Nel 2020 si mise a esultare già all’ultima curva dell’ultima gara di campionato a Potenza, ma fu poi superato da due avversari. Fortunatamente per lui, aveva già vinto il campionato. Veríssimo è morto nel 2023, dopo un gravissimo incidente nel campionato brasiliano.

Cose simili sono capitate spesso anche su altre due ruote, nel ciclismo, dove di solito le gare finiscono in modo ancora più concitato e succede più spesso di vincerle per pochi istanti e qualche centimetro. Nel 2024 la miglior velocista del mondo, Lorena Wiebes, perse una gara al fotofinish per aver alzato le braccia troppo presto.

Un altro caso recente è quello del belga Jasper Philipsen, al Tour de France del 2022. Convinto di aver vinto la quarta tappa dell’evento più importante del ciclismo mondiale, Philipsen esultò in modo piuttosto plateale, per poi scoprire che il connazionale Wout van Aert lo aveva preceduto di 8 secondi.

Un caso ancora più eclatante fu quello del 2004 alla Milano-Sanremo, una delle più importanti corse di un giorno del ciclismo. A dieci metri dalla fine e dopo una volata concitata, il tedesco Erik Zabel alzò le mani al cielo, sicuro di aver vinto la sua quinta Milano-Sanremo. Se ne approfittò lo spagnolo Oscar Freire, che in pochissimi istanti sorpassò Zabel sulla destra e vinse la gara, con soli 17 centimetri di vantaggio.

Esempi simili si ritrovano anche in sport senza ruote e in gare meno concitate, dove quindi è ancora più difficile sbagliarsi. Agli Europei di atletica leggera del 2024 a Roma, la marciatrice spagnola Laura García-Caro aveva iniziato a festeggiare il terzo posto a qualche decina di metri dal traguardo, rallentando e permettendo così all’ucraina Lyudmyla Olyanovska di sorpassarla e vincere la medaglia di bronzo, proprio mentre García-Caro alzava il pugno al cielo, già con la bandiera al collo.

Nel 2015 diventò invece virale il video del francese Tanguy Pepiot, che durante una gara universitaria di 3000 siepi rallentò, guardò il pubblico e, ormai convinto di aver vinto, festeggiò, facendosi così superare e perdendo la gara.

Nel tennis, invece, qualcuno negli anni scorsi è stato mandato in confusione dalla “nuova” regola del super tie-break, introdotto per i tornei del Grande Slam (i più importanti del tennis, cioè Wimbledon, Roland Garros, Australian Open e U.S. Open). Il tie-break è quello che succede di norma quando in un set i due tennisti o le due tenniste arrivano a 6 game pari e vince chi arriva a 7 punti; il super tie-break, invece, si gioca solo nel set decisivo degli Slam e vince il primo che arriva a 10.

Agli Australian Open dello scorso gennaio, per esempio, Sebastian Ofner era convinto di aver vinto contro Nishesh Basavareddy dopo aver fatto il punto del 7-1 nel tie-break. Ma mentre stava avvicinandosi alla rete per complimentarsi con l’avversario, l’arbitro gli ha ricordato che la partita non era ancora finita e Basavareddy ha così completato una clamorosa rimonta, vincendo il super tie-break 13-11 e la partita.

Succede anche a squadre intere di esultare troppo presto.

Nel 2018, durante i quarti di finale NBA, il campionato nordamericano di basket, i Philadelphia 76ers pareggiarono all’ultimo secondo contro i Boston Celtics grazie a un tiro dell’italiano Marco Belinelli. In un primo momento, però, si pensò che il tiro valesse tre punti anziché due e che avesse quindi fatto vincere i 76ers: l’allenatore Brett Brown esultò e nel palazzetto furono sparati i coriandoli. Ma, appunto, era soltanto un pareggio, e ormai avrete capito come andò a finire: i 76ers persero la partita e, qualche giorno dopo, anche l’intera serie dei playoff.

Quest’anno, nel calcio, persino un’invasione di campo è stata un po’ troppo prematura. È successo durante l’ultima giornata di National League, la quinta divisione inglese, che aveva attirato molta attenzione perché si affrontavano le due squadre in cima alla classifica, York e Rochdale, in una sorta di spareggio per la promozione. A un minuto dalla fine dei tempi di recupero il Rochdale, a cui serviva una vittoria per passare, aveva segnato il gol dell’1-0. I suoi tifosi avevano invaso subito il campo per festeggiare, ma una volta ripreso il gioco lo York era riuscito a segnare il gol del pareggio al 103esimo minuto, praticamente all’ultimo istante, ottenendo la promozione.

Insomma, è meglio non festeggiare poco prima del traguardo, a meno di essere l’uomo più veloce di tutti i tempi.

Usain Bolt durante la finale dei 100 metri alle Olimpiadi di Pechino del 2008