Il principale rivale di Netanyahu alle elezioni è un generale
Il partito di Gadi Eisenkot è messo bene nei sondaggi per le elezioni di ottobre: in un paese dove tutta la politica è spostata a destra è considerato centrista
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Secondo i sondaggi in Israele c’è un uomo che può battere Benjamin Netanyahu alle elezioni del 27 ottobre: è Gadi Eisenkot, ex capo delle Forze armate. Eisenkot ha 66 anni, ha iniziato a fare politica dal 2022 dopo aver chiuso con la carriera militare e solo dallo scorso settembre ha creato un suo partito, Yashar. In Israele a ottobre si vota per rinnovare il parlamento e non direttamente per eleggere il primo ministro, ma Yashar è il partito di opposizione che dovrebbe ottenere più voti e quindi più seggi, rendendo Eisenkot il candidato naturale a capo del governo.
Saranno elezioni molto combattute: i sondaggi indicano che la coalizione di estrema destra guidata da Netanyahu, quella che è al governo ora, potrebbe non raggiungere la maggioranza. I margini sono stretti e in tre mesi molte cose possono cambiare, ma le speranze di chi in Israele vuole evitare un nuovo mandato per Netanyahu risiedono quasi tutte in Eisenkot.
In campagna elettorale Netanyahu descrive Eisenkot come un estremista di sinistra «amico degli arabi». In realtà ha un programma che punta sulla sicurezza e progetti volutamente vaghi sulla questione palestinese. Il suo partito è definito centrista, ma tutte le definizioni vanno calibrate sulla situazione politica israeliana: nel paese non c’è una vera opposizione di sinistra e anzi negli ultimi vent’anni tutta la politica si è molto spostata a destra. Il consenso è diviso tra l’estrema destra di Netanyahu e partiti più moderati, ma comunque conservatori.
In molti in Israele sottolineano che la forza principale di Eisenkot è quella di essere molto diverso da Netanyahu: in questo senso sono percepiti come fattori positivi il carisma personale limitato, nonché la retorica e l’inglese traballanti. Nella guerra a Gaza ha perso un figlio e due nipoti, uccisi in battaglia, cosa che a lungo lo ha difeso anche dagli attacchi da destra. Su di lui potrebbero convergere i voti di chi vuole prima di tutto una sconfitta di Netanyahu: Yashar nei sondaggi precede ampiamente Beyachad (Insieme), la lista di destra e centrodestra in cui si sono uniti Naftali Bennett e Yair Lapid, finora i principali leader dell’opposizione.

Gadi Eisenkot durante la cerimonia di promozione a capo delle Forze armate con Benjamin Netanyahu e l’allora ministro della Difesa Moshe Yaalon, a Gerusalemme il 16 febbraio 2015 (AP Photo/Sebastian Scheiner)
I generali sono sempre stati molto presenti nella politica israeliana. Erano militari quattro primi ministri del passato recente: Yitzhak Rabin, Ehud Barak, Ariel Sharon e Benny Gantz.
Eisenkot ha iniziato la carriera militare nel 1978. È figlio di immigrati marocchini piuttosto poveri, è nato a Tiberiade e cresciuto a Eliat, due città periferiche in Israele. Ha scalato posizioni nell’esercito, dal 2006 dirigendo le forze settentrionali (quelle impegnate contro Hezbollah in Libano) e diventando capo delle Forze armate fra il 2015 e il 2019, con Netanyahu già capo del governo.
È considerato l’ideatore della cosiddetta “dottrina Dahieh”, una tattica militare che prevede un uso «sproporzionato della forza» su aree dove si pensa siano presenti strutture del nemico, anche se abitate da civili. Dahieh è il quartiere di Beirut, la capitale del Libano, dove la presenza e il controllo di Hezbollah sono più forti. Come capo delle Forze armate Eisenkot non ha mai davvero messo in pratica quella dottrina, concentrandosi invece su obiettivi più strategici, come i tunnel di Hezbollah fra Libano e Israele, e rifiutando azioni di “punizione collettiva” dei palestinesi in Cisgiordania. La “dottrina Dahieh” è però diventata il metodo operativo dell’esercito israeliano nel sud del Libano, ed è stata usata con intensità senza precedenti nella Striscia di Gaza.
Nel 2018 Eisenkot fu molto criticato dalle formazioni di destra per la gestione del caso di Elor Azaria, un soldato che sparò e uccise un aggressore palestinese che era già a terra e non più pericoloso. Anche contro il parere di Netanyahu, Eisenkot sostenne la necessità di un processo militare, che infine si tenne e portò a una condanna a 18 mesi di carcere per Azaria.
Nel 2019 Eisenkot lasciò la carica e l’esercito, e alle elezioni del 2022 si presentò nella coalizione Unità Nazionale guidata da Benny Gantz. Nel 2023, dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre, fece parte del Gabinetto di guerra di Netanyahu, una sorta di governo di unità nazionale, che lasciò nel 2024 insieme agli altri esponenti della sua coalizione, in disaccordo su come il primo ministro stava conducendo la guerra: Eisenkot voleva un cessate il fuoco che portasse al rilascio immediato degli ostaggi da parte di Hamas e lamentava l’assenza di un piano per il futuro di Gaza dopo la fine della guerra.
In occasione dei funerali del figlio, nel dicembre del 2023, fece un discorso contro «la codardia, l’indecisione politica e le considerazioni ideologiche» del governo, accusando in particolare i ministri che volevano ristabilire delle colonie israeliane a Gaza, «in totale contrasto con gli obiettivi della guerra».
Lo scorso giugno si è infine dimesso dal parlamento e ha annunciato la nascita di una nuova formazione politica. In Yashar, che in ebraico significa “retto” “onesto” o “giusto”, entrarono alcuni esponenti di Unità Nazionale, del partito Laburista (centrosinistra), ma anche ex membri dello Shin Bet e del Mossad (i due servizi segreti israeliani, rispettivamente per l’interno e per l’estero).

