Come si faceva quando non c’erano i rigori
Se una partita di calcio finiva in pareggio si decideva il vincitore un po' come capitava: persino con l'estrazione di un bigliettino da un sacchetto
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Per molti anni non è stato molto chiaro cosa fare quando le partite di calcio a eliminazione diretta finivano in pareggio. Se dopo i 90 minuti di gioco il risultato era ancora in parità, accadevano cose diverse a seconda delle regole in vigore nella competizione. I due tempi supplementari – cioè minuti in più da giocare a fine partita, spesso due quarti d’ora – ci sono più o meno sempre stati, al contrario dei tiri di rigore (a volte impropriamente detti “calci di rigore”, che invece sono quelli che si calciano durante la partita dopo un fallo in area), che arrivarono solo negli anni Settanta.
Le partite pareggiate potevano giocarsi daccapo il giorno dopo, per esempio, oppure concludersi con il golden goal. Anche nella competizione più importante del calcio, i Mondiali, per decretare chi passava il turno e chi no sono state lanciate monetine e pescati fogliettini; in competizioni minori venivano addirittura contati i calci d’angolo, e in caso di pareggio passava il turno chi ne aveva battuti di più.
Una bella confusione, insomma. Per decenni, fino al 1970, le regole del calcio non prevedevano un modo univoco per stabilire chi passava il turno in una partita a eliminazione diretta. E ancora fino ai giorni nostri qualcuno, ma sono pochi casi isolati, ha continuato a fare un po’ come gli pareva: solo dall’edizione 2024-2025, per esempio, il torneo più antico al mondo a eliminazione diretta, la FA Cup inglese, ha abolito i replay, ovvero il rigiocare una partita per decretarne il vincitore. Anche ai Mondiali si faceva così, inizialmente.
Nella prima edizione dei Mondiali, quella del 1930, nessuna partita finì in pareggio. Nel 1934 l’Austria batté la Francia agli ottavi di finale (non c’erano però i gironi) ai tempi supplementari, mentre una partita dei quarti di finale andò al replay. Italia e Spagna pareggiarono il 31 maggio, e il 1° giugno giocarono di nuovo. Vinse l’Italia per 1-0 con gol di Giuseppe Meazza.
I casi particolari non mancarono. Nel 1954 Turchia e Spagna giocarono lo spareggio decisivo per andare alla fase finale dei Mondiali in campo neutro, a Roma, ma pareggiarono. Fu quindi chiamato un ragazzino italiano di 14 anni, Luigi Franco Gemma, il cui padre lavorava allo stadio. Gemma venne bendato, pescò da un sacchetto uno dei due foglietti di carta coi nomi delle squadre e stabilì che ai Mondiali sarebbe andata la Turchia.
A parte casi come questo, con l’introduzione di una o più fasi a gironi nei Mondiali dal 1950 al 1970 non ci fu nemmeno un gran bisogno di regole nette sul come decretare il vincitore di una partita finita in pareggio. Venivano assegnati due punti a chi vinceva (non tre come oggi), uno a testa se si pareggiava e zero a chi perdeva. Le edizioni del 1962 e del 1966, per esempio, prevedevano una fase a eliminazione diretta dopo i gironi, ma non ci fu mai bisogno né di replay né di monetine. L’unica partita finita in pareggio dopo i 90 minuti fu la finale del 1966 tra Inghilterra e Germania, che gli inglesi vinsero 4-2 ai supplementari.
Il grosso caso di partita molto importante decisa da una monetina, quello che fece accorgere un po’ tutti del fatto che così non poteva più andare bene, fu la semifinale degli Europei del 1968. Italia e Unione Sovietica pareggiarono 0-0, non si giocò un replay e venne decisa la squadra vincitrice lanciando un franco svizzero.
Dopo la partita, negli spogliatoi, il capitano dell’Italia Giacinto Facchetti dovette scegliere testa-o-croce. Scelse testa, uscì testa, l’Italia passò il turno. Vinse poi gli Europei in finale contro la Jugoslavia, alla seconda partita: dopo l’1-1 dell’8 giugno, fu organizzato – questa volta sì – un replay due giorni dopo.
In diverse competizioni, intanto, le partite terminate in pareggio venivano decise da bizzarre serie di rigori. Nella Coppa Italia del 1958, per esempio, la prima edizione del torneo dopo 15 anni, ogni squadra calciava sei rigori: poteva tirarli tutti uno stesso giocatore. Erano una cosa talmente nuova e inusuale per l’epoca che La Stampa dovette specificare che «contava il tiro diretto, non l’eventuale ripresa della palla sulla respinta del portiere».
