• Mondo
  • Domenica 2 agosto 2026

Il nuovo capo delle forze armate ucraine ha molte cose a cui pensare

Mykhailo Drapatyi è in carica da fine luglio: la situazione militare è stabile e positiva per l'Ucraina, ma servono grosse riforme in poco tempo

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky stringe la mano al nuovo capo delle forze armate ucraine Mykhailo Drapatyi, Kiev, 20 luglio 2026 (Ukrainian Presidential Press Office via AP)
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky stringe la mano al nuovo capo delle forze armate ucraine Mykhailo Drapatyi, Kiev, 20 luglio 2026 (Ukrainian Presidential Press Office via AP)
Caricamento player

Il nuovo capo delle forze armate ucraine, il generale Mykhailo Drapatyi, dovrà affrontare molte grosse sfide in un momento che potrebbe essere fondamentale per la guerra di difesa dell’Ucraina contro la Russia. Drapatyi ha 43 anni ed è stato nominato a metà luglio con aspettative altissime: tra le altre cose dovrà riuscire a mantenere ed espandere i recenti successi militari dell’Ucraina, specie nella guerra con i droni, e dovrà riformare le forze armate, che sono in una fase di transizione potenzialmente rischiosa.

L’arrivo di Drapatyi a capo delle forze armate ucraine è coinciso con un’enorme disputa all’interno dei massimi ranghi militari e politici del paese su come portare avanti la guerra. È cominciata all’inizio di luglio con un grosso litigio pubblico tra Oleksandr Syrsky, il predecessore di Drapatyi, e Mychajlo Fedorov, l’ex ministro della Difesa, sulle strategie e i metodi di guerra. Il presidente Volodymyr Zelensky ha dapprima rimosso Fedorov e poi, dopo alcuni giorni di proteste di piazza, ha rimosso anche Syrsky e messo al suo posto, appunto, Drapatyi.

La principale sfida per Drapatyi sta proprio nel fatto che entra in carica in un momento molto delicato, in cui sia il ministro della Difesa sia il capo delle forze armate sono appena stati nominati, e quindi mancano la stabilità e la continuità al comando. Il sostituto di Fedorov come ministro, peraltro, si chiama Yevhen Khmara ed è stato nominato ad interim.

Questo è importante soprattutto in un momento in cui all’Ucraina le cose stanno andando piuttosto bene dal punto di vista militare. Il fronte di terra nel Donbass è di fatto stabilizzato: l’avanzata dei russi è stata praticamente fermata, e l’Ucraina riesce perfino a fare alcune limitate controffensive. Soprattutto, l’Ucraina sta ottenendo grossi successi nella guerra con i droni e nelle operazioni di bombardamento sia in Russia, dove colpisce sistematicamente le infrastrutture petrolifere ed energetiche per creare danni all’economia, sia nel territorio occupato della Crimea, che è sempre più isolato dalla Russia e in generale in una situazione difficile.

Drapatyi dovrà prendere il controllo delle forze armate avendo cura di mantenere e se possibile espandere questi successi. Poi però dovrà passare alle riforme, che nelle forze armate ucraine sono particolarmente urgenti.

Da sinistra, il ministro della Difesa ad interim Yevhen Khmara, Oleksandr Syrskyi, Volodymyr Zelenskyy e Mykhailo Drapatyi, 22 luglio 2026 (Ukrainian Presidential Press Office via AP)

Da sinistra, il ministro della Difesa ad interim Yevhen Khmara, Oleksandr Syrskyi, Volodymyr Zelensky e Mykhailo Drapatyi, 22 luglio 2026 (Ukrainian Presidential Press Office via AP)

La prima riforma riguarda la cultura e più in generale l’approccio alla guerra. Syrsky – il predecessore – è stato un eroe di guerra: tra le altre cose ha guidato la difesa di Kiev nel 2022, la controffensiva di Kharkiv nello stesso anno, e la breve incursione ucraina nella regione russa di Kursk nel 2024. Al tempo stesso però è un generale anziano, di formazione sovietica, che continua a privilegiare la guerra di trincea e che è ritenuto poco attento alle perdite di vite umane.

Secondo i suoi critici, Syrsky non sarebbe più adatto ai nuovi metodi di combattere la guerra, che richiedono un uso massiccio della tecnologia e soprattutto dei droni. Queste accuse sono parzialmente ingiuste: i successi degli ultimi anni nella guerra con i droni sono arrivati proprio sotto il comando di Syrsky, e anche l’idea che la guerra di trincea sia ormai cosa del passato è decisamente eccessiva. Al tempo stesso, è probabilmente vero che se le forze armate ucraine vogliono diventare pienamente moderne hanno bisogno di una nuova leadership.

Drapatyi sembra perfetto per questo compito: è più giovane, non ha avuto una formazione sovietica, è considerato più attento di Syrsky alle perdite umane ed è generalmente visto come un riformatore. Le sfide che lo aspettano non riguardano soltanto la strategia sul campo, ma anche elementi meno vistosi ma centrali come per esempio l’approvvigionamento di armi e munizioni.

Soldati ucraini con un drone, luglio 2026 (AP Photo/Evgeniy Maloletka)

Soldati ucraini con un drone, luglio 2026 (AP Photo/Evgeniy Maloletka)

La riforma più gravosa che aspetta la nuova leadership militare ucraina è però quella del reclutamento. L’Ucraina soffre ormai da anni di una cronica mancanza di soldati: l’esercito fa fatica a trovarne, e di conseguenza gli stessi soldati rimangono al fronte molto più di quello che sarebbe opportuno, le rotazioni sono lunghissime e l’età media dei soldati supera di molto i 40 anni.

Da tempo sarebbe necessaria una grande riforma (che formalmente è compito del ministero della Difesa, ma a cui le forze armate collaboreranno) che renda più sostenibili le rotazioni, e che di fatto aumenti il bacino delle persone che possono essere chiamate in guerra. Questa riforma però è molto impopolare e finora nessun ministro o generale è riuscito a farla approvare. La questione è diventata estremamente urgente: molti analisti si aspettano (ma per ora non ci sono conferme) che a settembre, dopo le elezioni legislative, la Russia annuncerà una mobilitazione generale per tentare una grande offensiva e sbloccare la situazione. Drapatyi e l’Ucraina potrebbero avere poche settimane per provare ad approvare le riforme.