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  • Mercoledì 22 luglio 2026

Tutta la storia dei fratelli Tate

L'arresto a Miami è l'ultimo capitolo di una serie di vicende giudiziarie iniziate nel 2014, proseguite tra tre paesi e per ora sempre finite nel nulla

Andrew Tate (in primo piano) e il fratello Tristan a Bucarest, in Romania, nel marzo del 2025 (Andrei Pungovschi/Getty Images)
Andrew Tate (in primo piano) e il fratello Tristan a Bucarest, in Romania, nel marzo del 2025 (Andrei Pungovschi/Getty Images)
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Sabato la polizia federale statunitense ha arrestato a Miami uno dei più noti e rilevanti influencer misogini al mondo, Andrew Tate, e suo fratello Tristan. Non è la prima volta: delle vicende giudiziarie dei fratelli Tate si parla dal 2022, quando furono arrestati in Romania. I capi d’imputazione, ora come allora, sono numerosi e gravissimi: tra le altre cose, i due sono accusati di aver messo in piedi un sistema criminale finalizzato alla tratta di donne, anche minorenni, e al loro sfruttamento sistematico per arricchirsi con la produzione di contenuti pornografici online.

Ciò che però rende la storia dei fratelli Tate davvero notevole è che le prime accuse nei loro confronti risalgono al 2014, quando vivevano nel Regno Unito, e da allora sono stati indagati oltre che in Romania anche negli Stati Uniti, ma indagini e processi si sono per vari motivi sempre arenati; in un caso, secondo un’inchiesta del New York Times, anche grazie alla loro vicinanza alla famiglia Trump. Nel frattempo l’enorme pubblico online che Andrew Tate si è costruito a partire dalla pandemia, rivolgendosi soprattutto a giovani uomini con argomenti violenti nei confronti delle donne, non ha mai smesso di alimentarsi sui social network.

I due fratelli sono nati negli Stati Uniti e da adolescenti si sono trasferiti insieme alla madre nel Regno Unito, dove hanno fatto i kickboxer professionisti per qualche anno e poi hanno iniziato a lavorare nel settore dei contenuti in webcam. L’arresto di sabato, anche se avvenuto a Miami, è stato fatto su richiesta della magistratura del Regno Unito, che ha chiesto che i due siano estradati, ovvero consegnati dagli Stati Uniti alle autorità britanniche in modo da poterli processare per fatti avvenuti tra il 2010 e il 2017. Le accuse più recenti, che riguardano quattro donne, sono arrivate dopo un’indagine della polizia del Bedfordshire: ad Andrew Tate sono contestati sette casi di stupro, tre di tratta a fini sessuali, tre di aggressione e altri diciannove reati legati a immagini sessuali di minorenni e a “pornografia estrema”; a Tristan Tate due casi di stupro, uno di aggressione sessuale e tre di tratta.

Sommate a quelle già pendenti nel Regno Unito, portano il totale a 59 capi d’accusa tra i due fratelli. I due hanno sempre negato tutto, e Andrew Tate afferma da anni di essere vittima di una persecuzione politica per via delle posizioni estreme che condivide su internet.

Tate è infatti uno degli esponenti più influenti della cosiddetta manosfera (o maschiosfera), l’insieme di siti, forum e account che uniscono movimenti e persone accomunate dalla convinzione che gli uomini siano le vere vittime di un mondo ingiustamente a favore delle donne. I suoi contenuti mescolano immagini di uno stile di vita sfarzoso, tra automobili di lusso e feste esclusive, consigli su come allenarsi e arricchirsi ma soprattutto dichiarazioni particolarmente retrograde e violente verso il genere femminile.

– Ascolta anche: Tienimi Bordone: Che sia la fine di Andrew Tate?

Tra le altre cose, Tate ha scritto che alle donne andrebbe tolto il diritto di voto e la possibilità di guidare e lavorare, che andrebbero forzosamente obbligate a procreare e che devono essere considerate almeno in parte responsabili delle violenze sessuali che subiscono. In diversi video ha descritto la violenza fisica contro le donne come un’espressione legittima di potere maschile, arrivando a spiegare ai suoi follower come strangolare le partner durante il sesso. Ha anche detto di non considerarsi uno stupratore, ma che vuole «poter fare tutto quel che voglio a letto».

