Per la Corte di giustizia dell’Unione Europea la legge sull’amnistia per gli indipendentisti catalani è compatibile con le norme europee

Un'enorme bandiera del movimento per l'indipendenza del Catalogna durante una manifestazione per l'indipendenza a Barcellona, 11 settembre 2018 (Roser Vilallonga/ ANC via AP)
Un'enorme bandiera del movimento per l'indipendenza del Catalogna durante una manifestazione per l'indipendenza a Barcellona, 11 settembre 2018 (Roser Vilallonga/ ANC via AP)

La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che la legge sull’amnistia per gli indipendentisti catalani approvata dal parlamento spagnolo nel 2024 è compatibile con le norme europee. La decisione aumenta le probabilità di un ritorno in Spagna dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont, che nel 2017 organizzò il referendum illegale per l’indipendenza dalla Spagna, ancora oggi una delle questioni più rilevanti e controverse nel paese. Da allora Puigdemont vive all’estero per sfuggire alla giustizia spagnola, che lo persegue per il suo ruolo nel referendum, e finora gli ha negato l’amnistia. La decisione comunque non ha conseguenze immediate.

La Corte, che ha sede in Lussemburgo, doveva esprimersi su due richieste preliminari da parte della Corte dei conti spagnola e della Audiencia nacional, un tribunale con giurisdizione in tutta la Spagna, che si occupa di casi di grande rilevanza nazionale, come quelli per terrorismo o crimine organizzato. Entrambe avevano espresso dubbi sulla compatibilità della legge con le norme europee: la prima aveva rinviato alla Corte di giustizia europea il compito di stabilire se la spesa pubblica per il referendum del 2017 avesse danneggiato gli interessi finanziari dell’Unione; la seconda invece di verificare che la legge non violasse le direttive europee legate al terrorismo, reato di cui erano accusati alcuni membri dei Comitati di Difesa della Repubblica, cioè i gruppi indipendentisti catalani nati per sostenere il referendum. In entrambi i casi la Corte ha dato risposta negativa.

La legge sull’amnistia era stata una concessione centrale nell’accordo di governo fatto dal Partito socialista del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez per ottenere l’appoggio di Junts per Catalunya, il partito indipendentista di centrodestra Puigdemont. Finora ne hanno beneficiato circa 300 persone tra politici, attivisti e membri delle forze dell’ordine. Tuttavia è sempre stata molto criticata sia dalla destra sia da molte persone di sinistra e da alcuni tribunali, che l’hanno ritenuta una concessione eccessiva per un movimento che, attraverso il referendum, violò direttamente la Costituzione spagnola.

La sentenza della Corte non risolve le questioni ancora aperte sull’amnistia, che rimangono di competenza dei tribunali spagnoli. Perché Puigdemont possa tornare in Spagna, inoltre, dovrà prima pronunciarsi la Corte costituzionale, a cui spetta confermare o meno la decisione del Tribunale Supremo, quello di più alto grado nell’ordinamento spagnolo, che sempre nel 2024 gli negò l’amnistia. Puigdemont ha fatto ricorso: con ogni probabilità il mandato d’arresto emesso nei suoi confronti dal Tribunale non verrà revocato fino alla decisione della Corte, che è attesa per ottobre.