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  • Lunedì 27 luglio 2026

Gli Stati Uniti hanno smesso di attaccare l’Iran

Da due giorni: secondo alcuni funzionari statunitensi, tra le ragioni ci sarebbe la necessità di preservare le scorte di missili intercettori

Donald Trump alla Casa Bianca, il 24 luglio (AP/Rod Lamkey, Jr.)
Donald Trump alla Casa Bianca, il 24 luglio (AP/Rod Lamkey, Jr.)
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Gli Stati Uniti hanno smesso di bombardare l’Iran. Domenica è stato il secondo giorno consecutivo senza attacchi statunitensi, dopo quasi due settimane. Mike Waltz, l’ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, ha detto a Fox News che il presidente statunitense Donald Trump ha deciso di interrompere i bombardamenti per riprendere i negoziati con l’Iran.

Nei giorni scorsi diversi giornali statunitensi hanno scritto di come esponenti dell’esercito e consiglieri di Trump gli avessero detto che i nuovi attacchi contro l’Iran avevano raggiunto i limiti della loro efficacia, e che continuare i bombardamenti poteva portare a una riduzione eccessiva delle scorte di missili negli arsenali. Alcuni funzionari statunitensi hanno detto al New York Times che la decisione di Trump sarebbe almeno in parte dovuta al fatto che gli Stati Uniti stanno esaurendo i missili intercettori da usare per abbattere i missili iraniani.

Domenica l’Iran ha detto che fermerà a propria volta gli attacchi contro le basi statunitensi e i paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti nella regione. Mohammad Akraminia, un portavoce dell’esercito, ha detto alla televisione di Stato che la strategia dell’Iran era essenzialmente di usare questi attacchi come forma di ritorsione, e che dal momento che gli Stati Uniti si sono fermati «anche l’Iran ha fermato le proprie operazioni».

Waltz ha spiegato che nei giorni scorsi i governi di diversi paesi della regione, in particolare l’Oman, hanno cercato di mediare tra Stati Uniti e Iran, per cercare di riprendere i negoziati e raggiungere un accordo per mettere fine alla guerra iniziata a febbraio.

Stati Uniti e Iran avevano firmato un accordo preliminare che prevedeva 60 giorni di pausa nei combattimenti. L’intesa era però entrata in crisi dopo che l’Iran aveva deciso di chiudere nuovamente alla navigazione lo stretto di Hormuz, il 12 luglio, sparando contro alcune navi che avevano cercato di attraversarlo.

Nei giorni scorsi l’Iran aveva attaccato a propria volta i paesi alleati degli Stati Uniti nel golfo Persico e le basi statunitensi nella regione, uccidendo tre soldati statunitensi in Giordania e uno in Iraq.

Lo stretto di Hormuz è un importante corridoio marittimo che separa il golfo Persico dal golfo di Oman e dal mare Arabico. Ha un’enorme importanza commerciale dal momento che prima della guerra vi transitava circa un quinto del petrolio commerciato nel mondo. Da quando è iniziata la guerra l’Iran lo sfrutta come mezzo di pressione nei confronti degli Stati Uniti, impedendo alle navi di attraversarlo. Sostiene anche che l’accordo del 17 giugno gli dia il diritto di controllarne il traffico, una cosa che gli Stati Uniti negano.