Gadi Eisenkot con familiari e amici durante il funerale del figlio Gal Meir Eisenkot, l’8 dicembre 2025 (Alexi J. Rosenfeld/Getty Images)
Eisenkot non ha mai messo in discussione opportunità, modalità e durata della guerra a Gaza, ma è invece stato critico su quella contro l’Iran. Uno dei principali punti del suo programma è la creazione immediata di una commissione d’inchiesta sugli attacchi di Hamas del 7 ottobre e sul fallimento dei servizi segreti e dell’opera di prevenzione del governo di Netanyahu. Eisenkot ha più volte ribadito che nessuno fra chi aveva ruoli di governo in quei giorni dovrebbe più ricoprire incarichi pubblici, compreso Netanyahu. Netanyahu si è sempre rifiutato di creare una commissione d’indagine indipendente, e sta cercando di istituirne una influenzata dal governo.
Un altro punto centrale del programma di Eisenkot è rendere il servizio militare obbligatorio per tutti i cittadini israeliani, compresi gli arabo-israeliani e soprattutto gli ebrei ultraortodossi, che godono di un’esenzione dichiarata ingiustificata dalla Corte Suprema. L’attuale governo non ha mai fatto rispettare la sentenza e a metà luglio il parlamento ha approvato una legge che limita gli arresti dei renitenti alla leva, legge poi congelata dalla stessa Corte. Sempre riguardo agli ultraortodossi Eisenkot vuole imporre in tutte le scuole uno studio di base di matematica, scienze e storia: nelle scuole religiose ultraortodosse si studia solo la Torah, il libro sacro.
Yashar propone anche una legge che definisca in modo chiaro l’autorità del parlamento nell’approvare le leggi e della Corte Suprema nel respingerle o cancellarle, una misura che vuole prevenire i tentativi dell’estrema destra di ridurre o cancellare i poteri della magistratura.

Gadi Eisenkot durante un comizio, 30 giugno 2026 (AP Photo/Ariel Schalit)
Sulla questione palestinese i programmi sono molto meno netti. Eisenkot ribadisce spesso di non aver mai parlato «in 66 anni di uno Stato palestinese» né di considerare la soluzione a due stati come praticabile nella situazione attuale, perché «chi parla di “pace subito” non ha capito la guerra». Sostiene le colonie israeliane in Cisgiordania, ma a condizione che siano «nell’interesse dello stato di Israele e rispettose della legge». Le colonie israeliane in Cisgiordania sono illegali per il diritto internazionale.
Allo stesso tempo riferendosi ai coloni ha detto che «la violenza delle milizie estremiste» in Cisgiordania è un «atto criminale e terroristico» e che un progetto di annessione di tutti i territori oggi amministrati dai palestinesi sarebbe in primo luogo pericoloso per la sopravvivenza di Israele. Su quello che invece bisognerebbe fare è stato molto più vago, parlando di «separazione» dai palestinesi e della necessità di una nuova dottrina di difesa che permetta a Israele di restare una potenza regionale.
Se anche dovesse vincere, Eisenkot non potrà governare da solo ma dovrà costruire una coalizione necessariamente molto ampia, che escluderà probabilmente solo le attuali forze di governo (quindi l’estrema destra e i partiti ultraortodossi). Potrà essere necessario inserire nella maggioranza i partiti che rappresentano la minoranza araba, che dovrebbero raccogliere una decina di seggi sui 120 totali. Eisenkot non ha espressamente escluso di farlo, e Netanyahu ha reso questo elemento centrale negli attacchi verso di lui in campagna elettorale.



