• Sport
  • Domenica 19 luglio 2026

La finale dei Mondiali sarà tra due squadre molto diverse

A parte la lingua parlata e un famoso bagnetto, il calcio dell'Argentina e quello della Spagna hanno ben poche cose in comune

(Visionhaus/Getty Images)
(Visionhaus/Getty Images)
Caricamento player

Domenica alle 21 si giocherà la finale dei Mondiali maschili di calcio tra Argentina e Spagna, al MetLife Stadium, non lontano da New York. L’Argentina ha vinto gli ultimi Mondiali ed è la vincitrice delle ultime due edizioni della Copa América, il torneo sudamericano per nazionali. La Spagna è campionessa europea in carica. Non era mai successo che le campionesse in carica di Sudamerica ed Europa, le due aree di mondo con le più forti nazionali di calcio, si trovassero in finale. Ed era dai primi Mondiali, nel 1930, che in finale non arrivavano due nazionali che parlano la stessa lingua.

– Leggi anche: Il liveblog del Post sulla finale dei Mondiali

Lingua a parte, Argentina e Spagna sono però due squadre profondamente diverse: per la reputazione che le accompagna, per il punto in cui sembra essere il loro ciclo calcistico, per il calcio che propongono e per il percorso che le ha portate fino a qui. Ci sono poche cose che le accomunano, tra le quali un bagnetto di quasi vent’anni fa di cui dovreste aver visto una foto in questi giorni.

Partiamo da un dato facile e dritto. La finale dei Mondiali sarà una partita tra il miglior attacco del torneo (l’Argentina, con 19 gol segnati in 7 partite) e la migliore difesa del torneo (la Spagna, che ha subìto soltanto un gol in altrettante partite).

Questa differenza rimane anche guardando i gol attesi (xG), cioè il valore che misura la probabilità che un tiro si trasformi in gol (che per esempio è altissimo in un tiro da un metro e bassissimo in uno da metà campo). L’Argentina è la squadra con il secondo valore di xG più alto del torneo (14,37 – di poco minore di quello della Francia), mentre la Spagna è quella che ha concesso alle avversarie il valore più basso di xG (2,1).

L’Argentina è stata la prima squadra nella storia dei Mondiali ad arrivare in semifinale senza affrontare nemmeno una delle prime dieci squadre del ranking FIFA, la classifica mondiale delle nazionali. Ai sedicesimi ha affrontato Capo Verde, agli ottavi l’Egitto e ai quarti la Svizzera, subendo sempre gol e giocando due volte i supplementari. Ha trovato quasi sempre il gol decisivo nei minuti finali, grazie alla ostinata determinazione dei suoi giocatori e, soprattutto, alle giocate del suo capitano, il 39enne Lionel Messi. Sono tutte cose successe anche nella semifinale vinta 2-1 in rimonta contro l’Inghilterra, la prima squadra di alto livello affrontata dall’Argentina in questi Mondiali.

La Spagna ha giocato invece solo contro squadre europee nella fase a eliminazione diretta: Austria, Portogallo, Belgio e infine Francia, che tutti davano (anzi, davamo) come strafavorita. E anche se contro il Portogallo e il Belgio i gol della vittoria sono arrivati all’ultimo – sempre da Mikel Merino, tra l’altro – la Spagna è sempre sembrata in controllo della partita, mostrando quel gioco corale, organizzato e ordinatissimo che l’aveva fatta vincere gli Europei nel 2024.

Per quanto visto finora si prospetta quindi una finale tra una squadra molto grintosa e spesso impetuosa, e una molto più ordinata, quasi maniacale nel modo in cui gestisce il pallone e prova subito a recuperarlo quando lo perde. Basta guardare come stanno giocando i loro migliori centrocampisti.

Lo spagnolo Rodri ha già toccato la palla 794 volte e ha completato 655 passaggi, come nessuno dal 1966, da quando questo tipo di dati viene raccolto ai Mondiali. Tra i suoi compagni è anche quello che recupera di più il pallone: l’ha già fatto 34 volte in 7 partite. È insomma un giocatore esemplare del calcio giocato dalla sua nazionale, fondato sul possesso palla, sul controllo del ritmo e su un pressing costante.

Al contrario, l’Argentina – che pure ha giocatori dalle grandi qualità tecniche – punta molto di più sull’aggressività e sulla fisicità. È la squadra che ha commesso più falli in questi Mondiali, 87, e il suo centrocampista Alexis Mac Allister è tra quelli che ha cercato e vinto più duelli, 33.

