Chi ci rimette in un mondo con meno contante
Le persone che vivono e lavorano per strada sono quelle più penalizzate, ma qualcuno sta trovando soluzioni alternative
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«Scusi, non ho monete» è una frase che capita spesso di sentire rispondere alle proposte di un venditore ambulante che vende rose, accendini o ventagli, oppure alle richieste di una persona che chiede l’elemosina per strada. A volte è usata come scusa, ma negli ultimi anni è diventata anche una motivazione sempre più credibile. Soprattutto nelle grandi città, infatti, è ormai normale pagare con la carta anche importi molto piccoli, come un caffè. Di conseguenza molte persone hanno smesso di portare con sé denaro contante, e alcune escono di casa anche senza portafoglio, pagando tutto con il telefono o con l’orologio.
I pagamenti digitali sono considerati più pratici perché rendono le transazioni più veloci e facilmente tracciabili. Per questo da anni molti paesi europei cercano di incentivarne l’uso. La progressiva riduzione del contante, però, ha anche effetti meno evidenti, che riguardano categorie di persone la cui principale fonte di entrate continua a essere il denaro ricevuto in monete e più di rado in banconote: chi chiede l’elemosina, gli artisti di strada, alcuni venditori ambulanti e, in parte, anche chi riceve mance.
Non esistono dati che permettano di misurare il fenomeno, proprio perché si tratta di scambi che non vengono registrati. Il Post ha parlato con associazioni che lavorano con le persone senza dimora, artisti di strada e camerieri: alcuni di loro – anche se non tutti – hanno raccontato che negli ultimi anni il cambiamento nelle abitudini delle persone ha avuto conseguenze rilevanti sulle loro attività.
All’estero questa trasformazione è ancora più evidente. In molte città è ormai comune vedere persone che chiedono l’elemosina con un pos portatile o che accettano pagamenti attraverso applicazioni e servizi digitali. In Cina, dove ogni pagamento viene fatto tramite l’applicazione WeChat, fare l’elemosina digitalmente è diventata la norma. In Italia, sebbene la situazione stia cambiando, il contante continua a essere usato più che in molti altri paesi europei: secondo i dati più recenti, è ancora utilizzato nel 61 per cento delle transazioni, una quota comunque in forte calo rispetto all’82 per cento del 2019.
Mario Furlan, fondatore dell’associazione di volontariato City Angels, che assiste persone senza dimora in diverse città italiane, racconta che molte di loro gli hanno detto di ricevere meno offerte rispetto al passato. Lo stesso, dice, succede durante le raccolte fondi organizzate dall’associazione. «Quando chiediamo donazioni, per esempio fuori dai supermercati, molte persone ci rispondono che non hanno contanti e quindi non possono dare nulla».
Sebbene i mendicanti siano le persone potenzialmente più svantaggiate perché vivono solo delle donazioni, ci sono anche altre persone che risentono dell’abbandono del contante. Enrica Pati, cameriera in un ristorante del centro di Roma, racconta che dal 2021, quando ha iniziato a lavorare, ha notato un cambiamento. «Gli italiani lasciano la mancia quasi solo quando pagano in contanti. Se pagano con la carta, molto raramente aggiungono qualcosa. I clienti stranieri, invece, sono più abituati a farlo».
Dal 2023 è stata introdotta una tassazione agevolata per consentire a chi paga tramite pos di lasciare una mancia. Sono pochi i ristoranti che hanno attivato questa possibilità, anche perché in Italia la pratica di lasciare mance al ristorante è molto minoritaria, visto che il servizio è compreso nel coperto. Nei casi in cui è prevista, comunque, il cameriere chiede ai clienti se vogliono aggiungere una mancia e quale importo. Può capitare che ci si senta a disagio non sapendo quale cifra dare e che si preferisca non lasciare nulla.
Un discorso analogo vale per i fattorini che fanno le consegne a domicilio: la maggior parte delle società di delivery (Glovo e Deliveroo) danno da diversi anni la possibilità di lasciare una mancia al rider già al momento del pagamento, facendo sì che la transazione avvenga digitalmente. Nei casi delle consegne che avvengono senza la mediazione delle piattaforme, invece, il contante rimane l’unica soluzione.
Per alcuni adattarsi è stato necessario: adesso molti venditori ambulanti si stanno dotando di pos portatili in modo da accettare pagamenti fatti con la carta o con il telefono. Anche nei mercati rionali, dove prima era abbastanza difficile pagare con la carta, adesso si tende a pagare digitalmente e lo stesso vale per i mercatini dell’usato itineranti. A volte chi non ha un pos portatile dà la possibilità di pagare con alcune applicazioni che permettono di trasferire denaro digitalmente, come PayPal o Satispay.
Anche la Chiesa si è adattata. Nel 2024 la Conferenza episcopale italiana (Cei) ha collaborato con Banco BPM per installare dei pos nelle 100 chiese più frequentate in Italia. L’iniziativa era stata lanciata in occasione del Giubileo, visto che sarebbero arrivati in Italia moltissimi cattolici provenienti da tutto il mondo. La Cei voleva dare ai fedeli la possibilità di fare l’elemosina anche quando non avevano denaro contante.
L’anno scorso il New York Times si era domandato come l’assenza di denaro contante stesse cambiando il rapporto degli abitanti di New York con la città. Alcune delle persone intervistate raccontavano che avere qualche banconota nel portafoglio le faceva sentire più connesse alla città e alle persone che la abitano. Marty Burns, un architetto di 32 anni, diceva che «avere del denaro contante consente di dare sostegno alle altre persone e di essere più presenti». L’antropologa culturale Ursula Dalinghaus sosteneva invece che i pagamenti digitali tendono a creare «comunità chiuse», mentre il contante favorisce una forma di relazione più diretta.
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New York è un esempio quasi paradossale, vista da qui: nel 2020 in città i pagamenti digitali erano già piuttosto diffusi tanto che fu emanata una legge regionale che obbligava i gestori di bar ed esercizi commerciali ad accettare il denaro contante. In città come Londra e Milano, invece, sono state introdotte delle misure per limitare la circolazione del contante: per esempio se si compra un biglietto dell’autobus quando si è a bordo lo si può fare solo con la carta; chi non la possiede e non si trova vicino a un posto che venda i biglietti rischia di prendere una multa. È una scelta che è stata fatta per dismettere i biglietti cartacei, ma che lascia indietro alcune categorie di persone.
Alcune delle persone con cui ha parlato il Post hanno raccontato che spesso si sforzano per ricordarsi di portare qualche banconota per gli imprevisti o per lasciare qualche euro a un artista di strada, a un venditore ambulante o a una persona che chiede l’elemosina. Chi invece non porta mai contanti spesso trova altri modi per aiutare. Una soluzione comune è comprare a chi chiede dei soldi qualcosa da mangiare o beni di prima necessità, pagando con la carta.
Sebbene la transizione verso i pagamenti digitali sia stata incentivata a livello europeo, c’è stata anche molta attenzione per evitare che le persone più deboli vengano escluse. Per esempio l’euro digitale, cioè il progetto di moneta alternativa alle banconote fisiche per pagare digitalmente, è gratuito e darebbe accesso ai pagamenti digitali anche a chi non ha un conto in banca: l’idea infatti è di poter caricare i contanti dagli uffici postali. In questo modo le transazioni di denaro da un portafoglio a un altro potrebbero avvenire senza l’uso del contante.
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