È stata sgomberata la baraccopoli di San Ferdinando, in Calabria
Dove abitavano circa 100 persone: alcune sono state portate in palazzine costruite per i migranti, finora inutilizzate
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Tra lunedì e martedì sera le forze dell’ordine hanno sgomberato la baraccopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, dove abitavano le persone migranti che ogni inverno arrivano nella piana di Gioia Tauro per la raccolta degli agrumi. Al momento dello sgombero, secondo la ong Emergency, c’erano circa 100 persone.
Emergency gestisce da anni uno sportello di orientamento socio-sanitario appena fuori dalla baraccopoli di San Ferdinando, che si trova in fondo a una zona industriale alle spalle del porto di Gioia Tauro. Mauro Destefano, coordinatore del progetto Calabria di Emergency, dice che martedì pomeriggio c’erano ancora circa 30 persone, mentre mercoledì mattina a loro la tendopoli risultava vuota.

(foto data al Post da Emergency)
In mattinata intorno a San Ferdinando c’erano molti mezzi di polizia, carabinieri, vigili del fuoco e guardia di finanza. «Sembra che l’intenzione sia smantellare tutto, ma non abbiamo informazioni certe», dice Destefano. In un servizio del TGR di martedì si vedono varie persone migranti che si allontanano dalla baraccopoli in bicicletta, portando via le loro cose.
A Emergency risulta che varie persone, non si sa esattamente quante, siano già state trasferite nelle palazzine di tre piani costruite anni fa in Contrada Serricella, nel vicino comune di Rosarno, proprio per ospitare una parte dei migranti di San Ferdinando. Sebbene il progetto sia costato quasi quattro milioni di euro, finora quelle palazzine non erano mai state date alle persone migranti per tutta una serie di ragioni.
– Leggi anche: A Rosarno i lavoratori migranti non hanno mai avuto una casa
Destefano dice che non sono ancora chiari nemmeno i requisiti per ottenere l’assegnazione di una casa nelle palazzine e che nella tendopoli ci sono varie persone in condizioni di vulnerabilità, che necessitano di assistenza. «Il tema vero però è capire cosa succederà a ottobre, quando arriveranno molte più persone per partecipare alla raccolta nei campi. Dove andranno a quel punto? Nelle palazzine non c’è posto per tutti», dice Destefano.
Durante la stagione di raccolta degli agrumi, infatti, a San Ferdinando arrivano fino a mille persone, provenienti soprattutto da Burkina Faso, Costa d’Avorio, Gambia, Mali e Senegal. Gran parte di loro poi se ne va intorno a marzo, quando la raccolta è finita.
La baraccopoli di San Ferdinando fu costruita una ventina d’anni fa dopo lo sgombero di una ex cartiera abbandonata dove vivevano alcune centinaia di migranti. Negli ultimi quindici anni era già stata sgomberata tre volte (quello di questi giorni è il quarto sgombero) e ogni volta è stata ricostruita. L’ultima volta era successo nel 2019, quando l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini organizzò una grande operazione di polizia per mandare via i migranti e distruggere le baracche con le ruspe. Un migliaio di persone si disperse nelle campagne circostanti alla ricerca di un posto dove poter ricostruire un alloggio.

La baraccopoli di San Ferdinando, il 16 dicembre 2025 (Angelo Mastrandrea/il Post)
Alla fine molti di loro tornarono nella vecchia baraccopoli distrutta perché non sapevano dove andare, e il ministero dell’Interno fu costretto a costruire una tendopoli per 300 persone a un centinaio di metri dal campo raso al suolo. Quelle tende sono rimaste lì e negli anni tutt’attorno sono state costruite decine di baracche, tirate su con materiali di scarto e sorrette da pali di legno. All’interno del campo non c’è acqua e non ci sono bagni. La maggior parte delle baracche è anche al buio.
Francesco Piobbichi è un operatore di Mediterranean Hope, il programma sui migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, e a San Ferdinando si occupa dell’ostello Dambe So, un ex albergo ristrutturato in cui vivono alcuni lavoratori migranti. Dice che lo sgombero è stato fatto ora perché essendo estate c’è meno gente del solito e quindi è più facile. Anche lui, come Destefano, pensa che il grosso problema si porrà il prossimo inverno.
Secondo Piobbichi la situazione della tendopoli andrebbe superata ma ritiene anche che manchi del tutto un piano a lungo termine. Anche le varie realtà che fanno parte del cosiddetto “patto territoriale”, una rete che riunisce associazioni e chiese, hanno insistito sulla mancanza di strategia e comunicazione da parte delle istituzioni.