Non è chiaro chi inventò i tiri di rigore alla fine dei 120 minuti per come li conosciamo oggi. Qualcuno sostiene l’arbitro tedesco Karl Wald («il parrucchiere che inventò i rigori»), altri l’ex segretario generale della federazione calcistica israeliana Joseph Dagan in seguito a un sorteggio che eliminò Israele dalle Olimpiadi del 1968. L’IFAB, l’organo che ha il potere di stabilire modifiche e innovazioni alle regole del gioco del calcio a livello internazionale, decise l’introduzione dei tiri di rigore nel 1970, una settimana dopo la fine dei Mondiali vinti dal Brasile in finale contro l’Italia.
La prima serie di tiri di rigore importante nel calcio per nazionali fu agli Europei del 1976. Era ancora una cosa molto nuova e vista con sospetto, ma le squadre – Cecoslovacchia e Germania Ovest – preferirono giocarsela così piuttosto che al replay due giorni dopo. Vinse la Cecoslovacchia anche grazie a un rigore di Antonin Panenka calciato nel modo che oggi all’estero si chiama come lui, e che in Italia viene detto a cucchiaio.
Ai Mondiali, invece, la prima serie di tiri di rigore capitò solo nell’edizione del 1982. Era la semifinale tra Germania Ovest e Francia, che dopo 90 minuti finì 1-1 e dopo 120 addirittura 3-3. Il primo rigore della serie lo batté l’attaccante francese Alain Giresse, e fece gol. Il primo errore fu del centrocampista tedesco Ulrich “Uli” Stielike. Dopo l’errore, «Stielike si inginocchiò e si raggomitolò su sé stesso stringendosi la testa tra le mani, mentre un intero paese si disperò in contemporanea, più o meno allo stesso modo», scrive la FIFA.
La Francia, però, alla fine perse quella serie di rigori, e quindi la partita. Giresse ricorda che «alcuni miei compagni si stavano già togliendo gli scarpini», perché consideravano tirare il rigore una responsabilità troppo grande e non volevano calciarlo. In finale la Germania Ovest perse contro l’Italia, ma se avessero pareggiato si sarebbe di nuovo ricorso al replay. Dall’edizione successiva dei Mondiali, invece, anche la finale sarebbe stata decisa dai tiri di rigore.
La prima finale dei Mondiali a venire decisa dai tiri di rigore fu nel 1994. La partita tra Italia e Brasile finì 0-0, poi sbagliarono Franco Baresi, Daniele Massaro e Roberto Baggio, e vinse il Brasile.

Roberto Baggio dell’Italia sbaglia il proprio tiro di rigore contro il portiere Claudio Taffarel del Brasile (Henri Szwarc/Bongarts/Getty Images)
Dall’edizione successiva ai Mondiali venne introdotto il golden goal. La prima squadra che faceva gol ai supplementari vinceva immediatamente la partita. Quattro partite nella storia dei Mondiali vennero decise da un golden goal: la prima fu l’ottavo di finale tra Francia e Paraguay nel 1998, quando segnò Laurent Blanc; la più famosa capitò quattro anni più tardi: il sudcoreano Ahn Jung-hwan fece il gol del 2-1 ed eliminò l’Italia agli ottavi di finale. L’ultima volta successe nel turno successivo, ai quarti di finale: la Turchia eliminò il Senegal grazie al golden goal di Ilhan Mansiz.
Il golden goal più famoso in assoluto fu quello segnato dall’attaccante francese David Trezeguet nella finale degli Europei del 2000 contro l’Italia. Fu un modo di far finire e vincere le partite, però, che non piacque molto. Quando venne abolito nel 2004, perfino l’allenatore della Francia Raymond Domenech si disse «molto soddisfatto della decisione».
Anche il silver goal durò molto poco. Si trattava di un gol che, se segnato, avrebbe fatto finire la partita solo al termine del primo tempo supplementare, e non immediatamente. Venne usato solo in un paio di circostanze tra le Champions League 2003-2004 e gli Europei del 2004, di cui però fece in tempo a decidere la semifinale. Fece gol Traianos Dellas, la Grecia batté la Repubblica Ceca e poi in finale vinse il torneo contro il Portogallo.
Dal 2006 in avanti le serie dei tiri di rigore hanno la forma e le modalità che conosciamo oggi. Per due volte la finale è stata decisa ai rigori (2006 e 2022), ma ci sono state altre serie famose: quella con cui l’Uruguay eliminò il Ghana nel 2010, per esempio, o altre dall’esito inatteso. È successo anche nell’edizione dei Mondiali in corso, quando ai sedicesimi di finale il Paraguay ha eliminato la Germania.



