L’AI di Bolsonaro sta partecipando alla campagna elettorale
L'ex presidente brasiliano è agli arresti domiciliari, ma un suo avatar è comparso a un comizio del figlio
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L’ex presidente di estrema destra del Brasile, Jair Bolsonaro, è agli arresti domiciliari per aver tentato un colpo di stato nel 2022 e altri reati. È stato condannato a 27 anni di carcere, e tra le altre cose gli è stato vietato ogni tipo di comunicazione pubblica: non può pubblicare sui social media, non può fare discorsi registrati, non può dare interviste. Ma sabato un suo video chiaramente generato con l’intelligenza artificiale è stato mostrato a San Paolo all’evento di lancio della campagna elettorale di suo figlio, Flávio Bolsonaro, che lo ha sostituito come candidato presidente dell’estrema destra alle elezioni di ottobre.
Nel video, l’avatar digitale di Bolsonaro dice immediatamente che «quello che vedete non sono io, questa è una simulazione della mia immagine e della mia voce creata con l’intelligenza artificiale». Ma poi aggiunge: «Sono stato imprigionato e silenziato da una decisione ingiusta e arbitraria, basata su qualcosa che non ho mai fatto». L’avatar ha poi proseguito chiedendo alla folla di sostenere la candidatura del figlio Flávio, definito «carne della mia carne» (per quanto sia strano che a dirlo sia un’AI).
Dopo la trasmissione del video dell’avatar di Bolsonaro, un gruppo di partiti di centrosinistra che sostiene l’altro principale candidato, il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, di sinistra, ha presentato una denuncia al Tribunale superiore elettorale contro Flávio Bolsonaro e il suo comitato elettorale, sostenendo che il video che raffigurava il padre fosse contro la legge. Anzitutto perché la condanna di Bolsonaro prevede che l’ex presidente non possa esprimersi in pubblico, e tramite l’avatar AI sembra averlo fatto.
E poi perché in Brasile le autorità elettorali hanno imposto regole molto severe sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per le comunicazioni elettorali. I contenuti fatti con l’AI devono essere tutti segnalati in maniera esplicita e ben visibile, sono vietati i deepfake che riproducono o alterano l’immagine o la voce di una persona per favorire o danneggiare una candidatura. Secondo la denuncia quel video rientrerebbe nella categoria dei deepfake vietati.
Il comitato elettorale di Flávio Bolsonaro ha smentito ogni irregolarità, sostenendo che la natura artificiale del video era stata bene esplicitata (è vero) e che non c’era alcun tentativo di sviare l’opinione pubblica. Ha paragonato il video a quando i sostenitori di un candidato indossano delle maschere che rappresentano la sua faccia ai comizi.
Il Tribunale superiore elettorale è l’organo che ha il compito di giudicare le violazioni elettorali, e potenzialmente avrebbe il potere di annullare la candidatura di Flávio Bolsonaro se rilevasse che è stata violata la legge. È improbabile che lo farà, ma comunque questo caso potrebbe trasformarsi in un precedente importante sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella campagna elettorale in Brasile.
La campagna elettorale di Flávio Bolsonaro è in una situazione complicata. La sua candidatura nasce esclusivamente dalla condanna di suo padre ed è alimentata soltanto dalla sua popolarità, che rimane alta tra gli elettori conservatori del paese. Al tempo stesso però Flávio non può usare del tutto la popolarità del padre, a causa del divieto di comunicazioni pubbliche a cui è sottoposto.
Anche per questo è probabile che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sarà centrale in campagna elettorale.
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