In Sudan c’è un’altra grande città sotto assedio
Al Obeid è circondata da mesi dalla milizia ostile al governo, e si teme possano ripetersi i grandi massacri già compiuti ad Al Fashir
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Le Forze di supporto rapido (RSF), la milizia che da circa tre anni combatte contro l’esercito regolare una sanguinosa guerra civile in Sudan, sta assediando Al Obeid, una città con oltre mezzo milione di abitanti. Al Obeid è la città più importante della regione del Kordofan settentrionale, nel centro-sud del Sudan. Da mesi le persone faticano a trovare cibo e acqua potabile, sono sempre più frequenti gli attacchi con droni anche sulle aree civili e sono aumentate le esecuzioni sommarie, i rapimenti e le torture, segno delle frequenti incursioni dei miliziani attorno alla città.
Qualcosa di simile era già accaduto ad Al Fashir, la più grande città del Darfur settentrionale, assediata per un anno e mezzo e poi conquistata dalle RSF nell’ottobre del 2025 tra gravissime violenze, molte delle quali filmate e pubblicate online dagli stessi paramilitari: almeno 6mila persone erano state massacrate in soli tre giorni, molte erano scomparse o erano state costrette a scappare. Si stima che decine di migliaia di persone siano state uccise nell’assedio e poi nella presa di Al Fashir.
Centinaia di migliaia di persone fuggite da Al Fashir e da altre aree di guerra avevano trovato rifugio proprio nei campi attorno ad Al Obeid, da cui ora potrebbero fuggire di nuovo. La presenza dei profughi contribuisce a rendere critica una situazione umanitaria già compromessa.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha detto che ci sono segnali chiari che le RSF stiano ammassando truppe attorno alla città in vista di un attacco imminente. È stato lo stesso Turk a paragonare Al Fashir ad Al Obeid, e a sollecitare l’intervento dei governi internazionali prima che si verifichi quello che accadde lì. Da mesi le organizzazioni umanitarie stanno denunciando una situazione sempre più grave.
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Droni e munizioni fotografati a Khartum, 27 aprile 2026 (AP Photo/Bernat Armangue)
La maggior parte della rete idrica ed elettrica della città è fuori servizio a causa dei frequenti attacchi. Le persone sono costrette a fare lunghe file per l’acqua, spesso non potabile; gli unici ingredienti per sfamarsi sono acqua e farina perché i prezzi dei generi alimentari sono diventati inaccessibili per la maggior parte della popolazione. Anche il carburante è costosissimo: un litro può arrivare a costare più dello stipendio mensile di un insegnante. La stagione delle piogge, tra giugno e settembre, causa inondazioni che rendono i trasporti ancora più complessi e favoriscono la diffusione di malattie.
La guerra in Sudan è cominciata nell’aprile del 2023 e ha provocato centinaia di migliaia di morti. Da mesi però è in una situazione di semi-stallo. I combattimenti proseguono ma il paese è di fatto diviso: le RSF, la milizia guidata dal generale Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemedti, controllano praticamente tutta la regione occidentale del Darfur, dove insieme ad altre milizie hanno formato un governo parallelo; l’esercito, guidato dal generale Abdel Fattah al Burhan, controlla invece l’area orientale, quella attorno alla capitale Khartum, riconquistata a marzo, il corridoio del Nilo e la città portuale di Port Sudan, sul Mar Rosso.
Al Obeid è in mezzo, al centro di una serie di strade che collegano il Sudan centrale e quello occidentale. Per questo controllarla è diventato fondamentale per entrambi: per Al Burhan è un centro logistico e militare importante, da cui potrebbe guidare un’eventuale futura offensiva per riconquistare il Darfur; per Hemedti sottrarla all’esercito significa tagliare le linee di rifornimento dal centro all’est e scongiurare un’offensiva verso ovest.
Il Kordofan è anche una regione ricca di petrolio, e Al Obeid ospita una delle più grandi raffinerie del paese (la maggior parte degli impianti si trova a est e al momento è controllata dall’esercito). È anche in una delle regioni più fertili del Sudan, ed è quindi un centro di smistamento fondamentale del grano e del bestiame.
C’è anche una ragione identitaria che spinge le RSF a voler conquistare la città, e quindi la regione: una buona parte dei suoi combattenti proviene dal Kordofan occidentale. Queste aree hanno quindi anche un valore pratico e simbolico perché sono una fonte di reclute e perché i paramilitari possono presentarsi come difensori delle comunità locali.
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