La destra americana sta cambiando idea sulla guerra in Ucraina
Dopo una grossa campagna pubblica e grazie ai droni, il governo di Zelensky è riuscito a tirare dalla sua parte Trump e diversi influencer
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Laura Loomer è una nota influencer statunitense di estrema destra. Pur non avendo incarichi alla Casa Bianca, ha una certa influenza su Donald Trump e sulla sua amministrazione, su cui ha fatto spesso pressione per sostenere le sue posizioni radicali. In politica estera, per esempio, Loomer è sempre stata filo russa e decisamente contraria alla guerra di resistenza dell’Ucraina, definendo la stessa Ucraina «un paese pieno di sostenitori dei nazisti» (in linea con la propaganda russa) guidato da «un apologeta del jihad» (sarebbe il presidente Volodymyr Zelensky).
Oggi però Loomer dice di essersi sbagliata. In questi giorni è in visita in Ucraina su invito del governo locale e ha visitato la capitale Kyiv per «vedere i fatti da sé», ha detto. Dopo pochi giorni ha aggiunto di avere riconosciuto i propri errori, e di essere stata vittima della propaganda russa: «Sono stata a tal punto abbindolata dai contenuti che consumavo online da pensare che tutti gli ucraini fossero dei neonazisti ingrati… Ho capito invece che gli ucraini sono tra le persone più gentili, accoglienti e filo americane».
L’establishment ucraino ha rapidamente accolto la conversione di Loomer: il presidente Zelensky (quello che lei definiva anche un «ebreo nazista che odia se stesso») ha scritto sui social che «ci vuole coraggio» per cambiare idea e andare in Ucraina a vedere cosa succede con i propri occhi. Poco dopo, le ha dato un’intervista nel palazzo presidenziale di Kyiv, che è stata pubblicata in questi giorni. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reagito scrivendo sui social: «Molto bene!!!» con tre punti esclamativi. (La reazione di Zelensky è stata anche criticata, perché Loomer è comunque un’influencer di estrema destra che promuove teorie del complotto).
Laura Loomer non è l’unica rappresentante della politica statunitense – e in particolare del mondo MAGA, cioè il movimento politico trumpiano – a essersi recentemente convertita alla causa ucraina.
Per anni il podcaster di estrema destra Tim Pool è stato uno dei maggiori diffusori di propaganda russa in Occidente. Pool è molto noto sui social (ha 2,7 milioni di seguaci su X) ma meno politicamente connesso di Loomer. È diventato celebre per le sue dichiarazioni in cui sosteneva che «l’Ucraina è uno dei principali nemici della nostra nazione», cioè gli Stati Uniti. Pool ha detto che il governo americano avrebbe dovuto «chiedere scusa» alla Russia per aver sostenuto l’Ucraina. Ha collaborato inoltre con Tenet Media, un editore accusato di aver ricevuto finanziamenti dalla tv di stato russa RT.
Proprio pochi giorni fa Tim Pool ha annunciato di aver cambiato completamente idea e ha scritto sui social: «L’Ucraina sta combattendo per la propria esistenza contro un dittatore malvagio. Ora vedo perché è importante che l’Ucraina vinca contro la Russia».
Il convertito più importante di tutti però è lo stesso Donald Trump. Appena un anno e mezzo fa Trump e Zelensky litigarono furiosamente alla Casa Bianca, e sembrò che il loro rapporto fosse definitivamente rovinato. Trump peraltro era sempre stato un forte critico nei confronti dell’Ucraina, e invece affascinato dall’aura da uomo forte del presidente russo Vladimir Putin. I rapporti tra Trump e Zelensky si sono lentamente ricostituiti, ma negli ultimi mesi c’è stato un cambiamento più deciso. Trump ora sembra ben disposto nei confronti di Zelensky, mentre invece parla di Putin con freddezza. Tra i due c’è una «chimica migliore», ha scritto tra gli altri il New York Times.
Proprio oggi, martedì 28 luglio, Zelensky è in visita alla Casa Bianca e si incontrerà col presidente Trump: vedremo se Trump cambierà di nuovo idea o no.
