Il 114esimo tennista al mondo in semifinale a Wimbledon
Il semisconosciuto inglese Arthur Fery ha battuto cinque tennisti più quotati, giocando come se fosse lui quello più esperto
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Mercoledì il tennista inglese Arthur Fery ha battuto l’italiano Flavio Cobolli e si è inaspettatamente qualificato per le semifinali del torneo di Wimbledon, che si gioca a Londra ed è uno dei quattro tornei del Grande Slam, i più importanti del tennis. Prima del torneo era difficile aspettarsi che Fery sarebbe potuto arrivare così avanti: era 114esimo nel ranking mondiale (Cobolli è decimo), una posizione che non gli avrebbe nemmeno consentito di entrare nel tabellone di Wimbledon, a cui è stato ammesso invece grazie a una wild card.
La wild card è una specie di invito speciale che gli organizzatori riservano solitamente a giovani del paese ospitante (e Wimbledon si gioca appunto in Inghilterra) o a tennisti noti che per qualche ragione sono scesi molto in classifica. Nel torneo maschile di Wimbledon non succedeva dal 2001 che un giocatore entrato con la wild card arrivasse in semifinale. Quell’anno ci riuscì il tennista croato Goran Ivanišević, che poi vinse il torneo.
Ivanišević era però un tennista esperto (aveva 30 anni) che era sceso molto nella classifica mondiale a causa degli infortuni avuti nei due anni precedenti, ma che in carriera era già arrivato tre volte in finale a Wimbledon e almeno ai quarti negli altri tre tornei del Grande Slam. Insomma, il suo nome era conosciuto nel tennis di alto livello, al contrario di quello di Fery.

Goran Ivanišević festeggia la vittoria del torneo di Wimbledon nel 2001 (AP Photo/Dave Caulkin)
Prima di Wimbledon, Fery (che ha 23 anni, ne compierà 24 domenica) non aveva avuto risultati particolarmente significativi: non ha mai vinto un torneo ATP, il maggiore circuito professionistico del tennis maschile, e nei tornei del Grande Slam aveva vinto solo due partite: una a Wimbledon lo scorso anno e una agli Australian Open quest’anno, proprio contro Cobolli. Negli ultimi due anni aveva comunque mostrato qualche miglioramento, e proprio quest’anno aveva ottenuto il suo miglior risultato in un torneo ATP: era arrivato ai quarti di finale del torneo del Queens, che si gioca sempre a Londra e su erba – la stessa superficie di Wimbledon.
Quello che Fery sta facendo va però oltre qualsiasi previsione. Ha vinto cinque partite contro avversari che sulla carta sarebbero di un livello pari o superiore al suo. Lo ha fatto non tanto mostrando una tecnica o una forza superiore a quella dei tennisti che affrontava, ma soprattutto giocando con intelligenza e maturità. Ha spesso preso le decisioni giuste nel momento giusto: ha vinto il 75 per cento di punti che gli permettevano di passare dalla parità a una situazione in cui a lui mancava un punto per vincere il game (l’unità in cui si dividono i set nel tennis). Nei punti decisivi, insomma, ha alzato il livello del suo gioco.
Fery è stato poi anche molto efficace in difesa, soprattutto in risposta ai servizi degli avversari: ha vinto il 10 per cento di punti in più rispetto alla media del torneo in queste situazioni. Questo è importante, perché rispondere bene a un servizio permette al tennista di annullare totalmente o in parte il vantaggio che l’avversario ha battendo.
Contro Cobolli queste caratteristiche sono emerse in maniera ancora più evidente. Fery ha giocato la sua partita del torneo più convincente: ha sfruttato i molti errori di Cobolli e lo ha battuto nonostante il tennista italiano arrivasse in forma e da favorito (solo il mese scorso era arrivato in finale al Roland Garros). Fery ha detto di essere stato aiutato dal fatto che aveva già vinto contro Cobolli agli Australian Open a inizio anno: «Non mi sentivo a mio agio, ma ero un po’ più fiducioso nell’affrontare su un palcoscenico importante un avversario contro cui avevo già giocato».
C’è poi un aspetto da tenere in considerazione: Wimbledon per Fery è letteralmente il torneo di casa. Fery è nato in Francia nel 2002, ma quando aveva un mese si è trasferito con la famiglia proprio a Wimbledon. Dopo l’ottavo di finale vinto contro il bulgaro Grigor Dimitrov ha detto:«Sono cresciuto a cinque minuti da qui, venivo a vedere le partite da piccolo, a vedere Federer. Vincere davanti a voi è incredibile».
Fery quindi conosce bene l’ambiente di Wimbledon, è abituato a giocare sull’erba ed essendo inglese ha ricevuto un sostegno dagli spettatori considerevole, che è cresciuto partita dopo partita ed è stato anche abbastanza rumoroso per gli standard del torneo, in cui il pubblico è solitamente molto composto.
Fery ha anche la cittadinanza francese, la stessa dei genitori: la madre Olivia Féry è un’ex tennista professionista, il padre Loïc Féry è un imprenditore nel mondo della finanza ed è stato anche il proprietario della squadra di calcio del Lorient, che gioca nella serie A francese e di cui è ancora il presidente. Fery è quindi cresciuto in un contesto benestante: ha studiato in una delle scuole private più note e costose d’Inghilterra (proprio a Wimbledon) e ha frequentato la prestigiosa università di Stanford in California, grazie a una borsa di studio per meriti sportivi: oltre a studiare giocava nelle competizioni universitarie statunitensi di tennis.
I tornei del Grand Slam sono particolarmente adatti a far emergere storie di vittorie improbabili a cui il pubblico si appassiona, sia per la loro importanza che per il fatto che sono i tornei a cui partecipano più tennisti. C’è quella già menzionata di Ivanišević e su cui nel 2004 fu fatto un film intitolato Wimbledon. Ma ce ne sono anche di più recenti.
L’anno scorso la tennista francese Loïs Boisson arrivò in semifinale al Roland Garros da wild card e da 361esima nel ranking mondiale; quest’anno la polacca Maja Chwalinska è arrivata addirittura in finale da numero 114 al mondo, lo stesso ranking di Fery prima del torneo. Nel 2021 invece la tennista britannica Emma Raducanu vinse gli US Open partendo dalle qualificazioni (un torneo che fanno i tennisti meno forti per vincere l’accesso al torneo principale). Fery dice di ispirarsi a lei: «Ricordo che era impressionante come non si lasciasse condizionare dall’importanza dell’evento. Continuava semplicemente ad andare avanti, partita dopo partita, giocando bene e battendo le migliori giocatrici. E così fino alla conquista del titolo».
Non è possibile dire se quella di Fery sia una prestazione eccezionale destinata a rimanere unica, oppure se saprà dare continuità anche nei prossimi tornei. Giocherà la semifinale venerdì contro il tennista tedesco Alexander Zverev, terzo nel ranking mondiale. Se anche dovesse perderla avrà comunque migliorato molto il suo ranking: Fery passerebbe dalla 114esima posizione alla 36esima, triplicando i punti che aveva. Questo gli permetterà di accedere più facilmente ai tornei più importanti e in posizioni nel tabellone più favorevoli, senza essere costretto ad affrontare nei primi turni subito i tennisti più forti.
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