Il principale ostacolo per il “campo largo”
Sembrano essere l’Ucraina e in generale la difesa, su cui il M5S e un pezzo di PD hanno idee forse troppo diverse
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I motivi per dubitare che il “campo largo” sia un’opzione realistica sono molti. Parliamo dell’eventuale ampia alleanza tra i principali partiti di centrosinistra che si oppongono al governo di Giorgia Meloni, il Movimento 5 Stelle, il Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra. Tra gli altri, l’argomento su cui una sintesi è evidentemente più complicata è la difesa e di conseguenza l’atteggiamento da tenere sulla guerra in Ucraina contro la Russia. Mercoledì, in parlamento, c’è stato un esempio chiaro della distanza tra i partiti del centrosinistra su questo, ma è un argomento che ha creato imbarazzi fin dall’inizio.
Dare o meno sostegno finanziario e militare all’Ucraina vuol dire concretamente scegliere come votare sulle sanzioni alla Russia, che armamenti mandare al governo ucraino, di quanto aumentare la spesa italiana in difesa, come porsi nei confronti della NATO. Sono tutte scelte con un grosso significato politico, e che i partiti di centrosinistra affronterebbero in modo assai diverso: la distanza maggiore c’è tra il Movimento e i piccoli partiti di centro, Italia Viva, Azione e +Europa, che sono contemplati nella versione larghissima e ancora più improbabile di questa coalizione (tra gli altri, il leader di Italia Viva Matteo Renzi sembra quello più desideroso di trovare un modo per starci dentro).

Da sinistra: il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, il leader di AVS Angelo Bonelli, la segretaria del PD Elly Schlein, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il presidente della Regione Campania Roberto Fico (Alessandro Garofalo/LaPresse)
Italia Viva, Azione e +Europa sono i più convinti sostenitori dell’aiuto militare all’Ucraina e dell’aumento della spesa militare, oltre che di una maggiore cooperazione tra le difese degli Stati europei. Per alcuni aspetti, la loro posizione è condivisa anche dal PD: la linea ufficiale spesso ribadita dalla segretaria Elly Schlein è a favore del diritto ucraino a difendersi e resistere alla Russia. Il problema è che nei fatti questa linea viene interpretata in vari modi dalle correnti del partito, c’è quella più moderata (i riformisti) che è quasi identica ai partiti di centro e quella più di sinistra che è meno convinta del piano di riarmo europeo, e più disposta ad avvicinarsi al Movimento 5 Stelle pur di tenere insieme la coalizione.
Dall’altra parte ci sono appunto il Movimento 5 Stelle e il suo leader Giuseppe Conte, che da anni votano contro l’invio di armi e soldi all’Ucraina e contro il piano di riarmo.

Conte alla Camera, in occasione di un voto sull’invio di armi all’Ucraina, a gennaio del 2025 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Il M5S ha recentemente avviato una campagna nazionale che si intitola «La guerra la paghi tu. Come ci tolgono i soldi per spenderli in armi», e che prevede comizi e incontri in giro per l’Italia per avvertire del rischio che i fondi per il riarmo e per l’Ucraina siano distolti dal welfare italiano, da sanità e scuola. Durante questi eventi il partito chiede che si smetta di finanziare l’Ucraina, la quale farebbe meglio ad arrendersi alla Russia per far finire la guerra. Secondo il M5S, l’Italia dovrebbe anche ricominciare a comprare il gas naturale russo, per mettere fine alla crisi energetica. Spesso la retorica usata da Conte ricorda un po’ quella usata dal regime del presidente russo Vladimir Putin.
In un comizio a inizio luglio, peraltro in occasione del primo evento pubblico organizzato dai partiti del “campo largo” per mostrarsi come un fronte unito, Conte ha detto: «Pensate che stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti».
Sono posizioni che il Movimento condivide peraltro con Roberto Vannacci, europarlamentare che ha di recente fondato il partito di estrema destra Futuro Nazionale. Anche una parte della Lega le sostiene.
Hanno una diversa intensità le posizioni di Alleanza Verdi e Sinistra, i cui principali esponenti Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni criticano la NATO, sono contrari all’aumento delle spese militari e dicono che la situazione internazionale non giustifica il riarmo. In modo non molto diverso da Conte, Bonelli e Fratoianni dicono che gli Stati europei e l’Ucraina dovrebbero tentare con più sforzo una soluzione diplomatica per mettere fine alla guerra.
Mercoledì il parlamento doveva esprimersi sulle comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sull’attivazione di un meccanismo europeo che, semplificando, serve ad aumentare la spesa e gli investimenti in difesa ed energia in deroga alle regole europee sui conti pubblici. Su questo i partiti potevano mettersi d’accordo e scegliere di votare una risoluzione, cioè un atto di indirizzo politico rivolto al governo: quella delle opposizioni non è stata votata, ma ha comunque messo in evidenza le divisioni nel centrosinistra sull’Ucraina.

Il voto sulla risoluzione di maggioranza alla Camera, il 5 agosto 2026 (Roberto Monaldo/LaPresse)
I parlamentari riformisti del PD hanno detto che non avrebbero votato la risoluzione presentata dal loro stesso partito in condivisione con il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Lo stesso hanno fatto i parlamentari di Italia Viva, che hanno presentato una loro risoluzione insieme a +Europa. Hanno presentato una mozione separata anche i parlamentari di Azione.
La risoluzione del campo largo aveva infatti una posizione decisamente più sbilanciata verso le idee del Movimento 5 Stelle. Chiedeva al governo di «riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede NATO e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato, nonché attivarsi per superare il piano di riarmo degli eserciti nazionali».
La risoluzione escludeva che «le risorse disponibili siano destinate a impegni di spesa militare» e anzi sosteneva che sarebbero dovute andare «al contrasto della povertà assoluta, al finanziamento della sanità pubblica, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica e alla diminuzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili».
Hanno criticato la risoluzione diversi esponenti riformisti del PD, tra cui il deputato ed ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini e il senatore Filippo Sensi. In un’intervista al Corriere della Sera la deputata Lia Quartapelle l’ha definita una posizione del «campo stretto», perché esclude di fatto la parte moderata del PD, oltre che i partiti di centro. In quell’intervista Quartapelle ha attaccato Conte e ha messo in forte dubbio che in questo modo la coalizione col Movimento possa concretizzarsi.
In un’intervista alla Stampa Conte ha detto che una soluzione per trovare una sintesi potrebbero essere le primarie, cioè un’elezione interna con cui far decidere agli elettori dei partiti del “campo largo” chi deve guidare la coalizione. L’idea di Conte è che se vince lui potrà prevalere la posizione del Movimento 5 Stelle. «Se dovessi vincere le primarie e tornare a Palazzo Chigi, il giorno dopo mi batterò in Europa per una soluzione negoziale che tuteli gli interessi di Kyiv», ha detto, ma alla domanda su cosa succederebbe se vincesse Schlein ha risposto: «Diciamo che, prima delle primarie, definiremo alcuni punti non negoziabili. Chiariremo delle questioni dirimenti, in modo che ci sia una linea condivisa chiunque sarà chiamato a guidare la coalizione». Insomma, una soluzione vera in realtà non c’è.
Schlein ha comunque respinto l’ipotesi di risolvere la questione con le primarie: «Non funziona così. Prima il programma condiviso da tutta l’alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito», ha detto.