Questo nuovo apprezzamento per l’Ucraina non si vede soltanto tra influencer e politici. Anche tra l’elettorato Repubblicano, che per anni era stato il più scettico nei confronti del sostegno statunitense all’Ucraina, le cose stanno cambiando: nel marzo del 2025 i Repubblicani che volevano ridurre o interrompere gli aiuti militari all’Ucraina erano il 60 per cento, ma ad aprile di quest’anno si erano ridotti al 37 per cento. Tra l’opinione pubblica nel suo complesso, il sostegno militare all’Ucraina è più popolare di quello a Israele.
Tra le ragioni di questo cambio di atteggiamento c’è un attento lavoro di relazioni pubbliche del governo ucraino, che dopo la litigata tra Trump e Zelensky alla Casa Bianca ha cercato incessantemente di ristabilire i rapporti, con buoni successi.
Trump ha inoltre mostrato sempre più frustrazione nei confronti di Vladimir Putin, man mano che diventava chiaro che il dittatore russo non aveva alcuna intenzione di porre fine alla guerra. Con l’inizio della guerra in Medio Oriente, inoltre, la Russia si è schierata a favore dell’Iran, e secondo varie inchieste giornalistiche avrebbe anche aiutato il regime iraniano a colpire obiettivi statunitensi, condividendo la propria intelligence.

La Russia intanto continua a bombardare infrastrutture civili nelle città ucraine: qui Kyiv a giugno 2026 (AP Photo/Evgeniy Maloletka)
Ma il cambiamento maggiore è avvenuto sul campo in Ucraina. Nell’ultimo anno l’Ucraina è riuscita in gran parte a fermare l’avanzata russa sul fronte del Donbas, e anzi in alcuni casi ha anche riconquistato piccole porzioni di territorio (nel complesso, però, il fronte è di fatto fermo). Soprattutto, l’Ucraina ha ottenuto enormi avanzamenti tecnologici nello sviluppo e nella produzione di massa di droni (per l’attacco) e di sistemi anti drone (per la difesa), che le hanno consentito di ottenere alcuni notevoli successi: sta colpendo in profondità le infrastrutture energetiche in territorio russo e sta cercando di isolare la penisola occupata della Crimea.
Se ancora un anno fa l’Ucraina era in una situazione disperata, ora è passata all’offensiva, almeno in alcuni ambiti, ed è riuscita a mettere seriamente in difficoltà la Russia. Le tecnologie anti drone ucraine, peraltro, sono diventate importanti e richiestissime anche in Medio Oriente, soprattutto dai paesi arabi del golfo Persico attaccati negli ultimi mesi dall’Iran.
Di fatto in circa un anno l’Ucraina è passata da essere il paese perdente e bisognoso di aiuto a essere un paese percepito come vincente che fornisce aiuto ad altri. Dal punto di vista militare, questo non significa ovviamente che l’Ucraina sia sul punto di sconfiggere la Russia: il regime russo è ancora solido e dotato di molte risorse. Ma la percezione generale è decisamente cambiata in favore degli ucraini.
È possibile che tutto ciò abbia contribuito a modificare la percezione di Trump, che è solitamente affascinato dalle figure forti e cerca sempre di mettersi dalla parte di chi percepisce come vincente. I risultati già si vedono: di recente, per esempio, gli Stati Uniti hanno dato all’Ucraina la licenza per costruirsi da sé i missili intercettori Patriot.
Come Trump, altri esponenti della destra statunitense potrebbero aver deciso di mettersi dalla parte di un alleato che ora è visto come forte e intraprendente, e le cui tecnologie sui droni sono diventate appetibili.

Il fumo dopo un attacco ucraino a San Pietroburgo, in Russia (UGC via AP)
Questo cambiamento di percezione è meno accentuato in Europa, anzitutto perché il sostegno all’Ucraina è sempre rimasto forte: di più nei paesi dell’Europa orientale e centrale, meno in quelli mediterranei come la Spagna e soprattutto l’Italia.
Anche in Europa però i recenti successi nella guerra con i droni hanno contribuito a cambiare la posizione dell’Ucraina. Se prima i leader europei la vedevano come un alleato in difficoltà che doveva essere aiutato a costo di notevoli sacrifici, ora c’è una certa consapevolezza che l’Ucraina sta diventando una potenza militare rilevante. Le sue tecnologie sui droni potrebbero servire anche ai paesi europei, ed è probabile che in futuro l’industria militare ucraina farà da esempio in tutto il continente. Anche tra i leader europei, che pure l’hanno sempre accolto calorosamente, ora Zelensky si trova molto più a suo agio.



