Il governo ha ripristinato lo sconto delle accise soltanto sul gasolio
Che costerà 17 centesimi in meno al litro fino al 6 agosto, mentre non sono previste riduzioni per la benzina
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Nella riunione del Consiglio dei ministri di lunedì sera il governo ha ripristinato lo sconto sul prezzo del gasolio, che negli ultimi giorni è tornato ad aumentare a causa della nuova chiusura dello stretto di Hormuz e dei timori di un ulteriore allargamento della guerra in Medio Oriente. Lo sconto sul gasolio sarà di 17 centesimi al litro, che comprendono la riduzione delle accise e dell’IVA, mentre non ci saranno sconti sul prezzo della benzina. Il gasolio era arrivato a costare in media 2,18 euro al litro, dunque dovrebbe tornare intorno ai 2 euro.
Lo sconto entrerà in vigore dalla mezzanotte del 28 luglio e durerà fino al 6 di agosto. La misura costerà 125 milioni di euro. Per finanziarla non sono previsti aumenti sulle accise per le sigarette, un’ipotesi circolata nel pomeriggio e smentita dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa.
Buona parte dei soldi arriverà dal meccanismo delle accise mobili. Funziona così: quando i prezzi dei carburanti crescono, aumenta in proporzione anche l’IVA incassata dallo Stato (che è una cifra calcolata in percentuale su questi prezzi). Il meccanismo delle accise mobili prevede che lo stato si impegni a usare l’extra gettito dell’IVA incassato nel periodo dei rincari per ridurre le accise nel periodo successivo. La riduzione è una cifra “mobile”, perché è proporzionale alle entrate ottenute con l’IVA.
Giorgetti ha detto che ora si possono utilizzare le accise mobili maturate nel mese di giugno, mentre all’inizio di agosto il governo capirà quante ne sono state maturate nel mese di luglio per un eventuale nuovo decreto-legge da approvare durante la riunione del Consiglio dei ministri in programma il 4 agosto.
Il governo ha preferito concentrare lo sforzo economico sul gasolio perché è il carburante più utilizzato nel trasporto merci, nell’industria e nell’agricoltura (perché fa funzionare molti macchinari agricoli). I suoi rincari provocano a cascata l’aumento di cibi, prodotti industriali e in generale di tutte le merci che devono essere trasportate. Il governo ha quindi scelto di intervenire per evitare un aumento generalizzato del costo della vita, con il rischio di un’inflazione eccessiva.
– Leggi anche: Perché dobbiamo preoccuparci più del prezzo del gasolio che di quello della benzina

I prezzi della benzina e del gasolio in un distributore a Milano, il 25 luglio 2026 (ANSA/Mourad Balti Touati)
Il governo aveva ridotto le accise con un primo decreto approvato a marzo, dopo i rincari dei carburanti provocati dalla guerra in Medio Oriente e dalla conseguente chiusura dello stretto di Hormuz, da cui transitava circa un quinto del petrolio commerciato nel mondo.
La misura, pensata inizialmente come una soluzione temporanea, era stata poi prorogata sette volte, applicando sconti di importi diversi a seconda delle risorse economiche disponibili e dell’andamento dei prezzi dei carburanti. In totale era costata circa due miliardi di euro ed era terminata il 4 luglio, quando il governo aveva deciso di non prorogarla più perché i prezzi dei carburanti si erano abbassati, dopo che Stati Uniti e Iran avevano stretto un accordo per mettere fine alla guerra. Negli ultimi giorni in cui era in vigore, il prezzo medio della benzina era di circa 1,80 euro al litro, mentre quello del gasolio era a 1,88.



