• Mondo
  • Sabato 25 luglio 2026

C’è un grosso scandalo nel governo del Canton Ticino

Il consigliere di stato Claudio Zali è accusato di essere l'uomo che suggerisce di «riempire di botte» una donna in una registrazione audio

Il palazzo delle Orsoline a Bellinzona, sede del Consiglio di Stato del Canton Ticino, in Svizzera (foto da Wikimedia Commons)
Il palazzo delle Orsoline a Bellinzona, sede del Consiglio di Stato del Canton Ticino, in Svizzera (foto da Wikimedia Commons)
Caricamento player

Da diversi giorni la politica del Canton Ticino, una delle 26 divisioni amministrative della Svizzera, è in subbuglio per via di un grosso scandalo che ha coinvolto il consigliere di stato e attualmente presidente del governo cantonale Claudio Zali. Tutto è iniziato dopo che sono circolate alcune registrazioni di una telefonata in cui un uomo, che i giornali svizzeri hanno identificato con Zali, consiglia a una donna di «riempire di botte» un’altra donna, sostenendo di averla già picchiata in passato lui stesso.

Il profilo Instagram che per primo avrebbe diffuso gli audio della telefonata non si trova più. Finora Zali non ha smentito il contenuto delle registrazioni e non ha negato di essere lui l’uomo che parla, e si è limitato a dire che sporgerà denuncia.

Zali è dal 2013 consigliere di stato, cioè uno dei cinque membri del governo cantonale ticinese, e fa parte della Lega dei Ticinesi, un partito di destra. Attualmente ricopre anche la carica di presidente, che nel Canton Ticino è una funzione a rotazione annuale tra i cinque consiglieri, ed è direttore del Dipartimento del territorio.

La vicenda degli audio ha suscitato moltissime polemiche politiche. La posizione di Zali si è ulteriormente aggravata dopo che si è saputo che è indagato per abuso di autorità dalla procura ticinese per un altro caso.

Nelle registrazioni diffuse da vari giornali la donna chiede a «Claudio» (lo chiama per nome) un consiglio su come comportarsi con una persona, che si capisce essere un’altra donna. Non è chiaro dagli audio cosa le avrebbe fatto, ma è evidentemente qualcosa di sgradito. L’uomo risponde: «Ma riempila di botte, sotto casa sua», e aggiunge: «Io quando è venuta a casa mia l’ho pestata».

In una seconda registrazione l’uomo fa riferimento alla possibilità di contattare «un amico di Milano» che potrebbe aiutarla a risolvere il problema. Non spiega come, ma citando lo scrittore George Orwell suggerisce che «le persone hanno paura solo del dolore fisico».

Le registrazioni risalirebbero al 2022 e al 2023. Non è chiaro perché siano state diffuse ora, presumibilmente comunque dalla donna che parla al telefono.

Secondo la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI) non è la prima volta che qualcuno diffonde materiale audio potenzialmente compromettente su Zali. RSI scrive che due donne lo avevano fatto anche l’anno scorso: entrambe sono state condannate per diffamazione. Secondo RSI una di loro è quella che l’uomo sostiene di aver picchiato negli audio.

Sempre secondo RSI, la donna al telefono nelle registrazioni sarebbe invece quella per cui nel 2020 Zali avrebbe cercato di ottenere l’assunzione all’Ente ospedaliero cantonale. RSI ha pubblicato il contenuto di alcune mail inviate all’epoca da Zali al dirigente dell’ospedale, in cui prima chiedeva di concedere un colloquio alla donna e poi si lamentava con toni molto duri che non fosse stata assunta. Nella mail sollecita il dirigente a farle spazio licenziando «uno dei frontalieri di cui è farcito [l’ospedale] come un cannolo alla crema» (i frontalieri sono i lavoratori italiani che ogni giorno vanno in Svizzera a lavorare e abitano però in Italia).

Giovedì è poi diventato noto che da fine giugno Zali è indagato dalla procura del Canton Ticino perché sospettato di aver cercato di ottenere migliori condizioni per un ragazzo di 14 anni, figlio di conoscenti, detenuto nell’istituto minorile di Lugano. Secondo l’accusa Zali avrebbe convocato nel suo ufficio alcuni funzionari e la giudice del tribunale dei minorenni. In seguito alla notizia di questa indagine, Zali ha rinunciato temporaneamente alle sue deleghe sulla magistratura e sulla polizia cantonale, che per ora sono passate alla vicepresidente Marina Carobbio Guscetti.