Nell’estate del 2022 i profili di Tate sono stati rimossi da TikTok, Facebook, Instagram e YouTube, ma questo non ha ridotto la loro diffusione. Pochi mesi prima infatti Tate aveva lanciato la “Hustlers University”, una scuola online in cui gli iscritti ricevevano una commissione per ogni nuovo iscritto che portavano. Il modo più semplice per attirarli era ritagliare clip dei suoi video e caricarle sui social con il proprio profilo: tuttora, quindi, migliaia di profili online condividono regolarmente clip di Tate.

Oltre all’intensa attività online, Andrew Tate e il fratello sono diventati ricchi grazie a un giro di pornografia in webcam iniziato in Inghilterra intorno al 2014 e poi spostato in Romania con il fine esplicito di sfruttare la possibilità di corrompere la polizia e agire impunemente. Secondo le accuse adescavano giovani donne con false promesse e le portavano a lavorare per loro con la manipolazione e la violenza, incassandone i guadagni. È per questa attività che negli ultimi dieci anni i due hanno collezionato una lunga serie di accuse di stupro, tratta di esseri umani e sfruttamento sessuale in tre paesi diversi.

La ricostruzione più dettagliata di come funzionasse «l’impero delle webcam» di Tate è stata pubblicata di recente dal New Yorker, in un’inchiesta di Heidi Blake basata su migliaia di messaggi privati, documenti interni, atti giudiziari riservati e interviste ai Tate, ai loro collaboratori e a più di dodici presunte vittime.

Blake ha spiegato che per oltre dieci anni i fratelli Tate hanno adescato ragazze, non sempre maggiorenni, sia offline che online, corteggiandole in modo insistente e promettendo di farle diventare ricche e tirarle fuori da situazioni difficili. Una volta adescate le convincevano di essere uniche e speciali, coltivavano e incoraggiavano l’attaccamento emotivo nei loro confronti e le allontanavano da amici e familiari. Poi chiedevano loro di mostrarsi nude in webcam.

Su piattaforme come MyFreeCams, dove Tate mise a lavorare la prima donna che aveva reclutato, chiunque può assistere gratuitamente a una diretta: chi vuole poi può mandare dei soldi perché la donna compia un atto specifico. Tate forniva alle donne che lavoravano per lui delle tastiere scollegate, su cui fingevano di digitare mentre erano in diretta per dare l’impressione di essere loro a interagire con i clienti, mentre in realtà era Tate a manipolarli e spingerli a spendere sempre di più. In questo modo, ha raccontato di aver guadagnato più di centomila dollari nel primo mese di attività.

Un poster contro Andrew Tate appeso a Miami nel marzo del 2025 (John Parra/Getty Images for UltraViolet)

Più tardi i Tate estesero l’attività a OnlyFans, dove il modello è quello dell’abbonamento mensile a un profilo e della vendita di singoli contenuti fotografici e video. Negli anni Tate ha condiviso quello che ha imparato reclutando donne per farle lavorare nella pornografia in un corso chiamato esplicitamente “Pimping Hoes Degree”, cioè “laurea in sfruttamento di prostitute”, per il costo di 8mila euro all’anno.

– Leggi anche: Un profilo su OnlyFans è una cosa permanente

Il lavoro in webcam è legale quasi ovunque, e i Tate hanno sempre fatto leva sulla sua legalità per sostenere di non aver commesso reati. Ci sono però dei limiti. Il primo riguarda l’età: filmare contenuti sessuali con minorenni è un reato sia nel Regno Unito sia negli Stati Uniti, e una parte delle accuse contestate ad Andrew Tate riguarda proprio questo, perché la prima donna che aveva messo a lavorare in webcam aveva quindici anni all’epoca dei primi video. Il secondo riguarda il consenso: quasi ovunque è illegale reclutare persone per il lavoro sessuale usando la forza, l’inganno o la coercizione, sia fisica che psicologica.

I fratelli Tate sono accusati di aver messo le donne che lavoravano per loro nella condizione di non potersene andare e di non poter chiedere aiuto. Blake racconta di donne costrette a turni di sedici o diciassette ore, che vivevano in ville sorvegliatissime, che non potevano uscire senza essere accompagnate né avere relazioni con persone esterne al gruppo, e che venivano multate se non raggiungevano gli obiettivi di guadagno o se avevano comportamenti considerati sbagliati davanti alla telecamera, come piangere. Spesso, racconta sempre Blake, le donne che non rispettavano le regole venivano minacciate e picchiate. Inoltre non avevano le password dei propri profili sulle piattaforme, e quindi non avevano accesso diretto al denaro che producevano: una di loro, secondo i messaggi privati letti da Blake, generò circa due milioni di dollari e ricevette soltanto piccole somme per le spese quotidiane.

