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  • Domenica 12 luglio 2026

Ai Giardini Margherita il basket “da campetto” è una cosa seria

Ogni estate dal 1982 a Bologna si gioca un torneo che coinvolge giocatori professionisti e dilettanti, davanti a migliaia di persone

di Alice Facchini, da Bologna

La finale maschile del 2025 del torneo dei Giardini Margherita (Bianca Costantini/Walter Bussolari Playground)
La finale maschile del 2025 del torneo dei Giardini Margherita (Bianca Costantini/Walter Bussolari Playground)
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A Bologna c’è un torneo di pallacanestro dove vedere un giocatore di Serie A marcare un dilettante è la norma. È il Walter Bussolari Playground, il più importante torneo estivo italiano di basket, che da più di quarant’anni si svolge nel campetto all’aperto dei Giardini Margherita, un parco subito fuori dal centro della città. Per questo è conosciuto anche come “i Gardens”.

La finale maschile ha in media più di 4mila spettatori e dall’anno scorso viene trasmessa in diretta su Sky Sport. Quest’anno si terrà il 16 luglio, mentre quella femminile si è giocata il 25 giugno. Visto che non ci sono abbastanza tribune per tutti, le persone si siedono per terra intorno al campo, stanno in piedi dietro ai canestri o addirittura si arrampicano sugli alberi: quest’anno gli organizzatori hanno posizionato anche una tribuna aggiuntiva per aumentare la capienza, ma non è bastata.

Lo stile del torneo è quello tipico del playground statunitense: in italiano non abbiamo una parola apposita, ma sono chiamati così i campetti da basket all’aperto, molto diffusi negli Stati Uniti, che diventano un punto di ritrovo per il quartiere, e dove si sfidano giocatori anche molto forti. Il gioco di solito è più fisico rispetto alle partite convenzionali, caratterizzato da molti contatti, giocate individuali e azioni spettacolari come le schiacciate (in cui si salta per spingere la palla nell’anello del canestro): ecco perché ai Giardini Margherita è stato coniato il motto “NBA is for boys, Gardens is for men” (l’NBA – il campionato di basket nordamericano e il più importante al mondo – è per i ragazzi, i Gardens sono per gli uomini).

La finale femminile del 2026 del torneo dei Giardini Margherita (Bianca Costantini/Walter Bussolari Playground)

Dal 2020 il torneo è dedicato a Walter Bussolari, soprannominato “The Voice”, che è stato uno degli organizzatori, ma soprattutto lo storico commentatore al microfono delle partite giocate ai Giardini. Bussolari faceva parte del gruppo di amici che nel 1982 fondò il torneo: erano tutti ragazzi che giocavano nelle squadre giovanili della città e che volevano sfidarsi al campetto in estate, cambiando la formazione delle squadre rispetto al campionato invernale.

All’inizio il torneo era solo una competizione amatoriale. «Il primo campetto dei Giardini Margherita era stato messo insieme con l’asfalto avanzato dalla costruzione dell’uscita 5 della tangenziale», ricorda Simone Motola, presidente dell’associazione sportiva dilettantistica Giardini Margherita e storico organizzatore del torneo.

La copertina del regolamento della prima edizione del torneo del 1982 (archivio di Gianni Schicchi/Walter Bussolari Playground)

Nel 1984 arrivò un primo importante cambiamento quando venne installata l’illuminazione del campo, che permise di  giocare anche la sera. Contemporaneamente venne sospeso il Palio dei Quartieri, un altro torneo storico che ai tempi si teneva al Dopolavoro ferroviario e che per una decina di anni era stato il più importante del basket bolognese estivo. Col tempo il torneo dei Giardini diventò più noto e seguito: alcuni giocatori di Serie A iniziarono a partecipare, portando con sé anche altri professionisti. La voce si sparse, e oggi al torneo partecipano giocatori da tutto il mondo e sponsor importanti.

