I profili Instagram segreti delle celebrità non sono così segreti

Sono ancora “finsta” se sono seguiti da migliaia di persone?

La foto con cui Charli XCX ha annunciato le "listening session" del suo nuovo album in anteprima, solo per i fan (Instagram)
La foto con cui Charli XCX ha annunciato le "listening session" del suo nuovo album in anteprima, solo per i fan (Instagram)
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Tra il 9 e l’11 luglio, in venticinque città del mondo tra cui Milano, qualche centinaio di persone si è radunato per ascoltare in anteprima Music, Fashion, Film, il nuovo e atteso album della cantante Charli XCX, in uscita il 24 luglio. Molti erano giornalisti invitati per poterlo recensire, ma la maggioranza erano fan della cantante, arrivati lì in larga parte dopo aver visto pubblicizzati gli eventi su @b.sides, il suo profilo “finsta”.

Finsta” sta per “fake Instagram”, cioè “Instagram finto”, e indica un account secondario che di solito è privato e a differenza del profilo principale è meno riconoscibile e facile da trovare. Cominciò a diffondersi verso la fine degli anni Dieci tra gli adolescenti, che distinguevano tra il “real Instagram” dove mantenere un’immagine di sé curata e aperta a tutti, e quello finto, appunto, perché nascosto dietro un nome diverso per non farsi trovare da genitori o professori.

Trattandosi di un account chiuso, chi lo gestisce approva i follower uno per uno e decide di volta in volta chi può vedere quello che pubblica, perlopiù foto che non vorrebbe associate al proprio nome pubblico, come selfie poco lusinghieri o sfoghi scritti di getto. Per le celebrità è un modo per ritagliarsi uno spazio privato in un ambiente in cui sono magari seguite da milioni di persone, e sottrarsi alla pressione di dover apparire in un certo modo ed essere costantemente esposte e giudicate. 

I finsta delle celebrità esistono da molti anni e a lungo sono rimasti davvero privati. Nel 2020 il sito Vulture compilò una lista di account chiusi che sembravano appartenere a personaggi noti, da Kaia Gerber a Cara Delevingne, sulla base di vari indizi, senza però poterlo confermare. Oggi un numero crescente di celebrità gestisce invece il proprio finsta come un secondo account semi-pubblico, di cui i fan più fedeli conoscono l’esistenza e che possono chiedere di seguire.

«Chiamarli “finsta” non è del tutto accurato: i finsta tradizionali nascevano per essere privati, pensati per una cerchia ristretta e selezionata di amici anziché per centinaia di migliaia di follower», ha scritto su Nylon il giornalista Sam Tracy. «Nessuno usava il proprio finsta per costruire un brand: il loro fascino risiedeva proprio nel fatto di esistere al di fuori della dimensione performativa». Gli account più recenti, invece, «non vogliono rimanere segreti: vogliono essere scoperti, ma non troppo facilmente, né da tutti». 

Tracy cita l’attrice Rachel Sennott (che ha più di un milione di follower sul profilo principale e circa 53mila sul finsta @treaclyproductions), la popstar Addison Rae (33 milioni di follower contro 161mila su @freedomandcontrol) e il direttore creativo di Balenciaga Pierpaolo Piccioli, che su @keeppprolling pubblica selfie, foto dietro le quinte un po’ sfocate e altri dettagli che non finirebbero mai sul profilo principale del brand.

Un profilo di questo tipo, riservato a chi è già abbastanza inserito da conoscerne l’esistenza, è uno strumento particolarmente adatto, per le celebrità, per costruire e mantenere quella che gli studiosi chiamano relazione parasociale. L’espressione fu coniata negli anni Cinquanta dai sociologi Donald Horton e Richard Wohl per descrivere il legame a senso unico che una persona sviluppa nei confronti di una figura conosciuta attraverso i media: all’epoca soprattutto i presentatori televisivi, oggi soprattutto le celebrità e gli influencer che si seguono sui social. Chi guarda ha l’impressione di conoscere l’altro da vicino, come si conosce un amico, e vi si affeziona.

Charli XCX, per esempio, ha aperto il suo due anni fa, nel periodo in cui stava girando il mondo per il tour di Brat, l’album del 2024 che l’ha resa una delle popstar più influenti e discusse degli ultimi anni. All’epoca il profilo si chiamava @360_brat, e pubblicava foto dietro le quinte, indizi sui suoi progetti e aggiornamenti che non finivano sul profilo principale. Era, appunto, un profilo secondario, seguito da qualche centinaio di migliaia di persone, un numero molto inferiore rispetto ai 9 milioni che oggi seguono il suo account principale. In un vecchio post la cantante scrisse che tutto quello che avrebbe pubblicato in quel profilo era «solo per gli angeli» che erano riusciti a entrare, e chiedeva loro di tenersi tutti i contenuti per sé.

Ad aprile di quest’anno, il profilo ha cambiato nome da @360_brat a @b.sides: la musicista ha annunciato che alcune tracce del nuovo album (le b-sides, appunto) saranno disponibili solo su quel profilo e su alcuni dischi in vinile in edizione limitata.

Un testo del prossimo album pubblicato in anteprima su @b.sides (Reddit)

La cantautrice britannica YAZ, che fa un uso frequente del proprio “finsta” semi-pubblico, ha spiegato a Dazed che un account di questo tipo permette ai fan di sentirsi in anticipo su tutti gli altri, e quindi più legati a quello che l’artista fa: pubblicando lì, a suo avviso, i follower hanno meno l’impressione di interagire con un contenuto promozionale e più quella di seguire un amico. La selezione all’ingresso rafforza l’effetto: sapere che quei contenuti non sono visibili a tutti fa sentire i follower parte di una cerchia ristretta, e alimenta la fedeltà verso la celebrità che gestisce l’account.

I finsta, poi, permettono agli artisti di proporre ai fan più devoti un’esperienza coinvolgente, pubblicando un gran numero di contenuti dietro le quinte che, su un profilo pubblico e visibile a tutti, potrebbe sembrare eccessivo. Sempre su @360_brat, per esempio, oltre alle foto dietro le quinte Charli XCX pubblicava indizi e coordinate geografiche che portavano chi la seguiva verso eventi non annunciati, come il concerto a sorpresa che tenne davanti a un muro dipinto di verde acido, il colore della copertina di Brat, a Williamsburg, a New York. Seguire l’account voleva dire partecipare a una specie di caccia al tesoro collettiva. Proporre lo stesso gioco ai milioni di follower del profilo ufficiale sarebbe stato dispersivo, oltre che difficile da gestire.

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I contenuti, però, rimangono spesso in larga parte promozionali. La rapper britannica PinkPantheress, per esempio, ha pubblicato la canzone “Boy’s a Liar” sul suo finsta @burtsbeessavedmylife giorni prima che uscisse ufficialmente, alimentando il passaparola tra i fan, e Kendrick Lamar ha annunciato il suo nuovo album GNX sul profilo finsta @jojoruski prima che altrove.

Altre celebrità, però, usano i propri secondi account per sperimentare con idee che nel loro profilo pubblico sarebbero fuori luogo. La cantante Lorde, per esempio, ne gestisce uno, @onionringsworldwide, in cui recensisce gli anelli di cipolla fritti che le capita di mangiare in giro. L’attore Cole Sprouse ne ha uno, @camera_duels, in cui raccoglie le foto delle persone che provano a fotografarlo di nascosto per strada, scattate da lui prima che riescano a farlo e accompagnate da lunghe didascalie sarcastiche. La modella Gigi Hadid ha a lungo gestito @gisposable, in cui condivideva foto analogiche scattate da lei.