Cosa sappiamo dell’uomo morto a Bologna mentre veniva immobilizzato dalla polizia

In un video lo si vede a terra gridare, mentre due agenti gli stanno a cavalcioni sulla schiena: è stata aperta un'indagine, ma formalmente i poliziotti non sono indagati

Via Svevo nel quartiere Pilastro di Bologna dove un uomo è morto durante un intervento della polizia, 19 luglio 2026 (ANSA/SARA FERRARI)
Via Svevo nel quartiere Pilastro di Bologna dove un uomo è morto durante un intervento della polizia, 19 luglio 2026 (ANSA/SARA FERRARI)
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Domenica al Pilastro, un quartiere periferico nella parte nord est di Bologna, un uomo è morto mentre veniva immobilizzato a terra da due poliziotti, davanti ad alcuni soccorritori del 118 e ad alcuni residenti: si chiamava Abderrahim Fakir e aveva poco più di 40 anni. Un residente ha ripreso dall’alto con il telefono l’intervento degli agenti, e il video è stato successivamente diffuso dalla famiglia di Fakir.

Nel video si vede Fakir sdraiato a terra a faccia in giù, con un poliziotto a cavalcioni sulla schiena e uno sulle gambe. C’è anche un’altra persona, un civile, che gli tiene ferme le caviglie. Si sente Fakir gridare e chiedere aiuto per oltre due minuti, fino a quando resta immobile e muore.

Il video contiene immagini impressionanti, compresi i momenti in cui Fakir muore, che potrebbero urtare la sensibilità di qualcuno: si può vedere qui sotto.

La procura di Bologna ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, in cui al momento sono coinvolte sei persone: i due agenti che hanno tenuto fermo Fakir e quattro operatori sanitari che erano presenti mentre Fakir veniva immobilizzato a terra.

Nessuna di queste persone è formalmente indagata, almeno non nell’accezione con cui lo si intende di solito. È stata infatti applicata una nuova norma, prevista dal governo in un “decreto Sicurezza” lo scorso febbraio, che permette di non indicare una persona nel registro delle notizie di reato, quello più comunemente noto come “registro degli indagati”, quando «appare evidente» che ha compiuto il fatto su cui si sta indagando in presenza di una «causa di giustificazione».

Le cause di giustificazione (anche dette scriminanti) sono situazioni per le quali un reato non viene considerato illecito e quindi non viene punito. In questi casi una persona viene iscritta in un altro registro, detto «annotazione preliminare». Il risultato è che c’è comunque un’indagine, ma è presentata in modo diverso.

È una norma pensata appositamente per i membri delle forze dell’ordine, sebbene non vengano nominate esplicitamente nel decreto, e per questo il governo è stato accusato di voler introdurre una sorta di “scudo penale” per gli agenti, cioè una limitazione della loro punibilità. Nei fatti questa norma cambia poco e ha evidenti ragioni propagandistiche. Questo è il primo caso noto in cui viene applicata.

Il corteo a Roma, il 20 luglio

Il corteo a Roma, il 20 luglio (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Intorno a mezzogiorno di domenica Fakir si trovava tra il cortile interno e il parco di uno dei palazzi all’incrocio tra via Italo Svevo e via Alfredo Panzini. La questura di Bologna ha diffuso una nota in cui dice che la polizia era stata chiamata sul posto da alcuni condomini, che avevano segnalato una persona «in escandescenza»: l’uomo avrebbe aggredito una persona che si trovava all’interno del cortile del palazzo con la propria automobile, che stava per parcheggiare.

La nota dice anche che «gli agenti, per contenere il soggetto», erano «stati aiutati da altri cittadini, anche a seguito del danneggiamento di un’auto». Per ora non ci sono altre informazioni o testimonianze su cosa stesse facendo Fakir.

Gli agenti sono arrivati sul posto intorno alle 12:15, hanno chiamato il 118 e circa un quarto d’ora dopo è arrivata un’ambulanza della Croce Rossa. Il fratello di Fakir, che era presente durante l’intervento insieme alla sorella, ha detto ai giornalisti che gli agenti hanno usato dello spray urticante contro Fakir, spruzzandoglielo anche in bocca. Secondo le ricostruzioni di agenzie di stampa e giornali locali, successivamente gli agenti avrebbero deciso di immobilizzarlo per poi farlo sedare.

