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  • Sabato 11 luglio 2026

Tenere a distanza l’estrema destra

È quello che fanno in Belgio le radio e le televisioni in francese, ed è uno dei motivi per cui in Vallonia non c'è un partito di estrema destra forte

di Rodolfo Toè

Uno studio di RTBF, nel 2019 (Valentin Bianchi/Hans Lucas/contrasto)
Uno studio di RTBF, nel 2019 (Valentin Bianchi/Hans Lucas/contrasto)
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In Belgio le radio e le televisioni in lingua francese limitano la partecipazione nelle trasmissioni dei politici che hanno idee razziste e antidemocratiche, applicando contro di loro un “cordone sanitario mediatico”, cioè un insieme di regole per ridurre la loro visibilità. È uno dei fattori, anche se non l’unico, per cui nelle regioni del Belgio in cui si parla francese non c’è un partito di estrema destra forte. È una cosa rara in Europa, dove l’estrema destra è in crescita un po’ dappertutto e dove spesso i suoi esponenti riescono a monopolizzare il discorso pubblico.

Questo significa che i politici estremisti non compaiono alla radio e in televisione se le loro affermazioni non possono essere contestualizzate. Non possono né partecipare a dibattiti, quindi, né parlare in diretta. Le loro interviste vengono trasmesse in differita, accompagnate da spiegazioni e correzioni se dicono cose false. Queste regole si applicano anche ai giornali stampati quando trasmettono contenuti non controllabili in tempo reale, per esempio una diretta online.

Il limite non riguarda esclusivamente l’estrema destra, ed è stato usato anche contro un piccolo partito islamista radicale, “Islam”. Non riguarda nemmeno soltanto i politici belgi. Nel 2025 il discorso di Donald Trump durante la sua cerimonia di giuramento come presidente degli Stati Uniti venne trasmesso da RTBF, la televisione pubblica in lingua francese del Belgio, con alcuni minuti di ritardo. Trump ha promosso abusi e politiche violente contro gli stranieri negli Stati Uniti, e fa spessissimo affermazioni razziste. La differita serviva proprio per avere il tempo di correggere o commentare le sue parole.

Il cordone sanitario mediatico è stato spesso criticato dai politici di estrema destra, che lo considerano una forma di censura. In passato alcuni hanno anche fatto causa a RTBF per chiedere che venisse abolito, ma diverse sentenze hanno riconosciuto che è legittimo e oggi è accettato dai giornalisti e dal pubblico.

Trump dentro la limousine presidenziale il giorno della sua cerimonia di giuramento come presidente degli Stati Uniti, il 20 gennaio 2025 (AP/Rod Lamkey, Jr.)

Trump dentro la limousine presidenziale il giorno della cerimonia di giuramento come presidente degli Stati Uniti, il 20 gennaio 2025 (AP/Rod Lamkey, Jr.)

Il Belgio è diviso in tre parti: la regione delle Fiandre, a nord, abitata in prevalenza da fiamminghi, che parlano una variante della lingua nederlandese; la Vallonia, a sud, abitata in prevalenza da valloni che parlano francese; e la regione di Bruxelles, che ha una popolazione mista. Le regioni hanno autonomie ampie, e le comunità sotto molti aspetti vivono separatamente: i media sono divisi a seconda della comunità di appartenenza e della lingua.

Il “cordone sanitario mediatico” viene applicato solo dalle radio e dalle televisioni di lingua francese. Nei media fiamminghi non ci sono limiti simili, e in generale nelle Fiandre la presenza dell’estrema destra è più tollerata. Il partito razzista e di estrema destra Vlaams Belang (Interesse fiammingo) è uno dei più votati: alle elezioni regionali del 2024 è risultato il secondo partito, e controlla 31 seggi su 124 al parlamento locale.

Il leader del Vlaams Belang Tom Van Grieken a un evento elettorale, nel 2025 (foto tratta dalla pagina Facebook di Tom Van Grieken)

Il leader del Vlaams Belang Tom Van Grieken a un evento elettorale, nel 2025 (foto tratta dalla pagina Facebook di Tom Van Grieken)

I principali partiti sia valloni sia fiamminghi si rifiutano di collaborare con i partiti di estrema destra: non formano coalizioni con loro, non sostengono le loro proposte ed evitano di partecipare a eventi insieme. La situazione nelle due regioni è comunque molto diversa, visto che in Vallonia i partiti di estrema destra sono praticamente assenti. L’ultimo che ha provato ad affermarsi è stato Chez Nous (A casa nostra): alle elezioni regionali e nazionali del 2024 andò malissimo e si sciolse l’anno dopo.

Un furgone con un manifesto elettorale del partito di estrema destra Chez nous durante la campagna per le elezioni regionali del 2024 (foto tratta dalla pagina Instagram di Chez nous)

Un furgone con un manifesto elettorale del partito di estrema destra Chez Nous durante la campagna per le elezioni del 2024 (foto tratta dalla pagina Instagram di Chez Nous)

Il cordone sanitario mediatico è uno dei fattori che spiegano questa differenza, ma non è l’unico. Benjamin Biard, ricercatore di scienze politiche al CRISP (Centro di ricerca e informazione socio-politiche) di Bruxelles, e insegnante di scienze politiche all’Università di Lovanio, sostiene che dipenda anche dal fatto che in Vallonia i gruppi di estrema destra sono divisi e non hanno leader carismatici.

