Il primo collegamento stradale tra Corea del Nord e Russia
È un ponte in costruzione, da cui si teme possano passare soldati e armi nordcoreane da usare nella guerra russa contro l'Ucraina
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È quasi pronto il primo collegamento stradale tra Russia e Corea del Nord, un ponte nell’estremo oriente della Russia tra la città di Khasan e quella nordcoreana di Tumangang. Attraversa il fiume Tumen ed è un centinaio di metri più a sud dell’unico ponte ferroviario esistente, costruito in epoca sovietica e chiamato “ponte dell’amicizia”. Ci si aspetta che la nuova strada possa essere usata per trasportare ancora più aiuti bellici nordcoreani da cui la Russia è ormai dipendente per la guerra in Ucraina: soprattutto soldati e proiettili d’artiglieria, che in alcuni momenti sono arrivati a coprire metà di quelli usati nei bombardamenti.
Si stima che dal 2024 almeno 15mila soldati nordcoreani siano andati a combattere coi russi, all’inizio per respingere l’incursione ucraina nella regione russa del Kursk, e che fino a un terzo siano morti. Da poco il regime nordcoreano ha intitolato loro un memoriale, dopo averne negato a lungo l’esistenza. In questi giorni il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avvertito che gli risulta stiano per arrivare altri 30mila soldati nordcoreani (in passato ci aveva preso).

Il nuovo ponte in una foto diffusa lo scorso 21 aprile dal ministero dei Trasporti russo sui social
Anche se la guerra è entrata in una nuova fase, con meno assalti frontali e avanzate di piccoli gruppi meno esposti ai droni, l’afflusso di uomini è prezioso per il presidente russo Vladimir Putin.
L’esercito russo ha problemi a reclutare nuovi soldati, avendo ormai svuotato le carceri da cui proveniva una parte consistente delle reclute. Mandare in guerra soldati nordcoreani consente a Putin di rinviare una mobilitazione, che potrebbe far crollare i suoi consensi.

Soldati nordcoreani durante la tradizionale parata del 9 maggio di quest’anno a Mosca, un evento altamente propagandistico (Maxim Shipenkov/Pool Photo via AP)
Il nuovo ponte ha un altro vantaggio: rispetto a quelli ferroviari, i trasporti stradali sono più complicati da monitorare con le immagini satellitari. In molti casi l’intelligence straniera e gli analisti militari sono in grado di indovinare il carico dalla tipologia del vagone, e in alcuni casi i vagoni viaggiano scoperti. I camion sono meno riconoscibili e possono percorrere itinerari meno rigidi. In breve: con il nuovo ponte, Russia e Nord Corea potranno nascondere più facilmente quello che si scambiano.
– Leggi anche: Oltre ai soldati, la Corea del Nord sta mandando in Russia anche migliaia di lavoratori
I regimi negano che la nuova infrastruttura risponda a esigenze belliche. Sostengono che permetterà di aumentare gli scambi economici e il turismo, ma è un pretesto. Il commercio tra loro vale circa 30 milioni di euro all’anno, armamenti esclusi, e il ponte è costato il triplo. Il turismo in Corea del Nord ha ancora numeri assai contenuti, avviene alla spicciolata e non è chiaro come potrebbe beneficiarne un ponte in una zona remota del paese, lontano più di 500 chilometri dalla capitale Pyongyang dove si concentrano i tour.
Anche se il ponte è praticamente finito, e lo scorso aprile c’è stata una cerimonia quando le squadre dei due paesi hanno collegato le loro metà, ci vorrà ancora del tempo prima che ci passi il traffico. Mesi, probabilmente.
Il servizio sulla tv russa per il completamento del ponte, che però
è lungo circa un chilometro e non cinque come indicato nel post
A differenza dei nordcoreani, che hanno finito i lavori in tempo a giugno, i russi sono in ritardo. In particolare, stanno finendo di costruire una grossa zona di magazzini e postazioni di carico. I camionisti nordcoreani depositeranno il loro carico subito oltre il confine, da dove ripartirà su camion russi. Succede lo stesso con la Cina, per esempio, e questo sistema serve a ridurre al minimo i contatti con l’esterno: la Corea del Nord è un regime paranoico, con altissimi livelli di repressione.
Per la Corea del Nord l’alleanza con la Russia è stata assai redditizia, anzitutto dal punto di vista economico. L’Institute for National Security Studies, un think tank vicino ai servizi segreti sudcoreani che sono molto attendibili sul paese vicino, stima che la Corea del Nord abbia guadagnato dalle vendite di armi alla Russia tra i 6,8 e 12,7 miliardi di euro dall’estate del 2023, quando sono iniziate, al dicembre del 2025.
Un’immagine satellitare del ponte zoomabile, ad altissima risoluzione (Planet Labs PBC 2026, Piero Boccardo, Politecnico di Torino)
Il regime ha speso una parte di questi soldi per ravvivare un’economia asfittica e martoriata dalle sanzioni internazionali. «La Corea del Nord è la storia di crescita più improbabile del mondo», ha scritto a giugno il Wall Street Journal. Non ci sono dati pubblici ma, secondo le ricostruzioni dell’intelligence sudcoreana, nel 2024 il Prodotto interno lordo nordcoreano ha registrato la crescita migliore degli ultimi otto anni (pari al 3,7 per cento). Fuori dalla capitale e per la maggioranza della popolazione le condizioni di vita restano comunque durissime.
Infine la collaborazione con la Russia ha consentito alla Corea del Nord di modernizzare il suo arsenale, sviluppando nuove armi sul modello di quelle russe, e di testare in guerra i suoi missili, che così sono diventati più precisi. Resta ancora un certo divario come si era visto l’anno scorso quando il varo di un nuovo cacciatorpediniere era fallito spettacolarmente, con la nave che si era riversata su un fianco.



