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  • Lunedì 6 luglio 2026

La Turchia sta usando l’incontro della Nato per aumentare la repressione

Centinaia di persone sono state arrestate, formalmente per ragioni di sicurezza: sono in gran parte attivisti e membri dell'opposizione a Erdogan

Alcuni poliziotti turchi ad Ankara, il 5 luglio 2026 (AP Photo/Riza Ozel)
Alcuni poliziotti turchi ad Ankara, il 5 luglio 2026 (AP Photo/Riza Ozel)

Il governo semiautoritario della Turchia sta approfittando dell’incontro tra i leader dei paesi della Nato, che è previsto ad Ankara per il 6 e il 7 luglio, per arrestare centinaia di attivisti e membri dell’opposizione. In vista dell’incontro il governo ha adottato misure di sicurezza eccezionali, in teoria allo scopo di proteggere i partecipanti e impedire incidenti: in realtà però sta sfruttando la situazione per fare arresti su larga scala e portare avanti la repressione contro gli oppositori.

Domenica 5 luglio la polizia turca ha arrestato decine di persone in tutto il paese. Tra di loro ci sono studenti, sindacalisti, attivisti e alcuni giornalisti, come la reporter di Oda TV Ceren Erdoğdu e una redattrice del giornale online T24, Buse Söğütlü. Ha anche arrestato un centinaio di manifestanti che avevano preso parte a una protesta contro la Nato, organizzata ad Ankara dal Partito Comunista della Turchia (TKP) nonostante i divieti.

Nelle ultime settimane ci sono state centinaia di arresti come questi: il governo sostiene che riguardino perlopiù terroristi e persone che rappresentano potenziali minacce per la sicurezza. A fine giugno il governo ha detto di avere arrestato circa duecento persone, sostenendo che fossero legate al gruppo terroristico dello Stato Islamico o ad alcuni gruppi di sinistra che in Turchia sono stati resi illegali, come il Fronte-Partito Rivoluzionario di Liberazione Popolare (DHKP-C). In realtà però molte delle persone arrestate, se non la maggior parte, sono oppositori e membri di organizzazioni invise al governo.

Tra gli arrestati per esempio ci sono anche quattordici attivisti in pensione di una famosa organizzazione ambientale, la Fondazione TEMA; alcuni avvocati e un giornalista e attivista per i diritti della popolazione LGBT+, Yildiz Tar. Il 2 luglio la polizia ha anche arrestato un comico, Deniz Göktaş, accusandolo di incitamento all’odio e di insulti nei confronti del presidente Recep Tayyip Erdoğan, per uno spettacolo critico nei suoi confronti. Non è la prima volta che il governo attacca gli artisti, per esempio musicisti e attori e attrici che non sono allineati con le sue politiche.

Sostenitori del Partito Popolare Repubblicano (CHP), il principale partito di opposizione turco, durante una manifestazione il 18 marzo 2026 (AP/Emrah Gurel)

Sostenitori dell’opposizione durante una manifestazione il 18 marzo 2026 (AP/Emrah Gurel)

In vista dell’incontro della Nato, il governo ha negato gli accrediti di stampa a giornalisti critici, impedendo loro di seguirlo. Alcune associazioni, come Reporters sans frontières o l’Associazione dei giornalisti turchi, hanno criticato queste restrizioni, sostenendo che siano inaccettabili e chiedendo che le persone arrestate vengano rilasciate.

All’incontro del 6 e 7 luglio parteciperanno tutti i leader dei paesi che fanno parte della Nato, la più grande e importante alleanza militare del mondo, tra cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La Turchia fa parte della Nato dal 1952, e ha il secondo esercito più numeroso dell’alleanza.

In preparazione dell’incontro ad Ankara sono stati schierati più di 56mila poliziotti: in città ci sono molte barricate e posti di blocco, e diverse strade sono state chiuse. Sono state anche proibite tutte le manifestazioni e gli eventi pubblici dal 28 giugno al 10 luglio. A gran parte dei funzionari pubblici è anche stata data una settimana di ferie, per ridurre il traffico e rendere più semplici gli spostamenti delle delegazioni che partecipano all’incontro.

I preparativi ad Ankara per l'incontro della Nato, 6 luglio 2026 (AP Photo/Hussein Malla)

I preparativi ad Ankara per l’incontro della Nato, 6 luglio 2026 (AP Photo/Hussein Malla)

Erdoğan è al potere dal 2003, inizialmente come primo ministro e dal 2014 come presidente. È un politico nazionalista e conservatore, e da anni governa in modo autoritario. Ha rafforzato la repressione in particolare dopo un fallito colpo di stato contro di lui, nel 2016. Centinaia di migliaia di funzionari pubblici considerati ostili sono stati allontanati, e il partito di Erdoğan (il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, AKP) controlla le istituzioni in modo egemone: in particolare la magistratura, di cui si è servito per indebolire l’opposizione.

Oggi centinaia di politici e sindaci dell’opposizione si trovano in carcere, formalmente perché accusati di corruzione: tra di loro c’è anche Ekrem İmamoğlu, che è considerato il principale rivale politico di Erdoğan. İmamoğlu è l’ex sindaco di Istanbul, ed è uno dei politici più importanti del Partito Popolare Repubblicano (CHP): molti lo considerano un probabile candidato contro Erdoğan alle prossime elezioni presidenziali, previste nel 2028.

Il governo controlla la grande maggioranza dei giornali, delle radio e delle televisioni. I principali sono stati acquistati da collaboratori di Erdoğan e persone vicine all’AKP. I pochi media indipendenti vengono penalizzati, per esempio con multe molto elevate, e i siti stranieri sono spesso oscurati. Secondo alcune stime nel primo trimestre del 2026 in Turchia almeno 58 giornalisti erano in carcere.