In viaggio è sempre più difficile improvvisare

Perché molte cose che prima erano accessibili a tutti ora vanno prenotate, a volte anche con molto anticipo

La fila dei turisti fuori dal museo del Louvre, a Parigi (Foto Kiran Ridley/Getty Images)
La fila dei turisti fuori dal museo del Louvre, a Parigi (Foto Kiran Ridley/Getty Images)
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«Se tra un mese andrete in vacanza, questo è un promemoria per voi: ricordatevi di prenotare i ristoranti adesso», dice su TikTok la content creator di viaggi Raimee dopo aver raccontato di essere stata in vacanza in una cittadina irlandese ad aprile, «in bassa stagione», e di non essere riuscita a entrare nei posti che le piacevano perché erano stati tutti già prenotati da persone più lungimiranti di lei.

Da qualche tempo questa è un’esperienza comune. Le prenotazioni (solitamente fatte anche con un certo anticipo) ormai servono un po’ per tutto: oltre che per gli hotel e per gli spostamenti lunghi, com’è sempre stato, anche per le attrazioni, i mezzi, i ristoranti, le navette e le esperienze che fino a qualche tempo fa si dava per scontato che fossero aperte a chiunque in qualsiasi momento. È una conseguenza dell’overtourism, che ha spinto governi, amministrazioni locali ed esercenti privati a regolamentare gli accessi per evitare affollamenti, e del potere dei social network, i cui algoritmi fanno convergere un gran numero di persone sulle stesse mete, attrazioni e locali.

Al sito archeologico di Machu Picchu, in Perù, si può entrare solo prenotando uno slot e i biglietti si possono fare solo online o nelle città più importanti come Cuzco: nel momento della prenotazione bisogna scegliere anche il percorso che si vuole fare all’interno del sito, che non può più essere cambiato. Dal 2026 inoltre anche i biglietti che si fanno fisicamente nelle città devono essere comprati con un anticipo di almeno due giorni. Per vedere l’alba dalla vetta del vulcano Haleakalā, alle Hawaii, invece, le prenotazioni aprono due mesi prima e finiscono di solito nel giro di 15 minuti. Riaprono 48 ore prima, ma anche in quel caso bisogna superare il click-day.

La pianificazione dei viaggi nel minimo dettaglio si è resa necessaria anche nei parchi naturali e sui percorsi in montagna: in molti di questi di recente gli ingressi sono stati contingentati per evitare il sovraffollamento, per questioni sia di sicurezza che di tutela dell’ambiente.

Da quest’anno per esempio chi volesse vedere l’alba sul cammino PR1 a Madeira, il più famoso dell’isola del Portogallo conosciuta per i suoi percorsi a strapiombo sull’oceano, non può più farlo. Per limitare i flussi di turisti su certi percorsi è stato istituito un sistema di prenotazioni con slot di 30 minuti e il pagamento di un biglietto di ingresso. Il percorso PR1, in particolare, che era uno di quelli più ripresi e condivisi sui social, è protetto da dei cancelli che prima delle 8 del mattino non vengono aperti; per vedere l’alba si deve trovare un punto panoramico alternativo.

Per esperienze come passeggiate e trekking la prenotazione è limitante per via del meteo, che sull’isola è molto variabile: anche se si prenota tutto in anticipo, non si può mai sapere se il tempo sarà adatto a fare una lunga camminata. In quel caso bisogna scegliere se farlo comunque o rinunciare, rischiando però di non trovare un altro slot disponibile.

In Italia un esempio classico di luoghi naturali che richiedono la prenotazione sono le spiagge sarde con l’ecosistema più delicato e a rischio, come la famosa spiaggia La Pelosa. Negli ultimi anni le spiagge con ingresso contingentato e prenotazione obbligatoria (non sempre a pagamento) sono salite a quindici.

Ma ci sono anche posti che hanno acquisito una fama repentina e inaspettata per via dei social network, diventando località turistiche loro malgrado. Un esempio è la val Vertova, che sui social si è guadagnata il soprannome di “Maldive di Bergamo”. È una piccola valle nella bassa val Seriana con torrenti, cascate e piscine naturali, e da qualche anno bisogna prenotare per potervi accedere. I biglietti – 1.400 al massimo al giorno – si possono comprare solo online e all’ingresso ci sono degli addetti comunali che controllano.

Un tentativo opposto lo stanno facendo gli Stati Uniti: nel 2026 il governo ha deciso di sospendere la possibilità di prenotare in alcuni parchi naturali molto visitati dai turisti locali e non, per dare la possibilità a più persone di entrare. Tra questi ci sono per esempio lo Yosemite National Park in California e il Glacier National Park in Montana. Come ha raccontato il New York Times, però, il risultato è stato un gran caos, con folle ingestibili, navette piene e una peggiore esperienza per tutti. Il grosso problema è che non c’è personale sufficiente per gestire una tale quantità di visitatori, ed è un problema di sicurezza oltre che per l’impatto sull’ambiente.

Per attrazioni o musei famosissimi come il Louvre di Parigi, l’Alhambra a Granada, in Spagna, o piazza Tienanmen in Cina, le prenotazioni sono fondamentali e il rischio è di rimanere fuori o di dover fare code lunghissime. In certi casi le prenotazioni non sono solo obbligatorie e da fare con ampio anticipo, ma proprio impegnative da concludere. Vale per esempio per il Colosseo e il Cenacolo vinciano, che devono essere prenotati con mesi di anticipo. Anche connettendosi sul sito al momento giusto, quando aprono i nuovi slot, non si è sicuri di riuscire a prenotare un posto e bisogna sperare in cancellazioni dell’ultimo secondo.

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Di questo problema si approfittano solitamente le agenzie turistiche, a cui viene riservato un quantitativo di biglietti che può essere rivenduto in qualsiasi momento. Comprando i biglietti da loro i posti si trovano spesso anche all’ultimo momento: il problema però è che i prezzi sono molto più alti.

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Tra chi viaggia c’è chi è molto a suo agio con l’idea di prenotare tutto in anticipo. Molti però soffrono il fatto di dover rinunciare a quei momenti di improvvisazione e spontaneità che rendono memorabile e divertente una vacanza, come scegliere di fermarsi in un locale a cenare semplicemente perché si è attratti dalla vetrina. Un’altra conseguenza è che gli imprevisti non sono concessi: quando ogni spostamento è pianificato nel minimo dettaglio, che piova, che ci sia il sole, che il posto sia migliore o peggiore di come lo si era immaginato, non si possono aggiungere, prolungare o saltare tappe.