Il più grosso sequestro di cocaina in Spagna ha dietro molte altre storie
Avvenne nel 2024 e da allora ha coinvolto anche società di criptovalute e persone apparentemente insospettabili
- Condividi
- X
- Regala il Post

Nell’ottobre del 2024 ad Algeciras, in provincia di Cadice, la polizia spagnola trovò un carico di cocaina da 13 tonnellate nascosto in un container di banane proveniente dal porto di Guayaquil, in Ecuador. Aveva un valore stimato tra i 400 e i 700 milioni di euro.
La quantità era già di per sé notevole: le autorità lo definirono il più grande sequestro di cocaina nella storia spagnola. In seguito le indagini hanno rivelato legami con la polizia antiriciclaggio, con il settore delle criptovalute e con una rete di società per ripulire il denaro sparse in vari paesi. Hanno anche coinvolto persone molto diverse tra loro, alcune apparentemente insospettabili e altre legate alla famiglia reale. Per tutti questi elementi la storia è diventata molto nota e seguita in Spagna.
Secondo le indagini al centro del sistema di narcotraffico c’era Ignacio Torán, anche conosciuto con lo pseudonimo di Bugatti, un narcotrafficante noto da decenni alle forze dell’ordine e già andato in carcere nel 2023 e nel 2007. Prima di essere arrestato a febbraio di quest’anno, Bugatti conduceva uno stile di vita sfarzoso: amava le borse, gli orologi di lusso e i lingotti d’oro, e passava il tempo tra le sue case di Dubai (tra cui una villa da 10 milioni di euro) e le feste di Ibiza.
La procura antidroga ritiene che Torán abbia imbastito la sua rete anche grazie alla collaborazione con Alejandro Salgado Vega, detto “El Tigre”, il più importante narcotrafficante spagnolo attualmente ricercato. El Tigre avrebbe fornito a Torán i contatti di alcuni fornitori in America Latina.
Sempre secondo l’accusa Torán era aiutato da Óscar Sánchez, un poliziotto che era a capo dell’unità nazionale antiriciclaggio e ora è in custodia cautelare. Sánchez venne arrestato a novembre del 2024, poco dopo il sequestro di Algeciras, quando la polizia trovò nascosti tra i muri di casa sua 20 milioni di euro in contanti e altri 900mila euro in due armadi dentro il suo ufficio.
Apparentemente Sánchez aveva una vita del tutto normale, ha ricostruito El País, tanto che la stampa spagnola l’ha soprannominato «l’anonimo». Abitava con la moglie e due figli in un quartiere residenziale di Villalba, a pochi chilometri da Madrid. Era sposato con Noelia Ruiz, un’altra agente di polizia a sua volta indagata per aver collaborato negli affari illeciti del marito.
Secondo gli inquirenti Sánchez aveva una doppia vita, e accanto al lavoro di polizia aveva quello al servizio di Torán. Tra le altre cose avrebbe fornito alla sua organizzazione informazioni riservate che otteneva grazie al suo ruolo in polizia, per esempio sulle indagini in corso o sui posti di blocco. Gli inquirenti stimano che dal 2020 al 2024 Sánchez aiutò Torán a trafficare 73 tonnellate di cocaina in 39 container di frutta. In cambio teneva per sé il 40 per cento dei guadagni, secondo i dati emersi dalle intercettazioni. Per facilitare i rapporti, Sánchez aveva presentato Torán ai superiori come un informatore di polizia.

(EPA/A. CARRASCO RAGEL)
Dopo il narcotraffico c’era il riciclaggio. Secondo gli inquirenti se ne occupava prevalentemente Francisco de Borbón, 45enne figlio di un duca e lontano cugino di Juan Carlos I, re di Spagna tra il 1975 e il 2014. De Borbón è un personaggio noto in Spagna sia per i suoi legami con la famiglia reale sia perché nel 2012 partecipò a Secret Princess, un reality show in cui ricchi aristocratici europei cercano moglie davanti alle telecamere.
L’accusa sostiene che De Borbón riciclasse i soldi provenienti dal traffico di droga attraverso una rete di società e banche offshore tra Panama, Sao Tomé e Principe e la California, insieme all’imprenditore statunitense Ketan Seth. De Borbón è stato arrestato a febbraio di quest’anno e poi rilasciato su cauzione (50mila euro), ma con il ritiro del passaporto e il divieto di lasciare il paese fino al termine del processo.
Per ripulire i soldi il gruppo avrebbe utilizzato anche le criptovalute: secondo gli inquirenti al momento dell’arresto Torán ne aveva per un valore di 10 milioni di euro. Per il riciclaggio De Borbón usava la ET Fintech Europe, una società di sua proprietà con sede in Irlanda.
Infine è stato arrestato anche Eduardo Montero Salgado, proprietario di un’azienda di frutta i cui magazzini sarebbero stati utilizzati per ricevere la cocaina. Montero Salgado è un cugino di Torán, e a sua volta è ritenuto un narcotrafficante esperto. Durante la perquisizione a casa sua sono stati ritrovati sacchetti per sottovuoto con l’etichetta “100k”, una macchina contabanconote, una tanica d’acqua piena di monete da due euro per un peso totale di 64 chili (circa 15mila euro), una sala di mining di criptovalute (cioè computer usati per operare sul mercato delle cripto 24 ore su 24), e tre macchine di lusso: una Lamborghini, un’Audi e una BMW.
Il processo è in corso a Madrid, e finora nessuna delle persone coinvolte è stata condannata.
– Leggi anche: Il Messico ci sta provando contro i narcos



