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  • Mercoledì 15 luglio 2026

Che fine ha fatto Aung San Suu Kyi?

L'ex leader del Myanmar, che ha 81 anni ed è ufficialmente agli arresti domiciliari, è stata vista in pubblico per l'ultima volta nel 2022

Cittadini del Myanmar che abitano in Thailandia mostrano foto di Aung San Suu Kyi durante una manifestazione fuori dall'ambasciata del Myanmar di Bangkok, 26 luglio 2022 (AP Photo/Sakchai Lalit)
Cittadini del Myanmar che abitano in Thailandia mostrano foto di Aung San Suu Kyi durante una manifestazione fuori dall'ambasciata del Myanmar di Bangkok, 26 luglio 2022 (AP Photo/Sakchai Lalit)
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Da oltre tre anni non si hanno notizie certe sulle condizioni di salute dell’ex leader del Myanmar Aung San Suu Kyi, 81 anni. I suoi familiari, gli avvocati e i collaboratori non la vedono e non la sentono dalla fine del 2022: in questa situazione non è nemmeno certo che sia viva, nonostante la giunta militare al potere continui a sostenere che stia bene.

Ufficialmente Suu Kyi è agli arresti domiciliari dallo scorso aprile. Non si sa però dove li stia scontando: non è nella sua casa di Yangon, nel sud del paese, e la sua abitazione nella capitale Naypyidaw è stata distrutta. Da tempo il figlio Kim Aris chiede a governi e organizzazioni internazionali di aiutarlo a fare pressione sulla giunta del Myanmar per avere prove del fatto che Suu Kyi sia viva, per ora senza successo. Aris vive nel Regno Unito: l’ultima lettera che ha ricevuto dalla madre risale a oltre due anni fa.

Aung San Suu Kyi è una delle figure politiche più importanti e complesse nella storia recente del Myanmar. Fu attivista per la democrazia durante la dittatura militare seguita al colpo di stato del 1962, poi leader nonviolenta e prigioniera politica. Per il suo impegno, nel 1991 ricevette il premio Nobel per la Pace. Nel 2015 vinse le prime elezioni davvero libere in Myanmar da 25 anni, diventando leader di fatto del paese.

Il suo governo deluse però molti dei suoi sostenitori. In parte perché non diede seguito alle aspettative di democratizzazione, ma soprattutto perché prima ignorò e poi difese la persecuzione della minoranza musulmana dei rohingya, compiuta dai militari a partire dal 2017 e considerata da molte organizzazioni internazionali un genocidio. La posizione di Suu Kyi rovinò la sua reputazione all’estero: si parlò anche di ritirarle il Nobel, ma poi non se ne fece nulla, anche perché le regole prevedono che il premio non sia revocabile. È rimasta invece popolare in Myanmar tra alcune fasce della popolazione.

– Leggi anche: Certi Nobel per la Pace sono invecchiati male

Aung San Suu Kyi a Singapore nel 2018 (Ore Huiying/Getty Images)

A febbraio del 2021 i militari ripresero il potere con un colpo di stato in cui deposero il governo di Suu Kyi e la arrestarono. Da quel momento Suu Kyi è sempre stata in carcere e sottoposta a processi a porte chiuse, che terminarono a dicembre del 2022 con condanne complessive per 33 anni di carcere, poi ridotti a 27: nella pratica è una condanna a vita, vista la sua età.

La fine dei processi è stata l’ultima volta in cui i suoi avvocati hanno potuto vedere o sentire Suu Kyi. Negli anni successivi hanno fatto molte richieste, sempre rifiutate dalla giunta al potere. Sembrava ci fosse una possibilità di incontrarla lo scorso maggio, ma alla fine non è successo.

Negli anni sono anche circolate molte foto di lei false, oppure vecchie ma presentate in modo fuorviante come recenti. A fine aprile i media statali del Myanmar hanno diffuso una foto di lei seduta con due persone in divisa, presentandola come recente. Non ci sono però elementi per confermare quando sia stata effettivamente scattata, e Aris (il figlio) dice di avere dubbi sulla sua autenticità.

La foto di Aung San Suu Kyi diffusa dai media del Myanmar il 30 aprile 2026 (Myanmar Military True News Information Team via AP)

Oltre che il figlio, hanno chiesto chiarimenti sulle condizioni di Suu Kyi anche governi e organizzazioni internazionali. A maggio per esempio l’inviata speciale delle Nazioni Unite per il Myanmar, Julie Bishop, ha incontrato il leader della giunta militare e autoproclamato presidente, Min Aung Hlaing, chiedendogli di poter vedere Suu Kyi. Ne ha parlato anche il primo ministro indiano Narendra Modi durante una visita ufficiale in India di Aung Hlaing, a giugno. Secondo fonti diplomatiche rimaste anonime, citate dall’Economist, Aung Hlaing ha risposto in modo scortese entrambe le volte.