Due metodi di sopravvivenza a Cuba
Per rispondere alla crisi c'è chi si dedica ad agricoltura e piccoli commerci, e chi si fa mandare cibo dall'estero attraverso gli "Amazon cubani"
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Da quando a gennaio l’amministrazione statunitense di Donald Trump ha bloccato l’arrivo del petrolio a Cuba e stretto ulteriormente le misure dell’embargo che dura da decenni, la vita sull’isola è diventata ancora più difficile. L’assenza di carburante sta bloccando i trasporti e le consegne, sta condizionando i lavori agricoli, ha praticamente azzerato il turismo e ha avuto ripercussioni su ogni settore economico. Il petrolio era anche usato per alimentare le centrali elettriche, e i blackout già lunghissimi ora durano anche 20-22 ore al giorno. È una situazione che aggrava la crisi economica che a Cuba dura da alcuni anni.
In questi mesi per la maggior parte dei cubani la rodata arte di arrangiarsi e vivere alla giornata è dovuta evolvere nell’elaborazione di strumenti di sopravvivenza. In una società in cui gli stipendi mensili di un medico o di un insegnante non bastano per fare la spesa alimentare per una settimana, le persone dipendono sempre di più dagli aiuti delle persone emigrate all’estero, o devono inventarsi lavori alternativi per garantirsi gli strumenti di sussistenza.

Un trasporto pubblico su un triciclo elettrico all’Avana, Cuba, l’8 maggio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)
Per chi ha parenti all’estero la vita è ovviamente più facile. Non sono pochi: dal 2020 si stima che siano emigrati 2,5 milioni di cubani, quasi un quarto del totale.
Chi è partito aiuta chi è rimasto a Cuba, principalmente inviando denaro. Questi trasferimenti sono però diventati più complessi per le politiche restrittive statunitensi. Alcuni prodotti non si trovano più sul mercato cubano, soprattutto da quando i trasporti sono bloccati. Sono quindi diventate uno strumento di sopravvivenza le piattaforme conosciute come gli “Amazon cubani”. Sono siti che permettono agli emigrati di comprare prodotti online dagli Stati Uniti o dall’Europa e farli recapitare in un giorno nelle case dei parenti dell’Avana, o di una qualsiasi provincia cubana.
Sono ormai molti: Supermarket23, Cuballama, Cubamax, Mercatoria, Envioscuba e Katapulk, fra i più noti. Attraverso un sito o una app si sceglie la provincia cubana di destinazione e si accede a un menù di prodotti disponibili, che si inseriscono in un carrello. L’ordine prevede una decina di euro di spese di spedizione e gestione.
Le compagnie hanno magazzini in varie zone di Cuba, riforniti quasi sempre da invii dagli Stati Uniti (cibo e prodotti di prima necessità non sono sottoposti all’embargo) o dalla Cina (soprattutto per i prodotti tecnologici, i generatori, i mezzi elettrici). I prodotti vengono portati dai magazzini alle case da corrieri con risciò o mezzi elettrici, ma anche da furgoni: alcune compagnie straniere riescono ancora a rifornirsi di benzina dall’estero grazie a speciali esenzioni dal blocco.

Alcune delle homepage dei siti per comprare dall’estero prodotti per Cuba
Si può così ordinare un pacco di uova o una confezione di cosce di pollo da Miami o Milano e vederle consegnate nel giro di 24 ore a Santiago o Pinar del Rio: ovviamente, i prezzi sono totalmente fuori mercato per chi vive a Cuba, cari ma accettabili per gli espatriati.
Alcune di queste aziende sono state coinvolte nelle sempre più rigide restrizioni statunitensi: Envioscuba ha annunciato la chiusura a metà giugno perché utilizzava magazzini di proprietà del conglomerato pubblico cubano GAESA, colpito dalle ultime sanzioni. Cubamax ha dovuto cambiare la banca a cui si appoggiava, perché legata allo stato e all’esercito, e limitare i trasporti operati dalla compagnia statale Aerovaradero a medicine e cibo deperibile, gli unici beni ammessi.

Ragazzi con pesci pescati all’Avana, Cuba, il 1° giugno 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)
Per i cubani che non hanno parenti all’estero, questi servizi sono economicamente inavvicinabili. L’attuale situazione ha obbligato molte persone a cercare nuove fonti di sostentamento: è il caso di tassisti, autotrasportatori, ma anche impiegati che non riescono più a raggiungere i luoghi di lavoro. In più ci sono i molti dipendenti del settore del turismo che sono rimasti disoccupati. Per tutto il 2026 i turisti sono stati pochissimi e sono calati ulteriormente dopo l’abbandono dell’isola da parte di varie aziende straniere.
La soluzione è stata in molti casi il ritorno a lavori più semplici: agricoltura di sussistenza o per la vendita al dettaglio; produzione e commercio di carbone vegetale (ottenuto dal legname), che sostituisce principalmente il gas da cucina; cottura e rivendita di pane, che si trova sempre meno nelle panetterie statali; pesca a lenza, dai moli o su piccole imbarcazioni a remi; piccoli trasporti con mezzi elettrici o risciò. Da mesi sono sospesi o molto rari i trasporti pubblici, le auto a benzina sono ferme, così come la gran parte dei “taxi collettivi” che erano una risorsa molto utilizzata. Nelle città o per brevi tragitti quindi si è creato un nuovo mercato per chi possiede un mezzo di trasporto alternativo.

Una carbonaia, tecnica usata per trasformare il legname in carbone vegetale, a San Cristóbal, 18 febbraio 2026 (Valerio Clari/il Post)
L’agricoltura e l’allevamento su larga scala sono in crisi come gli altri settori economici, per mancanza di acqua, in passato distribuita con le autobotti, di fertilizzanti e di gasolio per i mezzi agricoli. Parte del lavoro viene svolta da una nuova manodopera proveniente da altri settori e pagata a giornata, ma poi esiste anche un problema di distribuzione e vendita dei raccolti.
È invece diventato molto più comune coltivare piccoli appezzamenti di terreno per produrre cibo da consumare o da vendere ai vicini di casa: è una soluzione parziale e temporanea che era già stata applicata durante il “Periodo especial”, la crisi degli anni Novanta iniziata dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, con cui Cuba aveva grandi rapporti commerciali.
Quella crisi durò alcuni anni, fu molto meno intensa di quella attuale e iniziò a chiudersi quando Cuba trovò nel Venezuela dell’allora presidente Hugo Chávez un nuovo importante partner commerciale, nonché una fonte di petrolio a basso costo. Oggi il governo cubano sta provando a rispondere alla crisi con un’apertura senza precedenti all’economia di mercato e ai capitali stranieri, ma è difficile ipotizzare miglioramenti consistenti della situazione finché gli Stati Uniti manterranno le restrizioni in atto e le minacce di dazi verso i paesi che commerciano con Cuba.
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