Secondo lo spagnolo Aymeric Laporte, l’Argentina è anche fin troppo aggressiva, e gli arbitri fin troppo permissivi

Ma ci sono altre grandi, seppur magari meno evidenti, differenze nel modo di giocare di queste due squadre. La Spagna, per esempio, preferisce attaccare sulle fasce. E proprio lì, su quelle che gli addetti ai lavori chiamano corsie laterali, si nota un altro suo punto di forza: i continui scambi di posizione tra i giocatori. I terzini, i difensori più esterni, si scambiano spesso di posizione, superandoli, con gli attaccanti davanti a loro.

L’Argentina, invece, preferisce un attacco più diretto e centrale. Usa i passaggi filtranti più di qualsiasi altra squadra del torneo. Spesso a farli è Lionel Messi, da cui passa gran parte del gioco offensivo della squadra. In questi Mondiali ha già segnato 8 gol, fatto 4 assist e creato un terzo di tutte le occasioni da gol dell’Argentina.

Certo, l’Argentina non è solo Messi. Anzi, è l’unica squadra di questi Mondiali ad avere otto marcatori diversi. Eppure Messi resta, comunque, un giocatore imprescindibile, il primo per gol, assist, passaggi chiave, dribbling riusciti, occasioni da gol create, occasioni chiave create e cross riusciti. E i movimenti con e senza palla dei suoi compagni hanno spesso l’obiettivo ultimo di creare spazio per lui. In molti casi, se non è lui a fare il passaggio decisivo è solo perché è lui a fare il tiro decisivo.

La Spagna non ha mai dato la sensazione di dipendere da un solo giocatore. Nemmeno da Rodri, o dal suo talentuosissimo – e da poco diciannovenne – attaccante Lamine Yamal, che finora ha fatto un solo gol. Il suo gioco ben organizzato, al contrario, permette spesso ai suoi calciatori di rendere più della somma delle loro individualità.

In questo senso, la sua difesa è un ottimo esempio. Ci sono giocatori forti (il difensore centrale di 19 anni Pau Cubarsí o il terzino sinistro Marc Cucurella), ma anche altri che giocano in una squadra spagnola di mezza classifica, l’Athletic Bilbao (l’altro difensore centrale Aymeric Laporte e il portiere Unai Simón), o in una squadra che quest’anno ha rischiato la retrocessione in Inghilterra, il Tottenham (il terzino destro Pedro Porro).

– Leggi anche: Come gioca bene la Spagna

Oltre alla lingua, alla sensazione di essere quasi imbattibili e alla famosa foto di Messi che fa il bagnetto a Lamine Yamal, c’è però un’altra cosa che accomuna queste due squadre. Entrambe sbagliano poco: dopo 7 partite hanno entrambe completato il 91 per cento dei passaggi tentati, più di qualsiasi altra squadra del torneo, pur avendo giocato più partite e quindi tentato più passaggi (gli ultimi dei quali contro avversarie sempre più forti).

(Joan Monfort/La Nacion via ZUMA Press)

Ma quindi chi vince questi Mondiali? Vi stupirà sapere che non lo sappiamo.

Guardando il percorso fatto, le squadre eliminate, il suo stile di gioco e la grande solidità difensiva, la Spagna sembra avere qualche possibilità in più rispetto all’Argentina. Quest’ultima d’altro canto, oltre a Messi, ha dalla sua il fatto oggettivo di arrivare da una serie di eventi che contribuiscono a creare una grande fiducia, e che di certo non fanno stare tranquilla l’avversaria nemmeno se è la Spagna. Nemmeno se dovesse essere in vantaggio quando mancano pochi minuti dalla fine di una partita dominata.

In caso di vittoria la Spagna vincerebbe il suo secondo Mondiale dopo quello del 2010 e alla sua seconda partecipazione di sempre in finale.

L’Argentina, invece, ha già giocato sei finali dei Mondiali. Ne ha vinte tre – 1978, 1986 e 2022 – e ne ha perse altrettante – 1930, 1990 e 2014. Ora punta alla cuarta estrella, come cantano da settimane tifosi e giocatori. Dovesse farcela, sarebbe soprattutto la vittoria di Lionel Messi, che farebbe così qualcosa che nemmeno Diego Maradona, l’altro grande calciatore argentino con cui spesso viene confrontato, riuscì a fare: vincere due Mondiali consecutivi, una cosa che nel calcio non succede da 60 anni.

– Leggi anche: Come gioca Messi? (Spoiler: camminando molto)