Mentre gli abitanti fiamminghi delle Fiandre hanno un senso più preciso della propria identità nazionale, Biard dice anche che in Vallonia «il sentimento di appartenenza a una nazione è più debole, e questo rende più difficile per i partiti di estrema destra sostenere una logica di “noi contro gli altri”». La Vallonia è stata a lungo la regione dominante del Belgio, il suo centro economico e produttivo, e quindi ha avuto meno bisogno di creare un forte movimento nazionalista come invece accaduto nelle Fiandre.

Un altro fattore importante è che in Vallonia il Partito Socialista è molto forte, e la politica si è concentrata sulle rivendicazioni economiche piuttosto che sull’ostilità verso l’immigrazione. Nella regione poi ci sono moltissime associazioni e organizzazioni di sinistra, che hanno contribuito a contrastare la diffusione dei partiti di estrema destra con diverse forme di attivismo, spesso impedendo i loro comizi e le loro manifestazioni.

Una manifestazione antifascista a Bruxelles, nel 2024 (Getty Images/Thierry Monasse)

Una manifestazione antifascista a Bruxelles, nel 2024 (Getty Images/Thierry Monasse)

La storia del cordone sanitario mediatico risale all’inizio degli anni Novanta, quando il Vlaams Blok (che poi diventò il Vlaams Belang) iniziò a crescere. Fu in quel periodo che i partiti principali, sia valloni che fiamminghi, fecero accordi per non collaborare con i partiti di estrema destra, chiamati “cordoni sanitari politici”. Negli anni sono stati ampliati e rafforzati, ed è per questo che il Vlaams Belang non ha mai avuto incarichi di governo a livello regionale e nazionale.

I giornalisti di RTBF andarono oltre: decisero che non avrebbero più dato spazio a candidati e politici che non rispettavano i princìpi democratici. Si appoggiarono a una legge del 1973, la legge sul Patto culturale, che prevede che le politiche culturali pubbliche non possano discriminare le persone sulla base delle loro idee, «purché accettino i princìpi della democrazia e vi si conformino».

Fu una decisione relativamente facile, anche perché l’unico partito razzista davvero forte in quel momento si rivolgeva alla comunità fiamminga, e tra l’altro usava spesso slogan aggressivi contro la comunità francofona. Yves Thiran, che lavorava come giornalista a RTBF, ha raccontato che «la proposta venne accolta senza discussioni».

Alcuni tecnici di RTBF al lavoro nel 2023 (foto tratta dalla pagina Facebook di RTBF)

Alcuni tecnici di RTBF al lavoro nel 2023 (foto tratta dalla pagina Facebook di RTBF)

Un divieto simile non venne adottato dai media fiamminghi, tra i vari motivi perché nel 1991 il Vlaams Blok aveva già ottenuto il 10 per cento dei voti nelle Fiandre, e giustificare l’esclusione di un partito così popolare sarebbe stato difficile. Questo gli assicurava anche alcuni diritti, tra cui quello di avere un rappresentante nel consiglio di amministrazione della televisione pubblica della comunità fiamminga, BRT (oggi VRT).

François Debras, professore all’università di Liegi e di Mosane che studia l’estrema destra belga, sostiene che a quel punto l’estrema destra nelle Fiandre «era già molto visibile e radicata: era difficile dire “non intervisteremo più questo partito” dopo che lo si faceva da anni». Per lo stesso motivo, secondo Debras, imporre oggi una simile limitazione in paesi dove l’estrema destra è già forte, come la Germania, la Francia o l’Italia, sarebbe impossibile.

La città di Liegi, una delle più importanti nella Vallonia (foto di Albert Dehon su Unsplash)

La città di Liegi, una delle più importanti nella Vallonia (foto di Albert Dehon su Unsplash)

Diverse redazioni francofone seguirono l’esempio di RTBF. Con gli anni il cordone sanitario mediatico è diventato un insieme di regole sostenute, tra gli altri, dal Consiglio superiore dei media audiovisivi, l’autorità che regola il lavoro delle radio e televisioni in lingua francese, e che ha il potere di decidere multe o sospensioni se non vengono rispettate.

Anche alcune sentenze hanno confermato la validità di questi limiti. Nel 1999 il Consiglio di Stato – il principale tribunale amministrativo belga – stabilì che una televisione può rifiutarsi di ospitare nei dibattiti i partiti che non rispettano i princìpi e le regole della democrazia. Ha anche deciso che spetta alle singole emittenti determinare se un partito vada escluso o no, basandosi sui programmi, sui volantini e sulle pubblicazioni.

Anche il Consiglio di deontologia giornalistica, un organo di autoregolamentazione dei media francofoni in Belgio, sostiene che il cordone sanitario sia legittimo e che non violi la libertà di espressione. Dal suo punto di vista l’obiettivo non è escludere i partiti estremisti, ma piuttosto evitare che si possano esprimere senza il lavoro di controllo e verifica di una redazione.

Va detto che gli effetti del cordone sanitario mediatico si stanno comunque erodendo, per via di dinamiche più ampie. Il pubblico dei media tradizionali sta diminuendo e molte persone, in particolare quelle più giovani, si informano principalmente attraverso i social. Molti partiti di estrema destra, in Belgio e negli altri paesi europei, preferiscono comunicare sempre di più attraverso i social e canali propri, evitando ogni tipo di contraddittorio e le verifiche di giornalisti indipendenti.