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  • Lunedì 27 luglio 2026

C’è una tregua nella politica spagnola, per via degli incendi

Il primo ministro, di sinistra, e la governatrice di Madrid, di destra, stanno collaborando, nonostante un rapporto più che conflittuale

Isabel Díaz Ayuso e Pedro Sánchez si stringono la mano a Cenicientos, 25 luglio 2026 (Ansa)
Isabel Díaz Ayuso e Pedro Sánchez si stringono la mano a Cenicientos, 25 luglio 2026 (Ansa)
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Gli enormi incendi nelle regioni di Madrid e di Ávila hanno temporaneamente avvicinato due dei più feroci avversari della politica della Spagna: il primo ministro Pedro Sánchez, del Partito Socialista, di sinistra, e la governatrice della regione di Madrid, Isabel Díaz Ayuso del Partito Popolare, di centrodestra. Gli incendi sono i più grandi della storia spagnola: si sono avvicinati alle città e hanno costretto all’evacuazione di quasi 100 mila persone.

Sabato Sánchez e Ayuso si sono incontrati a Cenicientos, una località a ovest di Madrid, dove era stato installato il centro mobile di coordinamento per fermare gli incendi (successivamente il centro è stato spostato perché gli incendi erano arrivati troppo vicini, segnale che le cose non vanno benissimo). L’incontro è stato definito teso. Vista però la situazione tra i due, il fatto che non ci siano stati scontri pubblici ma promesse di collaborazione è già un risultato notevole.

Ayuso è una delle politiche più conservatrici ed estremiste del Partito Popolare, molto nota per la sua retorica aggressiva. In passato ha definito Sánchez «il governante più violento e corrotto d’Europa» e la Spagna da lui governata «una repubblica delle banane». In un famoso fuorionda gli diede del «hijo de puta», «figlio di puttana», anche se successivamente sostenne di aver detto «me gusta la fruta», «mi piace la frutta».

Anche Sánchez e il suo governo, seppur con toni più istituzionali e meno offensivi, non hanno risparmiato attacchi ad Ayuso.

Gli incendi a ovest di Madrid, 26 luglio 2026 (AP Photo/Manu Fernandez)

Gli incendi a ovest di Madrid, 26 luglio 2026 (AP Photo/Manu Fernandez)

Nei primi giorni anche la crisi degli incendi aveva provocato polemiche tra Ayuso e il governo Sánchez. In particolare, Ayuso aveva chiesto al governo di dichiarare una “emergenza nazionale”, cioè una misura che in casi molto gravi consente al governo centrale di coordinare tutte le azioni e le risorse per rispondere alla crisi. Di solito la gestione delle catastrofi naturali è invece in mano alle comunità autonome, cioè le regioni. In pratica Ayuso ha ceduto al governo il potere e la responsabilità di rispondere agli incendi usando i più ampi mezzi a sua disposizione.

Lo ha fatto, tra le altre cose, per evitare il precedente di Carlos Mazón, il governatore della regione di Valencia, che nel 2024 rifiutò l’aiuto del governo centrale quando la sua regione fu colpita da violente alluvioni. Alla fine nel disastro morirono 237 persone e Mazón, dopo mesi di polemiche, fu costretto a dimettersi.

Vigili del fuoco al lavoro contro gli incendi in Spagna, 22 luglio 2026 (AP Photo/Manu Fernandez)

Vigili del fuoco al lavoro contro gli incendi in Spagna, 22 luglio 2026 (AP Photo/Manu Fernandez)

Il fatto però che Ayuso abbia chiesto aiuto allo stesso governo che per anni ha pesantemente criticato ha generato varie reazioni da parte dei ministri di Sánchez.

Ayuso è una politica liberista che vuole ridurre l’intervento dello stato nella vita pubblica e che ha tagliato notevolmente alcuni servizi, compresi quelli dei pompieri: nella regione di Madrid il corpo dei vigili del fuoco forestali (quelli che dovrebbero occuparsi primariamente degli incendi boschivi) dovrebbe avere 124 membri, ma sono soltanto 60 perché i salari sono più bassi che in altre regioni e le condizioni di lavoro sono misere, secondo le denunce dei pompieri stessi.

(In casi di grandi emergenze come quelle di questi giorni ovviamente non ci sono soltanto i 60 forestali a contrastare gli incendi ma un po’ tutti i corpi collaborano).

La scorsa settimana il ministro dei Trasporti Óscar Puente aveva fatto notare ad Ayuso la contraddizione tra tagliare i servizi e poi dover chiedere aiuto in caso di emergenza. Aveva scritto sui social: «Tagliano le tasse ai ricchi, eliminano i servizi pubblici e poi vengono a chiedere al governo centrale di risolvergli i problemi». Ayuso gli aveva dato del «buffone» (mamarracho) e da lì erano proseguite le polemiche.

Le cose sono andate avanti così fino a sabato, quando appunto c’è stato l’incontro tra Ayuso e Sánchez.

I due si sono stretti la mano con una piccola smorfia. Ayuso si è rifiutata di fare una conferenza stampa congiunta con Sánchez, ma quando ha poi parlato con i giornalisti ha detto che sta lavorando «assieme» al governo: «Stiamo lavorando assieme con tutte le amministrazioni, affrontando un incendio mai visto prima, e ci concentriamo su ciò che adesso è più importante». Le polemiche si sono così placate, almeno per il momento.

L’unica forza politica a non partecipare a questo nuovo clima di parziale concordia davanti al disastro degli incendi è ora il partito di estrema destra Vox: il suo leader, Santiago Abascal, ha sostenuto in questi giorni che la colpa degli incendi sia del «fanatismo climatico»: Vox è tendenzialmente negazionista nei confronti del cambiamento climatico.