Il video mostra quello che è successo da qui in poi. Attorno a Fakir immobilizzato dagli agenti ci sono i soccorritori del 118 e alcune altre persone. Dopo gli oltre due minuti di grida e lamentele, Abderrahim Fakir smette di gridare e di muoversi, mentre gli agenti procedono a bloccargli polsi e caviglie con delle fascette. Una volta terminata l’operazione, un poliziotto si accorge che l’uomo non sta più reagendo e gli dà due piccoli colpi sulla guancia senza ottenere alcuna risposta. Il primo soccorritore si avvicina a Fakir dopo circa 30 secondi, il suo corpo viene girato su un fianco, ma l’uomo non dava più segni di vita.

Non è chiaro se Abderrahim Fakir avesse problemi di salute. Qualche conoscente, arrivato sul posto, ha spiegato che era cardiopatico e che soffriva d’asma: per ora non ci sono conferme ufficiali, che arriveranno probabilmente dopo l’autopsia, che è stata chiesta dalla procura di Bologna con l’apertura dell’inchiesta. La questura ha detto che gli agenti intervenuti indossavano delle bodycam, cioè piccole videocamere che servono a riprendere le operazioni di polizia, e che i video verranno messi a disposizione dei magistrati per le indagini giudiziarie.

La sorella di Abderrahim Fakir, Bologna, 19 luglio 2026 (ANSA/MAX CAVALLARI)

Nel frattempo anche l’azienda sanitaria di Bologna ha aperto un’inchiesta interna. In una nota ha fatto sapere che «sta acquisendo tutte le informazioni disponibili al fine di ricostruire, puntualmente, lo svolgimento dell’intervento» dell’ambulanza. Nella nota si riportano gli orari e le sequenze dell’intervento in via Svevo: l’ambulanza è stata inviata alle 12:17 ed è arrivata sul posto alle 12:30. Alle 12:36 i soccorritori dell’ambulanza hanno contattato la centrale operativa per un consulto medico e, contestualmente, hanno chiesto l’invio di un’automedica, che è arrivata alle 12:53 constatando il decesso.

Abderrahim Fakir era di origini marocchine. Era arrivato in Italia con tutta la famiglia quando aveva sette anni. Non era ancora riuscito a ottenere la cittadinanza e per questo aveva presentato domanda d’asilo ed era seguito da un’avvocata. Repubblica scrive che aveva «piccoli precedenti» e che si era sposato due volte: prima con una ragazza italiana e poi con una donna di origine marocchina. Viveva a Borgonuovo, frazione del comune di Sasso Marconi, poco fuori da Bologna.

La sorella ha detto che era il titolare di una ditta di facchinaggio e pulizie, in cui si occupava soprattutto di organizzare logistica e traslochi con l’aiuto di diversi collaboratori. Al Pilastro aveva degli amici che, secondo la famiglia, andava spesso a trovare.

Un momento degli scontri, durante la manifestazione del 20 luglio a Bologna

Un momento degli scontri, durante la manifestazione del 20 luglio a Bologna (ANSA/MAX CAVALLARI)

La sorella di Abderrahim Fakir, dopo la sua morte, ha accusato la polizia di «averlo ammazzato». Ha detto che «se uno è agitato tu lo devi calmare, non ammazzarlo sotto il sole». La sera di domenica i familiari di Abderrahim Fakir e circa 300 persone si sono trovate al Pilastro per un presidio spontaneo di solidarietà e per chiedere che venga fatta chiarezza sulla sua morte.

Il sindaco di Bologna Matteo Lepore aveva convocato per oggi, lunedì 20 luglio, una manifestazione in piazza Nettuno, nel centro di Bologna, chiedendo a sua volta chiarezza dalle indagini. La manifestazione, iniziata alle 19, ha riempito la piazza. Ha parlato per prima la nipote di Fakir, e al termine degli interventi è iniziato un corteo, in cui sono stati esposti striscioni che chiedono giustizia, fotografie di Fakir, fotogrammi del momento in cui è morto e bandiere del Marocco.

Un altro gruppo di manifestanti si è diretto verso piazza Roosevelt, sede della prefettura, dove erano schierati gli agenti e ci sono stati cori contro la polizia e più volte quello «assassini! assassini!». Qui alla fine ci sono stati brevi scontri: gli agenti hanno usato scudi e manganelli per allontanare le prime file di manifestanti, che avevano lanciato bombe carta e bottiglie. Infine la polizia ha azionato anche gli idranti per disperderli.

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