Le donne erano anche sottoposte a una forte pressione psicologica: più di trenta di loro si sono fatte tatuare addosso scritte come “Tate property” (“proprietà di Tate”), e quasi tutte venivano coinvolte regolarmente in rapporti sessuali violenti e orge. Diverse hanno avuto figli dai due fratelli, anche se non si conosce il numero preciso: i due hanno detto di averne sicuramente più di dieci. Chi restava incinta veniva spostata in un appartamento separato, dove continuava comunque a lavorare in webcam.

Un ritratto di Andrew e Tristan Tate di spalle alla Corte federale di Miami, il 20 luglio 2026 (Lothar Speer via AP)

Tristan Tate era stato arrestato per la prima volta nel 2014, dopo che una donna l’aveva denunciato per aggressione. L’anno successivo Andrew Tate fu arrestato tre volte, dopo che tre donne che lavoravano o avevano avuto una relazione con lui lo accusarono separatamente di stupro e strangolamento. Nessuno dei due fu incriminato, e nel 2019 la procura britannica archiviò il caso.

Secondo Blake, la giornalista del New Yorker, quell’indagine fu gestita male fin dall’inizio, in un modo che rese quasi impossibile arrivare a un processo. Un investigatore dell’Hertfordshire le ha detto che gli agenti non presero sul serio le accuse anche perché due delle donne erano lavoratrici del sesso. Soltanto nella primavera del 2026, dopo aver saputo che l’inchiesta di Blake stava per uscire, l’autorità indipendente che vigila sulla condotta della polizia britannica ha aperto un’inchiesta per grave negligenza, e la polizia locale ha annunciato la riapertura dell’indagine, undici anni dopo le prime denunce. L’arresto del 18 luglio a Miami è legato a queste accuse.

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Nel 2016 i fratelli Tate si trasferirono in Romania, dove continuarono ad adescare ragazze e a farle lavorare in webcam in condizioni coercitive. Le autorità rumene si occuparono di loro per la prima volta nell’aprile del 2022: la polizia fece irruzione in una delle loro ville dopo che una giovane statunitense portata a Bucarest da Tristan Tate aveva mandato messaggi di allarme a casa e l’ambasciata degli Stati Uniti aveva avvisato le autorità locali.

Le donne che vivevano nella loro villa furono messe sotto protezione e venne aperta un’indagine per tratta di esseri umani. Fu affidata a Rareș Stan, un procuratore noto per aver smantellato alcuni dei gruppi criminali più violenti del paese. I due fratelli furono interrogati e rilasciati nel giro di poco tempo.

Furono nuovamente arrestati il 29 dicembre del 2022 e passarono tre mesi in carcere, dopo i quali ottennero la scarcerazione con il divieto di lasciare il paese. Nel giugno del 2023 Stan depositò un atto di oltre trecento pagine in cui i fratelli erano accusati di aver messo in piedi un gruppo criminale organizzato e della tratta di sette donne. Andrew Tate era accusato anche di stupro. Nello stesso periodo Stan stava lavorando a un’inchiesta più ampia, che riguardava oltre trenta presunte vittime, tra cui alcune minorenni.

Da lì in poi però il procedimento si è progressivamente arenato. Alla fine del 2024 la Corte d’appello di Bucarest rimandò l’atto d’accusa ai magistrati per una serie di errori procedurali da correggere, cosa che non era mai stata fatta. Stan fu sostituito da un collega meno esperto, che i Tate e i loro avvocati ritenevano più accomodante nei loro confronti. Nel febbraio del 2025 i magistrati revocarono ai due fratelli il divieto di lasciare il paese, e pochi giorni dopo i Tate volarono in Florida, dove hanno vissuto liberamente per più di un anno.

