L’Italia chiederà di poter spendere di più per energia e difesa

Quasi 36 miliardi di euro con la cosiddetta clausola di salvaguardia, che verrà presentata alla Commissione Europea nei prossimi giorni

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti alla Camera durante la comunicazione sull’avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia, 5 agosto 2026 (Roberto Monaldo/LaPresse)
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti alla Camera durante la comunicazione sull’avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia, 5 agosto 2026 (Roberto Monaldo/LaPresse)
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Mercoledì il parlamento ha approvato la proposta della maggioranza che sostiene il governo di attivare la cosiddetta “clausola di salvaguardia nazionale”, lo strumento dell’Unione Europea che consente agli Stati membri di indebitarsi oltre i limiti previsti dalle regole europee per la disciplina dei bilanci, a patto di usare quelle risorse per programmi di difesa e per investimenti nel settore energetico. In pratica l’Italia chiederà più margine di spesa per l’energia e per la difesa.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha detto che il governo chiederà il massimo possibile previsto dalla misura per l’energia, che nel concreto equivale a circa 14,4 miliardi di euro, e destinerà il resto del margine disponibile per la difesa, meno di 22 miliardi, fino al 2028. Giorgetti ha detto che la richiesta sarà presentata entro la metà di agosto, la Commissione Europea la valuterà a settembre e l’ECOFIN, il gruppo del Consiglio dell’Unione Europea che comprende tutti i ministri delle Finanze, potrebbe approvarla a ottobre. La risoluzione della maggioranza è stata approvata con 181 voti favorevoli alla Camera e 98 al Senato.

La clausola di salvaguardia sulla difesa, la cosiddetta escape clause, consente di indebitarsi oltre i limiti previsti dal Patto di stabilità – il 3 per cento del Prodotto Interno Lordo (PIL) all’anno – fino all’1,5 per cento del PIL all’anno e per quattro anni, a patto di destinare quelle risorse a programmi di difesa. Era stata introdotta nel 2025 inizialmente con il piano di riarmo europeo, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. A giugno, data la crescente crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente, la Commissione Europea ha poi stabilito che di questo 1,5 per cento lo 0,3 potrà essere dirottato verso investimenti nel settore energetico, nel triennio tra il 2026 e il 2028, con un limite complessivo nei tre anni dello 0,6 per cento del PIL.

Lo 0,3 per cento del PIL all’anno non è un numero casuale, ma è la dimensione massima di flessibilità sui conti che anche i paesi che sforano i parametri europei possono richiedere in caso di circostanze eccezionali (come appunto una crisi energetica): è però una richiesta che deve arrivare dai singoli paesi, e che la Commissione deve approvare. Per evitare di trovarsi nella condizione di approvarla per alcuni e negarla per altri, la Commissione ha stabilito che lo 0,3 per cento del PIL lo possono usare tutti i paesi per gli investimenti in energia, scalandolo da quelli per la difesa.

La decisione di destinare parte delle risorse della clausola di salvaguardia al settore energetico si fondava su una richiesta pressante del governo italiano, che nei mesi scorsi aveva molto insistito con la Commissione Europea affinché allentasse le rigidità delle regole europee così poter finanziare misure di emergenza contro l’aumento del costo dell’energia innescato dalla guerra in Medio Oriente.

Il governo puntava in realtà a ottenere più flessibilità per finanziare la spesa corrente in misure di emergenza, come per esempio la riduzione delle accise sui carburanti o anche eventuali sgravi sulle bollette. La soluzione indicata dalla Commissione, però, prevede che gli stati possano usare quelle risorse per finanziare investimenti per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, come potrebbero essere per esempio nuove pale eoliche o una centrale nucleare che riducano l’uso di gas naturale, petrolio o carbone.

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Giorgetti non ha illustrato le singole misure che il governo intende finanziare con questi soldi, ma ha ricordato che non potranno essere usati per misure temporanee come appunto la riduzione delle accise. Ha aggiunto che per approvare lo scostamento di bilancio, cioè una modifica dei saldi di finanza pubblica inseriti nella legge di bilancio necessaria per aumentare l’indebitamento, bisognerà inoltre aspettare le informazioni aggiornate sull’andamento dei conti pubblici, che saranno disponibili alla fine di settembre.

Sapere come sono messi è rilevante per l’attivazione della clausola di salvaguardia, perché l’Italia non è ancora uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo aperta dalla Commissione Europea nell’estate del 2024. Il deficit è la differenza negativa tra le entrate e le spese dello Stato, e le regole europee prevedono che non possa superare il 3 per cento del PIL. L’Italia è al 3,1 per cento ed è costretta a un piano di rientro.

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