In questi 44 anni, dal campetto dei Giardini sono passati circa 70 giocatori di Serie A, quasi 300 di A2, una ventina di cestisti della nazionale e alcuni giocatori dell’NBA, tra cui Micheal “Sugar” Ray Richardson e Mike Brown. Famosa è la storia di Dan Gay, il mitico giocatore con il record assoluto di presenze in Serie A (843 partite), che dopo essersi ritirato si presentò al torneo giocando insieme a suo figlio davanti a migliaia di persone.  Nel 2022, per festeggiare i quarant’anni del torneo, gli organizzatori hanno invitato una squadra composta da giocatori della Drew League, lo storico torneo estivo di Los Angeles, che negli anni ha ospitato campioni come Kobe Bryant e LeBron James.

Una delle prime edizioni del torneo dei Giardini Margherita negli anni Ottanta (archivio di Gianni Schicchi/Walter Bussolari Playground)

A differenza della maggioranza dei tornei estivi in cui si sfidano tre giocatori contro tre, ai Giardini le partite si giocano a tutto campo, cinque giocatori contro cinque. Quest’anno ci sono 27 squadre, 18 maschili e 9 femminili: alcune squadre maschili sono state scartate perché erano troppe e non era possibile organizzare partite in più. In tutto ci sono oltre 400 giocatori, di cui alcuni professionisti di Serie A, A2 e B, ma anche ragazzi delle giovanili e frequentatori dei campetti della città, insieme a giocatori che ormai hanno concluso la loro carriera sportiva ma vogliono comunque continuare a giocare.

Le squadre vengono create per l’occasione e spesso sono sponsorizzate da imprese locali: osterie di quartiere, negozi e piccole attività che decidono di investire qualche migliaio di euro per mettere insieme la loro formazione. Anche per questo il torneo ha un legame molto forte con la città e i suoi abitanti. L’edizione del 2025, ad esempio, è stata vinta dalla squadra dell’azienda Carpanelli, che costruisce motori elettrici, insieme al ristorante Mulino Bruciato.

Nei mesi in cui il campionato è fermo, a Bologna “andare ai Giardini” significa incontrarsi per bere una birra e stare in compagnia (“fare balotta”, come si dice qui) guardando la partita. L’ingresso per gli spettatori è da sempre gratuito, e il pubblico partecipante è molto vario per età ed estrazione sociale. Gli spalti sono frequentati anche da allenatori, agenti e dirigenti di squadre importanti, che vengono a vedere le partite in cerca di giovani talenti. Non esistono poltroncine numerate o aree vip: i personaggi famosi che sono passati tra il pubblico, come Lucio Dalla, Marco Pantani e Diego Abatantuono, si sono seduti sui gradoni di cemento o sull’erba esattamente come gli altri spettatori.

In questo clima si sente meno anche la rivalità tra tifosi della Virtus e della Fortitudo, le due squadre storiche di Bologna, che negli anni Novanta furono tra le più forti d’Italia e d’Europa (ecco perché la città è soprannominata Basket City). Nonostante l’atmosfera rilassata fuori dal campo, le partite hanno un livello tecnico molto alto: la vittoria del torneo viene considerata un traguardo prestigioso anche dai giocatori più forti che partecipano.

Da qualche anno intorno al torneo viene organizzato anche il Gardens Sport Festival, che dura da fine maggio a fine luglio: nell’area intorno al campetto ci sono incontri, presentazioni di libri e spettacoli teatrali. La novità del 2026 è il Gardens Cinema Village, una rassegna cinematografica dedicata ai film e ai documentari a tema sportivo. Ad aprire le ultime quattro edizioni è stata una partita di Baskin, il basket inclusivo dove persone con e senza disabilità giocano nella stessa squadra. In campo si sfidano sei giocatori contro sei, ci sono quattro aree di attacco e di difesa, con sei canestri totali: i ruoli sono diversificati a seconda delle capacità.

La partita di Baskin, il basket inclusivo, che quest’anno ha aperto il torneo dei Giardini Margherita (Matteo Bergami/Walter Bussolari Playground)

Per chi fosse interessato a conoscere meglio gli aneddoti, i personaggi e le partite più memorabili ci sono il libro Playground. Bologna a canestro sotto le stelle di Alessandro Gallo, e il documentario Il campo dei miracoli di Davide Spina, che ripercorrono la storia del torneo mettendo insieme fotografie e documenti.