Secondo un’inchiesta di Megan Twohey e Isabella Kwai per il New York Times, quella decisione fu il risultato delle pressioni dell’amministrazione di Donald Trump, che Andrew Tate aveva corteggiato per anni. Dopo il primo arresto in Romania, infatti, Tate aveva cominciato a presentarsi come un perseguitato politico, paragonando la propria situazione a quella dello stesso Trump. È una lettura che ha trovato ascolto in una parte della destra statunitense: nel 2023 il conduttore Tucker Carlson volò a Bucarest per intervistarlo. Nel video, visto più di cento milioni di volte, affermò falsamente che le accuse contro Tate non riguardavano violenze sessuali né tratta di persone. Seguirono un’intervista della commentatrice Candace Owens e il sostegno pubblico di Donald Trump Jr., il figlio maggiore del presidente. Sempre secondo il Times, Tate fece anche una videochiamata con Barron Trump, il figlio più giovane, che aveva incontrato in passato, ma l’avvocato dei fratelli lo ha smentito.

Il Times ha ricostruito anche che Richard Grenell, un inviato speciale di Trump, discusse il caso dei Tate con esponenti del governo rumeno in due occasioni, e che pochi giorni dopo la seconda volta arrivò dai vertici dell’esecutivo di Bucarest ai magistrati l’indicazione di trovare un accordo con i fratelli. Il divieto di espatrio fu revocato nonostante il parere contrario dei pubblici ministeri, che consideravano i due un pericolo e temevano che scappassero. La Casa Bianca ha detto di non sapere nulla delle vicende giudiziarie dei Tate, e Grenell ha ridimensionato quegli incontri sostenendo di aver semplicemente incrociato il ministro degli Esteri rumeno in un corridoio.

Più in generale negli ultimi anni la giustizia rumena è finita al centro di uno scandalo sulle pressioni esercitate sui giudici perché archiviassero o rinviassero i procedimenti politicamente delicati: uno dei procuratori più importanti del paese ha detto che la Romania è diventata «un paradiso per i criminali».

Andrew Tate in attesa di un’udienza alla Corte d’appello di Bucarest, il 2 ottobre 2024 (EPA/Robert Ghement)

Dopo aver ottenuto di poter lasciare la Romania, i fratelli Tate arrivarono in Florida nel febbraio del 2025. All’arrivo gli agenti di frontiera sequestrarono loro i telefoni, perché gli agenti che si occupano di tratta di esseri umani per il dipartimento della Sicurezza interna statunitense indagavano su di loro già da anni, come ha poi rivelato il New York Times. Poche settimane dopo la procura generale della Florida annunciò una nuova indagine ma nessuna delle due finora ha portato ad accuse formali.

Parallelamente, le donne che avevano denunciato Tate nel 2015 hanno intrapreso una causa civile contro di lui davanti all’Alta Corte di Londra, per ottenere un risarcimento. La causa è ancora in corso e tra le testimoni dell’accusa ci sarà anche l’ex attivista canadese di estrema destra Lauren Southern, diventata popolare nella manosfera a diciannove anni con un video intitolato “Perché non sono femminista” e con una serie di filmati in cui contestava le manifestazioni contro la violenza sessuale.

Di recente Southern ha raccontato che Tate la invitò in Romania per parlare della potenziale apertura di una testata giornalistica nazionalista europea. Southern ha raccontato a Blake di aver perso conoscenza dopo alcuni drink in un locale e di essere stata portata in un albergo, stuprata e strangolata da Tate. Tornata in Canada, ottenne anche un referto medico che accertava segni chiari di violenza sessuale. Southern ha detto di non averne parlato pubblicamente per anni perché le posizioni sulle violenze sessuali che sosteneva all’epoca rendevano impossibile farlo senza distruggere la propria carriera; da allora ha ripudiato molte di quelle posizioni. Tate ha negato tutto, come sempre.

Il 20 luglio, davanti al tribunale federale di Miami, i fratelli Tate hanno annunciato di voler contestare sia la richiesta di estradizione sia la loro detenzione. Sono tuttora in carcere, in attesa di una nuova udienza fissata per il 27 luglio.

Nelle prossime settimane un giudice statunitense dovrà stabilire se ci sono le condizioni previste dal trattato di estradizione tra Stati Uniti e Regno Unito, ma la decisione finale non spetterà a un giudice, bensì al segretario di Stato Marco Rubio. Da quando è in vigore il trattato, nel 2007, gli Stati Uniti hanno accolto quasi tutte le richieste di estradizione britanniche, ma quando riguardano personaggi noti e con una difesa ben finanziata i tempi possono allungarsi. L’avvocato dei Tate stima che ci vorranno circa sessanta giorni.