Alcuni ristoranti si danno la mancia da soli
Può succedere che la inseriscano nel conto come “contributo volontario”, che tanto volontario però non è
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Da qualche tempo si è aggiunta una nuova ragione per controllare lo scontrino alla fine di una cena al ristorante. Non è più solo questione di trovare eventuali errori nel conto: da quando è cambiato il sistema per registrare le mance in Italia, succede in certi casi che i ristoranti inseriscano da sé una voce per la mancia, definita in teoria “volontaria” ma di fatto sottoposta al cliente con modalità poco trasparenti e, di fatto, ingannevoli. Col risultato che i clienti possono dare la mancia anche senza volerlo, e nemmeno saperlo.
Se ne sta parlando in questi giorni perché l’influencer toscana Carlotta Roncarà ha pubblicato un video sui suoi profili social dicendo che, dopo essere stata a cena nel ristorante di un hotel di Forte dei Marmi, controllando lo scontrino aveva notato una voce che non aveva riconosciuto. Si trattava di un’aggiunta del dieci per cento (50 euro su un totale di 500 euro di spesa) segnata come “Contributo volontario”. La cifra poi non era sottoposta a una tassazione, a differenza del resto delle cose che avevano ordinato, che erano tassate al dieci per cento.
Insospettita, aveva chiamato il ristorante e le era stato detto che si trattava appunto di un contributo volontario, ovvero una mancia che il cliente accettava di pagare «prendendo visione dello scontrino».
Qualche giorno dopo, in un’intervista alla Stampa, il direttore dell’hotel aveva detto che si trattava di un sistema che era stato adottato da oltre un anno per «recepire la nuova disciplina fiscale sulle mance elettroniche e garantire una distribuzione più equa al personale». Aveva aggiunto però che i clienti possono scegliere se pagarlo e che nel caso di Roncarà si dev’essere trattato di un «malinteso». Roncarà nel video diceva che nessuno le aveva chiesto niente e aveva sottolineato che «Se c’è scritto “contributo volontario”, mi deve essere chiesto. Non può essere inserito in sordina nel conto».
In Italia le mance sono molto meno diffuse rispetto a paesi, come gli Stati Uniti, in cui rappresentano la quota principale di quello che guadagnano i camerieri. Esiste il “coperto”, voce che non è la stessa cosa della mancia ma che è l’extra che la maggior parte delle persone sono abituate a pagare nel conto al ristorante. Ma comunque anche in Italia, specialmente nei locali più costosi o in quelli frequentati da stranieri, i clienti possono facilmente lasciare delle mance.
Con la legge di bilancio del 2023 il governo ha introdotto un modo tracciato per pagare la mancia, riducendo la tassazione al 5 per cento, al posto della normale tassazione Irpef sul reddito del lavoratore. Uno dei problemi che aveva il sistema precedente era quello della mancata trasparenza e tracciabilità: di fatto, se non dichiarata, la mancia in contanti non veniva tassata o, se pagata con il pos assieme al resto del conto, veniva tassata come fatturato del locale e non sempre finiva ai dipendenti.
La misura introdotta nel 2023 prevede invece che il datore di lavoro si faccia garante e da tramite della mancia ai dipendenti. «Il datore di lavoro trattiene il 5 per cento e lo versa all’erario, e il resto finisce nella busta paga del dipendente», dice Luciano Sbraga, vice direttore di Fipe, la federazione italiana dei pubblici esercizi. I dipendenti poi possono decidere come distribuirle, per esempio se fare una cassa comune e poi dividerle equamente tra tutti.
L’importante è che il sistema di pagamento – il pos, per esempio – la recepisca come mancia, «perché segue un sistema di tassazione tutto suo e perché è una liberalità, ovvero soldi che il cliente dà di sua spontanea volontà al dipendente», aggiunge Sbraga. In caso contrario la somma viene indicata come fatturato e, contrariamente a quanto si possa pensare, al datore di lavoro non conviene «perché la tassazione sarebbe maggiore», continua.
La segnalazione di Roncarà è stata molto commentata e ripresa sui social, ma già qualche settimana prima Massimiliano Dona, avvocato che si occupa di tutela dei consumatori, aveva pubblicato un video nel quale mostrava una situazione simile in un bar di Roma. Sul menu c’era infatti una frase un po’ equivoca, che diceva: “Al conto verrà aggiunto un servizio di apprezzamento discrezionale del 15%”. Alla richiesta di chiarimenti di Dona, un cameriere ha spiegato che si trattava di una mancia e che quel “a discrezione” si riferisce al cliente.
Il problema è che spesso queste formulazioni sono fraintendibili: la parola mancia non compare da nessuna parte e non è chiaro se il consumatore possa decidere se applicare o togliere quella somma dal totale.
«Nel rapporto con il consumatore le regole sono chiare. Nessun contributo volontario può essere inserito nel conto “salvo opposizione del consumatore”, ovvero: ti addebito un contributo a meno che tu non chieda di toglierlo», dice Dona al Post. «È uno schema di silenzio-assenso che nei consumi è illegale. Al contrario, il Codice del consumo dice che nessuna prestazione, nessun costo può essere addebitato al consumatore senza una sua esplicita volontà».
Questa pratica della mancia nascosta, secondo Dona, si è diffusa particolarmente negli ultimi mesi in locali, hotel e ristoranti che lavorano molto con turisti stranieri o gestiti da stranieri, più abituati a dare la mancia. «Già da qualche anno però in Italia si sta assistendo a un aumento dei costi accessori», ovvero di tutti quei costi più piccoli che vengono aggiunti al conto totale per servizi che di norma sono gratis. Dai due euro di supplemento per la vista mare ai cinquanta centesimi per una fettina di limone. «I ristoratori lo fanno per guadagnare qualcosa in più senza aumentare i prezzi dei piatti», dice Dona. La mancia però ha il vantaggio di essere tassata meno.
Per evitare equivoci, dice Sbraga, la soluzione che la Fipe sta proponendo ai suoi associati da qualche anno è adottare un pos che preveda che, nel momento del pagamento, il cliente possa decidere se inserire o meno una percentuale di mancia, e di quanto lasciarla. Succede così per esempio negli Stati Uniti. Non sono molti però quelli che li hanno già adottati.



