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  • Martedì 28 luglio 2026

Netanyahu vuole riconquistare Trump

I due leader si sono incontrati martedì alla Casa Bianca: i loro rapporti si sono deteriorati, ma uno ha più bisogno di ricucirli dell'altro

Donald Trump e Benjamin Netanyahu (di spalle) nel 2025 (AP Photo/Alex Brandon)
Donald Trump e Benjamin Netanyahu (di spalle) nel 2025 (AP Photo/Alex Brandon)
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L’ultima volta che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha visto il presidente statunitense Donald Trump alla Casa Bianca, a febbraio, fu per un incontro storico, in cui Netanyahu ottenne probabilmente il suo maggiore successo di politica estera: convincere Trump ad attaccare l’Iran. Quello di portare gli Stati Uniti ad attaccare il maggiore nemico di Israele era un obiettivo che Netanyahu aveva da decenni, e che non gli era mai riuscito con nessun altro presidente. L’attacco divenne il simbolo dell’influenza eccezionale che Netanyahu esercitava sull’amministrazione americana.

Netanyahu è tornato in visita alla Casa Bianca oggi, martedì 28 luglio, e in questi cinque mesi è cambiato praticamente tutto.

La guerra in Iran, anziché chiudersi con un rapido trionfo come Netanyahu aveva promesso a Trump, si è estesa a tutto il Medio Oriente e si sta trascinando senza che il regime iraniano accenni a cedere, anzi. Ha provocato una crisi energetica globale e sta danneggiando Trump e il Partito Repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato a novembre.

In questi mesi sono usciti molti articoli e retroscena che mostrano come il rapporto tra Trump e Netanyahu si sia deteriorato. Le telefonate tra i due sono diventate via via più tese e Trump qualche volta ha alzato la voce e i toni: di recente ha detto a Netanyahu che è «completamente pazzo» e che è colpa sua se tutti odiano Israele.

L’incontro di martedì è avvenuto a porte chiuse, ma prima ancora che terminasse Netanyahu si è affrettato a pubblicare sui suoi social una fotografia che lo mostra sorridente accanto a Trump. Nel testo che la accompagna, ha scritto: «sto incontrando ora il mio amico, il presidente degli Stati Uniti». Non è appena si è concluso, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha parlato ai giornalisti del colloquio come «positivo e produttivo».

Dietro alle apparenze però i rapporti tra i due non sono mai stati così complicati.

Per Netanyahu, che è già stato alla Casa Bianca sei volte da quando Trump è tornato alla presidenza (molto più spesso di qualunque altro leader), è stato difficile perfino organizzare questa visita. Secondo la CNN l’amministrazione statunitense ha fatto a lungo resistenza e ha accettato un incontro soltanto dopo che Netanyahu ha annunciato che sarebbe andato in ogni caso negli Stati Uniti per il funerale di Lindsey Graham, il senatore Repubblicano morto a metà luglio.

Lo scopo di questa visita per Netanyahu è quindi recuperare il proprio rapporto con Donald Trump.

Anzitutto perché gli Stati Uniti mantengono un ruolo eccezionale nella difesa, nella sicurezza e nell’economia di Israele, e di recente gli obiettivi dei due partner sono stati molto divergenti. Trump vuole porre fine alla guerra in Iran e Netanyahu vorrebbe continuarla. Trump vuole che Israele si ritiri dal sud del Libano e Netanyahu è contrario. Trump ha da poco firmato un accordo per la costruzione di centrali nucleari in Arabia Saudita, e Netanyahu è preoccupato che questo alla lunga possa danneggiare Israele.

Netanyahu sa che non potrà influenzare Trump su tutto, ma cercherà di ricordargli che Israele è il miglior alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente, e che di tutti gli altri – secondo lui – non ci si può fidare.

– Leggi anche: Trump ha scaricato Netanyahu?

Netanyahu ha poi bisogno di tornare a godere del sostegno di Trump per un’altra ragione: a fine ottobre in Israele ci saranno le elezioni legislative, e in questo momento la sua coalizione politica, di estrema destra, è molto indietro nei sondaggi. Netanyahu spera che riconquistare il favore di Trump possa aiutarlo nella campagna elettorale. In Israele tutti sono consapevoli di quanto sia fondamentale il sostegno degli Stati Uniti per la sicurezza del paese, e avere un primo ministro che possa garantirlo è importante per una parte consistente dell’elettorato.

Per decenni questo è stato un importante punto di forza di Netanyahu: era il politico con un ottimo inglese e grandi entrature al Congresso, che riesce a portare gli Stati Uniti dalla parte di Israele. Con la visita di martedì spera di esserci riuscito di nuovo.