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  • Giovedì 6 agosto 2026

L’Ucraina è senza difese contro i missili russi

Ha quasi finito gli intercettori necessari per proteggersi dai bombardamenti della Russia, e come rifornirsi è un tema enorme

Attacchi russi contro Kyiv, 5 agosto 2026 (Kostiantyn Liberov/Libkos/Getty Images)
Attacchi russi contro Kyiv, 5 agosto 2026 (Kostiantyn Liberov/Libkos/Getty Images)
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Nell’attacco di mercoledì contro Kyiv, la capitale dell’Ucraina, la Russia ha lanciato 115 droni e 24 missili balistici. I droni sono stati intercettati quasi tutti, in linea con la media che è di circa il 90 per cento. I missili intercettati invece sono stati zero. Hanno ucciso 17 persone e colpito supermercati e centri logistici. Nel precedente grande bombardamento russo contro Kyiv, compiuto il 1° agosto e in cui erano state uccise dieci persone, era stato intercettato appena un missile.

La ragione, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, è che «non ci sono più missili intercettori».

Al contrario dei droni, che sono relativamente più facili da abbattere, l’unico modo per intercettare un missile balistico è lanciargli contro un altro missile: tendenzialmente un missile Patriot, che sono gli intercettori di produzione statunitense maggiormente diffusi negli eserciti occidentali (l’Ucraina ha anche una batteria del sistema di difesa aerea franco-italiano SAMP/T, mentre le batterie di Patriot sono tra le 9 e le 12).

Per essere ragionevolmente certi dell’intercettazione, peraltro, un solo missile non basta: a seconda delle circostanze è necessario usare fino a tre Patriot per abbattere un missile balistico russo. È uno di quei casi in cui la difesa è estremamente più dispendiosa dell’attacco: un missile intercettore Patriot può costare oltre due milioni di dollari.

Una batteria di missili Patriot in Ucraina, agosto 2024 (AP Photo/Efrem Lukatsky, File)

Una batteria di missili Patriot in Ucraina, agosto 2024 (AP Photo/Efrem Lukatsky, File)

«I sistemi di difesa contro i missili balistici avrebbero potuto salvare le vite delle persone che sono morte oggi», ha detto Zelensky mercoledì. Il giorno stesso la NATO ha annunciato che cercherà «urgentemente» di rifornire intercettori all’Ucraina, ma non è chiaro dove li troverà, perché i Patriot in questo momento scarseggiano un po’ in tutto il mondo.

Durante la guerra in Medio Oriente degli scorsi mesi gli Stati Uniti hanno utilizzato circa i due terzi delle loro scorte di intercettori per difendere le proprie basi dagli attacchi iraniani. I paesi arabi del golfo Persico, sempre per difendersi dai bombardamenti dell’Iran, hanno usato complessivamente più di 1.100 intercettori soltanto nei primi tre mesi della guerra, da marzo a maggio. Gli stessi paesi europei hanno fatto grandi ordini di missili Patriot per rifornire le proprie scorte, ridotte in buona parte dalle forniture degli anni passati all’Ucraina.

Questa domanda supera enormemente la produzione: l’azienda statunitense Lockheed Martin, che possiede le licenze dei Patriot, ne produce circa 600 all’anno. È pochissimo rispetto alle quantità necessarie per soddisfare la richiesta globale. Lockheed Martin vorrebbe aumentare la produzione a 2.000 l’anno, ma lo farà entro il 2030.

Il problema poi non è soltanto la grande richiesta di missili Patriot in tutto il mondo: è che l’Ucraina è praticamente finita in fondo alla fila di chi li riceve. In questo momento gli Stati Uniti stanno dando la priorità al rifornimento delle proprie scorte e alla difesa dai paesi che considerano alleati più stretti, come Israele. I paesi arabi del Golfo, invece, con le loro capacità di spesa illimitate, ricevono quasi sempre la priorità nelle commesse.

Zelensky ha detto che nel 2026 il livello di fornitura dei Patriot è sceso a un terzo di quello che era nel 2025. Questo mentre la quantità di missili lanciati dalla Russia continua ad aumentare, anche come ritorsione degli attacchi ucraini: soltanto a luglio la Russia ha lanciato 128 missili balistici. È il doppio del mese precedente, ed è una cifra molto alta se si pensa che in tutto il 2025 ne aveva lanciati meno di 600.

Un magazzino fuori Kyiv colpito da un missile russo, 5 agosto 2026 (Andrew Kravchenko/Bloomberg/Getty)

Un magazzino fuori Kyiv colpito da un missile russo, 5 agosto 2026 (Andrew Kravchenko/Bloomberg/Getty)

L’Ucraina in questo momento ha due possibili soluzioni, entrambe complicate. La prima è costruirsi gli intercettori da sé: ci sta provando l’azienda ucraina Fire Point, che sta pianificando di costruire un nuovo tipo di missile intercettore diverso dai Patriot, mentre tutti gli altri elementi del sistema di difesa (radar, stazione di lancio, centro di controllo) sarebbero forniti dagli alleati europei.

La seconda è di entrare nella filiera di produzione dei missili Patriot, gestita dagli Stati Uniti. Oltre che in territorio statunitense, i Patriot sono prodotti in piccole quantità su licenza anche in Giappone e in Germania (da settembre). L’Ucraina vorrebbe entrare in questo programma: Trump aveva acconsentito a luglio, ma negli scorsi giorni si è rimangiato la parola.

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