• Mondo
  • Domenica 12 luglio 2026

L’Iran dice che lo Stretto di Hormuz è di nuovo chiuso

È il risultato di giorni di minacce e attacchi reciproci che sono ancora in corso, mentre i negoziati sono fermi

Alcune navi davanti al porto iraniano di Bandar Abbas, nello Stretto di Hormuz, l'8 giugno 2026. (AP/Amirhosein Khorgooi)
Alcune navi davanti al porto iraniano di Bandar Abbas, nello Stretto di Hormuz, l'8 giugno 2026. (AP/Amirhosein Khorgooi)
Caricamento player

L’Iran ha detto di avere nuovamente chiuso alla navigazione lo Stretto di Hormuz, dopo che gli Stati Uniti avevano compiuto nuovi attacchi contro l’Iran. L’annuncio è stato fatto dai Guardiani della rivoluzione, uno dei corpi più radicali e influenti tra le forze armate iraniane.

Nella notte tra sabato e domenica gli Stati Uniti avevano bombardato l’Iran, per la terza volta in una settimana. Gli Stati Uniti sostengono di aver colpito circa 140 obiettivi militari, come siti missilistici, depositi di munizioni, infrastrutture per la comunicazione e posti di sorveglianza lungo la costa. Hanno detto che l’attacco è stato compiuto in ritorsione a uno dell’Iran, che sabato aveva attaccato una nave commerciale che stava cercando di attraversare lo Stretto senza il suo permesso.

Qualche ora dopo gli attacchi statunitensi, i Guardiani della rivoluzione iraniani hanno detto di aver attaccato a loro volta una base statunitense in Giordania. L’Iran ha lanciato anche nuovi missili e droni contro gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e il Bahrein, tutti paesi affacciati sul Golfo Persico.

Gli Stati Uniti avevano già bombardato l’Iran nei giorni scorsi, sempre in risposta ad attacchi contro navi che cercavano di passare nello Stretto di Hormuz. Nel pomeriggio di domenica Trump ha poi smentito le dichiarazioni dell’Iran sostenendo che lo stretto sia aperto per le navi commerciali. È comunque possibile – come già successo in passato – che le navi scelgano di non attraversarlo, per paura di essere attaccate dall’Iran.

Lo Stretto di Hormuz è un importante corridoio marino che collega il golfo Persico al golfo d’Oman: da quando gli Stati Uniti e Israele hanno iniziato a bombardare l’Iran, a fine febbraio, l’Iran ha impedito il passaggio, attaccando le navi che provano ad attraversarlo.

Il 17 giugno Stati Uniti e Iran avevano firmato un pre-accordo per pianificare negoziati e cercare di mettere fine alla guerra. Questo prevedeva, tra le altre cose, un cessate il fuoco tra i due paesi, e la riapertura graduale dello Stretto, con Iran e Stati Uniti che si impegnavano a riportare la navigazione ai livelli di prima della guerra.

Già alcuni giorni dopo, però, erano tornati ad attaccarsi a vicenda. Una delle questioni su cui non riescono ad accordarsi è proprio il controllo dello Stretto. Gli Stati Uniti vorrebbero riaprirlo, e sabato avevano chiesto all’Iran di dichiarare pubblicamente che era aperto alla navigazione: l’Iran invece continua a usarlo come leva negoziale.

Dallo stretto di Hormuz prima della guerra passava circa un quinto del petrolio e del gas naturale commerciati in tutto il mondo. Il blocco del traffico ha avuto come conseguenza l’aumento dei prezzi dei carburanti e quindi dell’inflazione in gran parte del mondo. Negli Stati Uniti, questo è diventato un problema anche per il presidente statunitense Donald Trump e per la sua popolarità, che è in grosso calo.

L’Iran vorrebbe controllare il passaggio delle navi nello stretto, e per farlo più agevolmente ha insistito affinché le navi che vogliono attraversarlo usino delle rotte che passano più vicino alle sue coste.

Delegazioni di Stati Uniti e Iran si sono incontrate in Svizzera dopo la firma dell’accordo, ma finora i negoziati tra i due paesi non hanno fatto alcun progresso. Mercoledì Trump aveva anche detto che il cessate il fuoco era finito, sostenendo che continuare a negoziare con il governo iraniano fosse una perdita di tempo.

Sabato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi era stato in visita ufficiale in Oman, per discutere con il governo di come permettere la libera navigazione nello stretto di Hormuz. Non si sa però di cosa abbiano discusso concretamente, e dopo la visita non ci sono state dichiarazioni ufficiali.